La scalata cinese alle catene globali del valore

6 maggio 2019

Giacomo Cotignano

Attraverso l’analisi dei flussi di commercio internazionale disponibili su Prometeia MIO è possibile scoprire lo sviluppo negli ultimi anni del ruolo cinese nelle catene globali del valore

 

L’export manifatturiero cinese in valore ha visto una crescita media annua del 5,2% tra il 2010 ed il 2018 in dollari, un ritmo decisamente sostenuto e superiore a quello dei principali competitor internazionali: la Corea del Sud registra un 2,8%, Germania ed Italia si attestano intorno al 2,4% mentre gli Stati Uniti crescono al 2%, la Francia all’1,2% e il Giappone rimane al palo.

Questo trend particolarmente favorevole è stato trainato dall’evoluzione del ruolo della Cina nelle catene globali del valore (GVC). Il riposizionamento cinese nelle GVC emerge anche dalla parziale ricomposizione geografica degli scambi internazionali per l’industria manifatturiera (contrazione dei mercati europei e sudamericani a favore delle export verso l’Asia ed il Nord America; guadagno di quote di mercato delle importazioni dall’Europa e riduzione della quota Asiatica, in calo dal 65% al 60%).

Sulla scia di questo indizio, spostiamo l’attenzione su alcuni degli indicatori tipici nello studio delle catene globali del valore elaborati dall’OCSE sulla base delle tavole Input-Output internazionali.

Il primo indicatore analizzato è la componente di valore aggiunto domestico sul totale del valore dell’export, ovvero quanto dell’export di un paese/area geografica è composto da valore aggiunto generato nello stesso paese/area geografica di origine. La Cina ha visto questo indicatore crescere dal 72% all’81% nell’arco temporale dal 2005 al 2015 (ultimo anno disponibile), con una distribuzione geografica sostanzialmente omogenea, segno che indipendentemente da quali siano i mercati di destinazione, l’export cinese di manufatti contiene sempre più made in China. Guardando al gigante asiatico come paese importatore, si nota invece una sostanziale differenziazione geografica: mentre Europa e Nord America hanno mantenuto invariata nel tempo la componente domestica sull’export verso la Cina, rispettivamente intorno al 71% e all’81% nell’ultimo anno, i paesi di Asia e Oceania sono saliti dal 68% del 2005 all’81% del 2015. Nei beni dell’industria manifatturiera asiatica destinati al mercato cinese si sta quindi affermando maggiormente il contributo delle produzioni domestiche, nel contesto di una dinamica di introversione degli scambi continentali.

 
Export manifatturiero cinese per area geografica di destinazione (mld $, anno 2018)
La scalata cinese alle catene globali del valore
Figura 1. Fonte: elaborazioni Prometeia su dati IHS MARKIT
 

A confermare la maggiore integrazione regionale, l’indicatore di forward participation nelle catene globali del valore, ottenuto come percentuale di valore aggiunto di un paese contenuto nelle esportazioni di un altro paese partner (una misura di quanto un paese è importante come fornitore nelle GVC), rivela che nel decennio 2005-2015 la componente di valore aggiunto cinese sul totale dell’export dei paesi asiatici è cresciuta sensibilmente.  Dalla tabella 1 si nota infatti che ben 7 tra i primi 10 paesi per valore aggiunto cinese sul totale del loro export appartengano all’area asiatico-oceanica, mentre in Stati Uniti ed Europa l’incidenza cinese si attesta su livelli meno significativi.

 
% di VA cinese incluso nelle esportazioni estere per paese esportatore
La scalata cinese alle catene globali del valore
Tabella 1. Fonte: TiVA database, OCSE
 

Analizzando l’evoluzione della backward integration, calcolata come percentuale di valore aggiunto estero nell’export di un paese (che quindi determina la dipendenza delle esportazioni dalle attività produttive straniere), emerge lo spostamento del celeste impero più a monte nelle catene globali del valore: rispetto al 2005, il contributo estero nel totale delle esportazioni made in China si è ridotto di 9 punti, dal 26,3% al 17,3%. Il dettaglio geografico vede l’Asia ancora al primo posto come area di origine, pur perdendo quota in termini relativi a confronto con Europa e America.

 
% di contenuto di VA estero nelle esportazioni cinesi per area di provenienza 
La scalata cinese alle catene globali del valore
Tabella 2. Fonte: TiVA database, OCSE
 

Il quadro finale vede quindi la transizione della Cina verso un ruolo di fornitore nelle global value chains, transizione trainata sia dall’acquisizione di competenze industriali più avanzate, che dalla formidabile espansione nella produzione interna (e dal relativo sfruttamento delle economie di scala) di beni destinati all’estero a causa di un mercato interno meno ricettivo.

 
 
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