La debole economia del Sud attenua la ripresa dei consumi nazionali

La debole economia del Sud attenua la ripresa dei consumi nazionali

12 settembre 2018

Patrizia Di Cicco

I consumi delle famiglie nel 2018 risulteranno inferiori di quasi il 2%, in termini reali, rispetto ai livelli pre crisi del 2007, con marcate differenze a livello territoriale. Per conoscere i trend dei consumi su base locale esplora i report Club Consumo e Scenari per le Economie Locali di Prometeia MIO

 

I dati di Contabilità Trimestrale pubblicati il 31 agosto dall’Istat e riferiti al secondo trimestre del 2018 confermano l’attesa attenuazione della ripresa dei consumi interni rispetto al triennio precedente, in un contesto di moderazione della crescita dell’occupazione e dei redditi. La ripresa si conferma selettiva - concentrata nelle voci di spesa più sacrificate durante la crisi - beni durevoli e i beni/servizi legati a viaggi e al tempo libero - e condizionata dai vincoli di bilancio di ampie fasce di famiglie oltre che dal rialzo dell’inflazione dei beni/servizi obbligati [1]. 

La ripresa dei consumi, in atto dal 2014, si mantiene pertanto contenuta, insufficiente al pieno recupero dei livelli pre-grande recessione. Nel 2018 i consumi interni in termini reali risulteranno inferiori di quasi il 2%  rispetto ai valori del 2007, con marcate differenze a livello territoriale (Fig.1). 

 
La debole economia del Sud attenua la ripresa dei consumi nazionali
 

A fronte di un recupero completo nelle regioni del Nord già nel 2017, nel Sud del paese i consumi interni consolideranno nel 2018 livelli inferiori di oltre l’8% rispetto al 2007, mentre il Centro manterrà un gap allineato alla media nazionale. 

Nonostante il tendenziale miglioramento dei consumi interni in atto dal 2014, in ragione della crescita dei redditi delle famiglie residenti in termini reali e dei flussi turistici dall’estero, il divario tra Sud e Nord del paese resta elevato e superiore a quello del 2007. Nel Sud, infatti, alla riduzione più intensa accusata negli anni di crisi (-2% a prezzi costanti in media d’anno nel periodo 2008-’13 a fronte di un calo dell’1% del Nord) è seguita una minore dinamicità nella ripresa (inferiore all’1% negli anni 2014-’17, ritmi dimezzati rispetto al Nord). 

L’evoluzione dei consumi interni continua a essere condizionata dal minore benessere economico delle famiglie residenti delle regioni del Sud e da un’inferiore capacità del Meridione di attrarre i turisti, in particolare stranieri. Divari strutturali, che si sono ampliati in ragione degli effetti della recessione, e sono tornati ampiamente nel dibattito attuale, data la crescente disuguaglianza nella distribuzione dei redditi e i segnali di aggravamento del disagio materiale di ampie fasce di famiglie soprattutto nel Mezzogiorno.

Oltre il 21% delle famiglie residenti nel Sud vive in condizioni di disagio materiale [2], una percentuale in aumento e 3 volte superiore a quella delle regioni del Nord; un dato che risente anche della diversa struttura demografica delle regioni meridionali in cui prevalgono le famiglie numerose, soprattutto con figli minori e/o con un solo percettore di reddito (oltre il 7% dei nuclei familiari, quasi il doppio rispetto al Centro-Nord).

 
La debole economia del Sud attenua la ripresa dei consumi nazionali
 

Per quanto attiene alla spesa delle famiglie (dato che incorpora anche la dinamica dei prezzi), i dati diffusi dall’Istat segnalano la ripresa in atto, confermando tuttavia i sacrifici in termini di minori consumi dell’ultimo decennio e gli elevati divari sul territorio, sia in termini di livelli sia di intensità del recupero (Fig.2). 

