L’export di Italia, Germania e Spagna negli ultimi 10 anni

L’export di Italia, Germania e Spagna negli ultimi 10 anni

27 febbraio 2019

Carmela di Terlizzi

La dinamica delle esportazioni spagnole è il frutto di un rafforzamento su mercati già presidiati, ma anche della capacità di esplorare nuovi mercati

 

"Fin qui arrivò Amerigo Vespucci, il nostro destino è di andare oltre!". Queste le parole attribuite a Magellano nel momento in cui superò lo stretto che poi prese il suo nome. Parole che possono essere lette come un invito a osare e sperimentare anche nel commercio internazionale.

Negli ultimi 10 anni la crescita dell’export italiano è risultata di poco inferiore al 23%, raggiungendo nel 2017 un valore prossimo ai 450 miliardi di euro
. Ma come si sono comportati alcuni dei suoi concorrenti più prossimi? Le esportazioni tedesche sono cresciute del 33% raggiungendo 1300 miliardi nel 2017, mentre la Spagna è cresciuta di oltre il 53% superando di molto i 280 miliardi. Cosa ha determinato queste performance e ha permesso alla Spagna di crescere a ritmi più che doppi rispetto a quelli registrati dall’Italia? Spagna e Germania sono cresciute di più perché hanno intensificato la loro presenza su mercati esistenti o hanno esplorato nuovi mercati, o ancora hanno introdotto nuovi prodotti sui mercati già presidiati?

 
L’export di Italia, Germania e Spagna negli ultimi 10 anni
 

Per rispondere a questi quesiti si è utilizzata la metodologia proposta da  P.Brenton e R. Newfarmer [1] che consente di scomporre la performance dell’export di un Paese in due parti: margine intensivo, che considera l’evoluzione del flusso di prodotti e in mercati esistenti, e margine estensivo, che analizza lo sviluppo del flusso di prodotti e mercati nuovi.

Dunque:

 
L’export di Italia, Germania e Spagna negli ultimi 10 anni
 

Utilizzando questo schema, si sono calcolati i contributi alla crescita delle singole componenti.

 
L’export di Italia, Germania e Spagna negli ultimi 10 anni
 

La fig.2 mostra che l’evoluzione dell’export italiano è il risultato di un contributo netto del margine intensivo (la parte rappresentante la tenuta su mercati e prodotti [2] esistenti) pari al 7% [3], ben al di sotto del risultato tedesco del 21%, mentre il margine estensivo contribuisce per quasi il 16% per l’Italia, frutto esclusivamente dell’introduzione di prodotti esistenti su nuovi mercati [4], e per il 12% per la Germania.

L’analisi mostra, dunque, che la Germania è riuscita a raggiungere un risultato migliore rispetto all’Italia grazie soprattutto a una maggior tenuta sui mercati già presidiati che ha più che compensato una performance meno brillante in termini di esplorazione del nuovo.

Il successo della Spagna è, invece, il risultato non solo di un rafforzamento su mercati già presidiati e con prodotti già venduti (il contributo netto delle componenti che costituiscono il margine intensivo è superiore al 25%), ma anche della capacità di esplorare nuovi mercati a cui proporre la propria offerta e di fornire su mercati già noti nuovi prodotti

Tornando alla citazione iniziale, è proprio in quell’ "andare oltre”, cercare nuovi sbocchi, ma anche creare nuove soluzioni, nuovi prodotti che si trova la spiegazione dei successi realizzati sui mercati internazionali ed è quindi con questa ricetta si può pensare di scoprire le innumerevoli opportunità ancora da cogliere. 

 
[1] P.Brenton, R. Newfarmer “Watching more than the discovery channel: export cycles and diversification in development”, 2007, World Bank
[2] Per realizzare questo esercizio si sono utilizzati dati di export disaggregati per prodotto e paese in modo da poter analizzare i cambiamenti dei mercati di destinazione e dei prodotti esportati. Si è scelto di utilizzare i flussi di export classificati in SITC (Standard International Trade Classification) a 5 digit. La scelta è risultata obbligata dato l’orizzonte temporale che si è deciso di analizzare. La SITC, infatti, nell’arco di tempo considerato è rimasta stabile. In alternativa si sarebbe potuto utilizzare l’HS (Harmonized System) che ha il vantaggio di essere ancora più disaggregata e quindi avrebbe consentito un’analisi più dettagliata dei prodotti scambiati, ma a differenza della SITC è soggetta a frequenti revisioni.
[3] Calcolato come somma algebrica dei contributi (-27.6 + 36.6 -2=7)
[4] In questa componente rientrano anche le esportazioni verso mercati nuovi per quei prodotti