Mezzogiorno anziano d’Italia

Mezzogiorno anziano d’Italia

9 maggio 2018

Sonia Neri

Nel 2065 saranno la Val d’Aosta, Trento e Bolzano le regioni con il più basso indice di vecchiaia; tutte le regioni del Sud con i valori più elevati

 

In un breve articolo di aprile sulla situazione demografica attuale in Italia abbiamo notare come la Liguria ed il Friuli Venezia Giulia risultino le regioni più vecchie d’Italia. Ora la diffusione da parte di Istat de Il futuro demografico del paese ci mostra una situazione prospettica al 2065 nettamente diversa da quella attuale (dati al 1° gennaio). Tutte le regioni meridionali sono in testa alla classifica per il più elevato indice di vecchiaia, Molise davanti a tutte, seguito a breve distanza da Sardegna e Basilicata.

Tra le regioni centro-settentrionali solo l’Umbria si distingue dalle altre per avere 314 persone over 65 ogni 100 giovani con età compresa tra 0 e 14 anni. Nel 2065 saranno la Val d’Aosta, Trento e Bolzano le regioni con il più basso indice di vecchiaia. Ma ciò non sorprende se consideriamo che Bolzano e Trento saranno le uniche regioni nel panorama italiano a vedere aumentare da qui al 2065 la popolazione con meno di 14 anni. Nello stesso periodo la Liguria, al momento la regione con il più elevato indice di vecchiaia, sarà l’unica dove la popolazione con oltre 65 anni diminuirà e ciò spiega al termine dell’orizzonte di previsione quella differenza dell’indice rispetto al 2017 inferiore al resto dell’Italia.

 
Mezzogiorno anziano d’Italia
Fonte: Istat, Il futuro demografico del paese
 

Se l’età media è destinata a crescere (da quasi 45 anni nel 2017 a oltre 50 nel 2065 in Italia), saranno tutte le regioni meridionali a caratterizzarsi per gli incrementi maggiori, particolarmente forti in Campania e Basilicata.

In base allo scenario mediano la popolazione italiana scenderà dai 60,6 ai 54,1 milioni di abitanti; la popolazione diminuirà nella maggior parte delle regioni, con le uniche eccezioni di Lombardia (da 10 a 10,4 milioni), Bolzano e Trento (da 0,5 a 0,6 milioni) e Lazio. L’Emilia Romagna registrerà un lievissimo calo, che sarà invece decisamente più forte in tutte le regioni del Mezzogiorno, in particolare modo in Sardegna e Basilicata (-0,7% medio annuo). Ciò comporterebbe, sempre secondo lo scenario mediano, una diminuzione di oltre 5 milioni di abitanti al Sud, mentre nelle altre ripartizioni il calo demografico sarebbe tra i 450mila ed i 550mila abitanti.

È vero che Istat ci dice che la dinamica demografica nelle ripartizioni è contrassegnata da una forte incertezza e che questo implica che la probabilità empirica che la popolazione del Nord Ovest aumenti è pari al 38% rispetto al 30% nel Nord Est e al 32% nel Centro (9% in Italia); ma allo stesso tempo però l'Istituto ci indica che in nessun caso il Mezzogiorno potrebbe intraprendere un percorso di crescita demografico, condannandolo quindi ad un bilancio demografico negativo.

 
Mezzogiorno anziano d’Italia
Fonte: Istat, Il futuro demografico del paese
 
 
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