Rich (and smart) kids: sempre meno figli, sempre più spese

Rich (and smart) kids: sempre meno figli, sempre più spese

1 aprile 2019

Elena Salmaso

Anche per il 2018 Istat certifica che in Italia la popolazione continua a diminuire. Scopri su Prometeia MIO l’analisi demografica territoriale

 

Con 15.000 nati in meno all’anno (-21% in 10 anni) e la più alta età media al primo figlio (31,1 anni, due anni in più della media UE), l’Italia conquista la maglia nera in Europa per quanto riguarda la fertilità. Nel resto del continente le prospettive demografiche non sono certo più rosee: il tasso di fertilità nel 2018 si ferma al 1,59 (quello italiano è invece di 1,32 figli per donna), ben 0,5 punti percentuali sotto quel traguardo del 2,1, il cosiddetto replacement level, che assicura ad una popolazione la possibilità di riprodursi mantenendo costante la propria struttura: manca quindi un bimbo ogni due donne. 

 
Rich (and smart) kids: sempre meno figli, sempre più spese
 

Nonostante la platea dei potenziali “consumatori” si sia sempre più ristretta, in realtà il mercato dei beni per bambini in età 3-13 anni risulta in espansione. Occorre notare come l’aumento delle spese delle famiglie non riguardi i beni di prima necessità, ma ambiti che indicano per certi versi una maggiore attenzione all’aspetto culturale e ludico. Mentre nei prodotti alimentari e per la cura della prima infanzia, i volumi di vendita sono condizionati dal declino della quantità (rispettivamente -4% e -6% nel 2018 rispetto al 2017, secondo Nielsen [1]), crescono settori come giocattoli, libri e parchi tematici.

 
Rich (and smart) kids: sempre meno figli, sempre più spese
 

Una possibile interpretazione di quello che all’apparenza potrebbe sembrare un paradosso (meno figli e più spese) era già emersa dal lavoro di Becker. Una delle implicazioni di questi lavori (1960 [2], Becker and Lewis, 1973 [2]) è che i genitori affrontino un trade-off nella scelta di avere un figlio, dovendo decidere tra il numero (di figli) e la qualità (di risorse dedicate), e che, al crescere di istruzione e reddito, si tenda a privilegiare la seconda, aumentando la spesa in istruzione, ma anche il tempo e l’attenzione dedicata ai figli. Questo trade-off è oggi alla base di fenomeni sociali quali l’intensive parenting negli Stati Uniti, dove le madri lavoratrici oggi investono tanto tempo nella cura dei propri figli quanto le madri casalinghe negli anni 70, e la “Sindrome del Piccolo Imperatore” in Cina, in cui i figli unici, spesso appartenenti alla middle class, ricevono attenzioni smisurate.

Guardando al giro d’affari dei settori collegati all’infanzia in Italia, i giocattoli rappresentano il settore trainante. La domanda, dopo aver registrato una riduzione negli anni della crisi, ha sperimentato una forte crescita, stabile dal 2016. La dinamica positiva è prevista anche per il biennio 2019-2020 (+0,7% medio annuo) e coinvolge anche la performance delle imprese del settore (la produzione segna un +7,6%).

 
Rich (and smart) kids: sempre meno figli, sempre più spese
 

Anche i libri rappresentano una componente importante. Dal 1987 ad oggi, i nuovi titoli per bambini e ragazzi pubblicati ogni anno in Italia sono più che raddoppiati, a fronte di un calo dei “potenziali lettori” (vedi figura 4). Oggi, il genere per bambini e ragazzi è il secondo (dopo la narrativa) per volumi di vendita (vale 203,8 milioni di euro) e la produzione editoriale di libri per bambini e ragazzi cresce più di tutte le altre categorie (+13,7% nel 2017, contro il 9,6% della fiction e il 4,9% della manualistica).

 
Rich (and smart) kids: sempre meno figli, sempre più spese
 

La dinamica di lungo periodo trova supporto anche nei dati più recenti. L’indagine sulle spese delle famiglie dell’Istat rivela che la spesa media mensile in giocattoli e abbigliamento per singolo bambino mostra un trend positivo e con percentuali di crescita di oltre tre volte superiori rispetto al totale dei consumi delle famiglie. (vedi figura 5).

Rich (and smart) kids: sempre meno figli, sempre più spese
 

Il tracollo demografico è (o, almeno, dovrebbe essere) al centro dell’azione politica, in quanto minaccia la sostenibilità del sistema pensionistico e del servizio sanitario, e le altre misure di welfare che, specialmente in Italia, dipendono dai legami familiari, ma l’economia che gira intorno al mondo dei bambini vive comunque un trend positivo dove, al diminuire del numero di bambini aumenta il numero di bisogni indotti per ogni bambino.

 
[1] In “Rapporto Coop 2018: Economia, consumi e stili di vita degli italiani di oggi”
[2] Becker, G. S. (1960). An economic analysis of fertility. In U.N. Bureau, The demographic and economic change in developed countries (pp. 209-240). Princeton: Columbia University Press.
[3] Becker, G. S., & Lewis, G. H. (1973). On the interaction between the quantity and quality of children. Journal of Political Economy, 81(2), S279-S288.