La lezione del JEFTA

17 settembre 2019

Andrea Dossena

L’export italiano sta beneficiando dell’entrata in vigore del trattato di libero scambio tra UE e Giappone, ma le nostre imprese soffrono la concorrenza dei partner europei

 

Con l’entrata in vigore, nel febbraio 2019, del trattato di libero scambio tra Unione Europea e Giappone (JEFTA = Japan EU Free Trade Agreement), per le esportazioni delle imprese europee, e italiane in particolare, sono aumentate le possibilità di accedere, attraverso l’eliminazione dei dazi e l’omogeneizzazione di alcuni regolamenti, primi fra tutti quelli sulla sicurezza alimentare, la difesa dei marchi e l’automotive, a uno dei mercati più ricchi e tecnologicamente avanzati del mondo.

Come già accaduto in simili occasioni nel passato, le esportazioni italiane hanno immediatamente reagito positivamente all’entrata in vigore dell’accordo, con una forte accelerazione sia della crescita che del guadagno di quote sul mercato giapponese.

 
Fig. 1 – Andamento dell’export di manufatti verso il Giappone nel periodo Gennaio-Maggio 2019 (rispetto a stesso periodo 2018); paesi ordinati secondo la loro quota di mercato
Fonte: elaborazioni Prometeia su dati GTI
 

Se la voce che sta maggiormente trainando la crescita italiana è quella relativa alla lavorazione del tabacco, in particolare per gli stick delle nuove sigarette a combustione elettrica, l’elenco dei settori in cui l’Italia si sta avvantaggiando nei confronti degli altri concorrenti (cinesi e statunitensi in prima battuta, da cui proviene circa il 45% dell’import giapponese) è molto ampio, includendo tra i principali comparti, alimentare (formaggi, olio d’oliva, piatti pronti e vino), automotive (autovetture) e moda (filati e tessuti, abbigliamento).

L’Italia, che nei primi 5 mesi del 2018 era il secondo esportatore dell’Unione dopo la Germania nel Paese del sol levante, è però scavalcata dalla Francia, che beneficia di risultati migliori delle imprese italiane soprattutto nella moda, ma anche nell’alimentare e nell’automotive, e della forte crescita del comparto aeronautico, e dal Regno Unito (in quasi tutti i settori), denotando quindi alcune difficoltà nello sfruttare le nuove opportunità offerte dall’accordo di libero scambio.

Il rischio è quello che go ni katte shōbu ni makeru, ovvero che vinta una battaglia (l’abolizione dei dazi), si perda la guerra (la competizione con i principali concorrenti europei) a causa dei tradizionali limiti del manifatturiero italiano: l’elenco dei comparti in maggior crescita, infatti, segnala la rilevanza di quelli con forte presenza di grandi imprese (multinazionali estere, anche), che però non sono rappresentativi di un tessuto industriale in cui la piccola e media dimensione sono ancora la regola e che, in mercati altamente complessi come quello giapponese hanno più difficoltà a inserirsi.

 
 
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