Export, l’Italia indietro rispetto ai Paesi a più alta qualità e specializzazione

Export, Italia indietro per qualità e specializzazione

4 ottobre 2018

Andrea Dossena, Alessandra Lanza

Gli indicatori di nuova generazione sulla complessità delle economie mondiali consentono di attribuire a ogni prodotto scambiato sui mercati internazionali un livello di complessità e di ridefinire le tradizionali misure su specializzazione, quote di mercato, concorrenti e mercati potenziali per il nostro Paese e gli altri esportatori mondiali. Le analisi dei mercati internazionali di Prometeia MIO, arricchite da questo nuovo set di indicatori, potranno quindi supportare lo sviluppo di strumenti di Business Intelligence più potenti e mirati

 

L’analisi dell’indicatore di complessità economica basato sulle specializzazioni all’export dei diversi paesi ha evidenziato per l’Italia una posizione lontana sia dalle economie a maggior complessità sia, con la rilevante eccezione della Cina, da quelle con elevate quote di commercio mondiale.

Un risultato che potrebbe sembrare in contraddizione con l’immagine di un paese dalla grande eterogeneità produttiva e dalla varietà dei settori in cui eccelle a livello internazionale. Su circa 5000 codici di commercio mondiale, infatti, l’Italia ne esporta oltre 4600 (Tabella 1), un valore in linea con quello delle maggiori economie mondiali, ma, soprattutto, presenta vantaggi comparati [1] in più di 1700 di questi, seconda solo alla Cina e davanti alla Germania.

 
Export, l’Italia indietro rispetto ai Paesi a più alta qualità e specializzazione
 

A rafforzare l’apparente incongruenza tra indicatore di complessità e specializzazione all’export dell’Italia è anche il valore dei flussi in cui il paese risulta avere vantaggi comparati: oltre il 70% dell’export è infatti realizzato, nel 2017, in prodotti di specializzazione, valore che pone anche in questo caso l’Italia tra Germania e Cina, anche se con evidenti differenze di scala (Figura 1).

 
Export, l’Italia indietro rispetto ai Paesi a più alta qualità e specializzazione
 

Se il risultato della complessità non deriva quindi né da quanti prodotti, né da quanto all’interno di questi prodotti, la risposta va cerca in quali prodotti l’Italia esporti.
Grazie alla metodologia del calcolo dell’indicatore di complessità dei paesi è possibile ottenere anche un ranking della complessità dei singoli prodotti e verificare come si distribuiscano tra questi le specializzazioni all’export dei diversi paesi. Il dato che si ottiene evidenzia il forte scostamento di specializzazione di Italia e Cina, da un lato, e degli altri principali paesi dall’altro, con una rilevanza significativa di prodotti a bassa complessità per i primi e una più marcata in quelli a elevata complessità per i secondi.

 
Export, l’Italia indietro rispetto ai Paesi a più alta qualità e specializzazione
 

Il risultato è ancora più evidente, ed esplicativo della bassa complessità per l’Italia, verificando la presenza di prodotti a bassa ed elevata complessità in macro aggregati settoriali.

 
Export, l’Italia indietro rispetto ai Paesi a più alta qualità e specializzazione
 

Tutto il sistema moda e l’agroalimentare, settori in cui l’Italia presenta elevati livelli di specializzazione e di export, sono infatti caratterizzati da una significativa, quasi esclusiva nel caso della pelletteria e dei prodotti finiti della moda-abbigliamento, presenza di prodotti a bassa complessità. Specularmente, nella filiera metallurgico-meccanica e nelle fasi più a valle di quella chimica sono invece preponderanti i prodotti a elevata complessità, un elemento che ha sicuramente contribuito, vista la crescente specializzazione dell’industria italiana negli ultimi anni, al miglioramento dell’indicatore di complessità tra 2010 e 2017.

In sintesi, la ricchezza di specializzazioni dell’industria italiana non sembra riuscire a tradursi in un reale arricchimento della complessità economica del paese. Una forse eccessiva dispersione di forze, paradigmatico il confronto in Figura 1 tra il puntino italiano e le sfere tedesca e cinese, e un’ancora molto marcata presenza in settori in cui la concorrenza è rappresentata da paesi a bassa complessità (buona parte del mondo emergente) e non in grado di generare una virtuosa crescita di know how (al netto di quello specifico per realizzare i singoli prodotti) con ricadute positive sull’intero sistema produttivo, quali invece caratterizzano i settori della meccanica, sono gli elementi più critici da tenere in considerazione nelle future scelte di politica industriale per l’Italia.


 
 
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