Il territorio e i giovani, farli laureare non basta

22 maggio 2019

Per quanto ancora lontana dalla media europea, l'Italia ha visto aumentare in maniera significativa la quota di laureati, parallelamente è cresciuta anche la sovra-istruzione degli occupati laureati, dando adito a possibili deflussi di capitale umano qualificato.

Tra il 2012 e il 2017 la quota dei giovani laureati aumenta ovunque, ma la mobilità dei laureati mostra come alcuni territori perdano attrattività: se nel 2012 erano 12 le regioni con tassi negativi, il loro numero sale a 16 nel 2017.

 
 
 
 
 
 

Si nota, inoltre, una certa polarizzazione tra aree più attrattive, caratterizzate da saldi positivi e, in genere, anche da una più elevata incidenza dei laureati (Emilia Romagna, Lombardia) e aree che rischiano di restare intrappolate nel binomio pochi laureati/ampi deflussi (Calabria, Sicilia).

In conclusione i progressi che l'Italia sta compiendo per accrescere il livello di istruzione della popolazione sono un passo fondamentale per favorire la competitività del sistema, ma è necessario anche le imprese impostino una strategia improntata all'innovazione, offrendo posizioni lavorative qualificate, in grado di valorizzare il potenziale di competenze e creatività dei giovani laureati. In caso contrario questi ultimi lasceranno il loro territorio per spostarsi altrove in Italia o all'estero alla ricerca di un'occupazione più adeguata alla loro formazione e in linea con le loro aspettative.