L’euro tra surplus commerciale e uscite di capitali

1 giugno 2018

L’euro si è fortemente deprezzato a partire dalla seconda metà del 2014 con l’intensificarsi delle attese di avvio del Quantitative Easing della Bce. La forte riduzione dei differenziali di interesse tra i tassi europei e americani avviata con il QE ha generato un ingente deflusso di capitali (vedi figura).

Tuttavia dalla primavera 2017, con la riduzione del QE, i flussi netti di investimento in uscita si sono ridotti (da 500 a circa 300 miliardi in termini annui) e sono stati più che controbilanciati dall’avanzo commerciale (circa 400 miliardi annui): e così, a partire dal 2017, l’euro si è apprezzato.

 
 
 
 

Quali indicazioni trarre per il cambio euro-dollaro nei prossimi anni? In base a quelle che erano le aspettative fino a poche settimane fa, l’attesa fine del QE e la (seppur lenta) risalita dei tassi di interesse nell’area euro avrebbero dovuto accompagnarsi a una riduzione delle uscite di capitale che, insieme all’attuale avanzo del saldo di conto corrente, avrebbe presagito a un rafforzamento dell’euro. 

Negli ultimi giorni, però, la moneta unica si è deprezzata perché gli operatori hanno scontato una politica monetaria più accomodante in un contesto di accresciuto rischio politico. Rimane quindi elevata l'incertezza sull'andamento del cambio dell'euro nei prossimi mesi.