C’è ancora spazio per recuperare gettito IVA

15 giugno 2018

La Figura 1 confronta per un gruppo di paesi europei aliquote e gap di gettito IVA. Ques'ultima è una misura di non compliance, data dalla percentuale del gettito totale teorico che, di fatto, non viene riscossa.

Non sembra esserci correlazione tra livello delle aliquote e propensione alla non compliance ma, soprattutto, il nostro paese si distingue nettamente in termini di “gettito perso”. Il gap nel 2015 (ultimo anno per il quale sono disponibili le stime) ha superato in Italia il 25% (35 miliardi di euro) mentre è stato del 9.1% nella media degli altri paesi considerati. Nell’Europa a 28 paesi, solo in Grecia, Lituania, Slovacchia e Romania si registra un gap maggiore a quello italiano e, tra gli altri paesi dell’area euro, il risultato peggiore, quello della Francia, è un gap che è meno della metà di quello italiano (11.7%).

Più in linea, invece, il livello dell’aliquota media ponderata, che risulta solo leggermente più bassa della media europea a riflesso dell’alto numero di beni tassati con aliquote ridotte, delle numerose esenzioni, del basso livello dell’aliquota super-ridotta. L’aliquota ordinaria, ora al 22%, è infatti più alta di quella media degli altri paesi, 21.5%.

 
 
 
 

Prima che da un aumento delle aliquote, dunque, sembra che ci sia spazio perché un maggiore gettito IVA venga da una maggiore compliance (alcuni progressi sono stati fatti negli ultimi anni, Figura 2), così come da interventi di redistribuzione dei prodotti fra le diverse aliquote. Si ricordi che in Italia la base imponibile assoggettata ad aliquote ridotte è oltre il 40%, di gran lunga superiore al 25% sperimentato in media in Europa.