La grande incognita cinese

12 luglio 2018

In Cina, alla fine del 2017, la quota di credito complessivo in percentuale del Pil concesso a famiglie e imprese ha raggiunto, e in alcuni casi sorpassato, i livelli toccati in paesi che hanno sperimentato in anni recenti pesanti crisi finanziarie. Questi cicli del credito si sono combinati con forti incrementi delle quotazioni immobiliari (Figura).

 
 
 
 

La correzione dei prezzi immobiliari si è di solito accompagnata a forti contrazioni della crescita del paese, con rischi di fallimenti diffusi, innestando un circolo vizioso di riduzione dei consumi e degli investimenti, al fine di aumentare il risparmio per ripagare il debito (deleveraging), come testimoniano le esperienze emblematiche di Giappone, Spagna e Usa (Figura). 

La gestione del processo di riforme e di liberalizzazione dei mercati che le autorità cinesi stanno portando avanti da alcuni anni è reso ora più delicato dalle potenziali ripercussioni dei dazi Usa. Questo nuovo elemento, in un difficile contesto di alto debito ed elevate quotazioni immobiliari, con buona probabilità potrebbe portare a un rallentamento del processo di riforme. Gli elementi di forza della Cina, tra cui l’elevato risparmio e lo stock di riserve ufficiali ancora superiore ai 3 mila miliardi di dollari, possono contenerne i rischi nel breve-medio periodo e rimandare, per ora, l’avvio della riduzione della leva finanziaria al fine di sostenere la crescita del Pil. 

Ma l’elevato livello di debito andrà prima o poi corretto. Non è facile prevedere come le autorità cinesi saranno in grado di coniugarne la riduzione mantenendo comunque tassi di crescita elevati. Che questi ultimi possano calare è da mettere in conto.