Reddito, nuove generazioni in equilibrio precario

Reddito, nuove generazioni in equilibrio precario

29 ottobre 2018

Leonardo Catani, Alessandra Lanza, Livia Simongini

Per la generazione X e i millennial il sentiero di crescita del reddito è più deludente di quello dei propri genitori; un’inversione di rotta non può che far leva sull’istruzione, vero volano di innovazione. Approfondiamo con Prometeia MIO le caratteristiche socio demografiche per generazioni delle famiglie italiane

 

Negli ultimi 40 anni in Italia chi ha beneficiato di più della crescita del reddito è stata la fascia di popolazione più anziana. All’estremo opposto l’aumento è stato più modesto per i giovani. Il fenomeno, inoltre, trova riscontro anche fuori dai confini nazionali, come confermato da varie analisi condotte in altri paesi [1]. Negli anni più recenti, poi, la forbice si è ampliata: la crisi, infatti, ha impattato relativamente di più su chi sta entrando (o è entrato da poco) sul mercato del lavoro, rispetto agli over 64, i cui redditi, prevalentemente pensionistici, sono più svincolati dal ciclo economico [2].

La stessa analisi condotta per coorti mostra che il profilo dei redditi dei millenial sembra avviato ad una evoluzione meno favorevole rispetto a quella delle generazioni precedenti, specialmente rispetto ai baby boomers. Anche la generazione X, partita su livelli simili a quelli dei propri genitori, ha visto aumentare il gap reddituale. Queste dinamiche si sono riflesse anche sulla distribuzione della ricchezza, cresciuta per i senior a ritmi più sostenuti di quelli medi.

 
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Il progressivo depauperamento delle generazioni più giovani rispetto a quelle più anziane presenta criticità anche in considerazione delle prospettive demografiche caratterizzate da una sempre maggiore incidenza degli over 64 in rapporto alla popolazione attiva. A ingessare ulteriormente il quadro contribuisce una mobilità sociale che in Italia è inferiore a quella delle principali economie avanzate [3], evidenziando una società in cui tanto il livello di istruzione quanto lo status economico degli individui è molto correlato a quello dei genitori.

 
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Una strategia volta a favorire un’inversione di rotta non può che fare perno sull’istruzione. Un paese che non evolve nelle competenze, infatti, è destinato a rimanere indietro sotto il profilo economico oltre che su quello sociale. Non che in Italia non siano stati fatti passi avanti: i diplomati che nel 1971 erano il 7% della popolazione sono arrivati al 30% nel 2011 e nello stesso lasso di tempo i laureati sono passati dal 2% all’11%. L’innalzamento del livello di istruzione, però, non è stato sufficiente a colmare i gap che separano il paese dalle principali economie avanzate: in Italia l’incidenza dei laureati sulla popolazione attiva è del 17% rispetto al 25% della Germania e al 28% dell’UE e differenze marcate si notano anche per i diplomati. Un quadro ben poco roseo emerge anche dalla valutazione delle competenze. Per ciò che riguarda la popolazione adulta l’Italia mostra un punteggio più basso della media OECD e un recente lavoro della Banca Mondiale [4] mostra come gli studenti italiani della scuola secondaria superiore abbiano totalizzato un punteggio relativamente basso, peraltro realizzando tra il 1980 e il 2015 un miglioramento di entità modesta. 

 
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La spesa per istruzione per studente, infine, è inferiore a quella dei nostri principali partner europei (Francia e Germania), con divari più ampi nei percorsi di studio più avanzati (secondario superiore, post secondario e terziario). Puntare sulle competenze non vuol dire solo accrescere il livello di istruzione della popolazione, ma anche aumentare la qualità dell’istruzione affinché i percorsi formativi rafforzino davvero le abilità cognitive degli individui mettendoli in condizione di sviluppare nuove idee. Solo così l’istruzione può rappresentare un volano efficace dell’innovazione e, quindi, della crescita economica.

 
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[1] Ad esempio R. Fry et al, “The Rising Age Gap in Economic Well-being, The Older Prosper Relative To The Young”, Pew Research Center, 7 novembre 2011, Gardiner, L, Gregg, P 2017, Study, work, progress, repeat?: how and why pay and progression outcomes have differed across cohorts, Report (Resolution Foundation), Resolution Foundation, London, viewed 25 Oct 2018.
[2] T. Chen et al. Inequality and Poverty Across Generations in the European Union, IMF Staff Papers, SDN/18/01, 2018.
[3] OECD (2018), A Broken Social Elevator? How to Promote Social Mobility, OECD Publishing, Paris.
[4] Altinok, Nadir; Angrist, Noam; Patrinos, Harry Anthony. 2018. Global data set on education quality (1965-2015). Policy Research working paper; no. WPS 8314. Washington, D.C. : World Bank Group.
 
 
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