Tra il 2004 e il 2017 la spesa media mensile (dato che incorpora anche la dinamica dei prezzi) è aumentata di 93 euro a famiglia, riportandosi sui 2.5 mila euro; i lasciti della crisi sui redditi tuttavia sono stati marcati (circa 180 euro di minori spese tra il 2008 e il 2013) e a oggi il livello di spesa risulta pertanto ancora inferiore di 85 euro rispetto a quello del 2007. 

Nelle regioni meridionali, dal 2004 la spesa è aumentata di 86 euro - in linea con il Centro, ma inferiore a quello del Nord (99 euro) – salendo nel 2017 al di poco sopra i 2mila euro, inferiore di 170 euro rispetto a quello del 2007, oltre 3 volte il gap accumulato dal Nord (47 euro). 

La dinamica positiva osservata negli ultimi anni ha portato solo a un sostanziale assestamento del divario esistente tra Nord e Sud del paese rispetto al punto di minimo raggiunto nel 2014, anno in cui la spesa media delle famiglie del Sud è risultata il 70% di quella media del Nord (Fig.3). Allargando lo sguardo agli ultimi venti anni, tuttavia, emerge il netto peggioramento del gap: se nel 1997 la spesa delle famiglie residenti nel Sud e nelle Isole era l’81.6% di quella media del Nord, nel 2007 era scesa al 76% e nel 2017 è stata di poco superiore al 71%. 

 
La debole economia del Sud attenua la ripresa dei consumi nazionali
 

Nel dettaglio regionale, peraltro, il divario si accentua ancora di più: tra Lombardia e Trentino Alto Adige, regioni a più elevata capacità di spesa, e Calabria e Sicilia che si collocano all’estremo opposto del ranking nazionale, la differenza nel 2017 ha superato i 1.200 euro mensili. La spesa di queste regioni del Sud risulta il 61.5% di quella media delle regioni del Nord. 

Divari ampi, che derivano specularmente dalle elevate differenze in termini di benessere economico – nel Nord il reddito pro capite è superiore del 37% rispetto a quello del Sud – e che riflette un’evoluzione del mercato del lavoro meno vivace e maggiori criticità occupazionali, soprattutto giovanili. 

In prospettiva, tali divari potrebbero ulteriormente accentuarsi, se non si superano gli elementi di debolezza strutturali, in ragione anche di un’evoluzione demografica che risulterà più penalizzante per le regioni del Sud, agendo da ulteriore freno alle potenzialità di crescita della spesa delle famiglie residenti e dei consumi interni.

In un orizzonte di medio periodo, infatti, nel Mezzogiorno, dove risiede poco più del 34% della popolazione residente, l’evoluzione demografica si manterrà in calo, in controtendenza rispetto alle altre aree territoriali, scontando una tendenza alla riduzione delle nascite più accentuata rispetto al resto del paese e un saldo migratorio negativo, che sconta non solo la minore attrattività dei flussi di migrazione sia interni sia dall’estero delle regioni del Sud, ma anche il trasferimento dei giovani per motivi occupazionali e di studio.

In particolare, una recente indagine dell’istituto Svimez segnala come su 685 mila ragazzi del Sud iscritti negli atenei italiani nell’anno accademico 2016-2017, oltre il 25% studia nelle università del Centro-Nord; fenomeno che contribuisce peraltro a indebolire il capitale umano del Meridione, in conseguenza del fatto che gran parte di loro non ritorna, dopo il percorso di studi, nelle regioni di provenienza.

La riduzione della popolazione, inoltre, si accompagnerà a un processo di invecchiamento più intenso rispetto alla media nazionale, che impatterà non solo sulle prospettive di crescita, ma anche sulla composizione e modalità di spesa delle famiglie. 

 
 
[1] Estratto da Club Consumo, edizione luglio 2018.
[2] In base all’indagine Eu-Silc dell’Istat, le famiglie si trovano in grave deprivazione materiale se presentano almeno 4 di 9 problemi considerati: (1) non poter sostenere spese impreviste di 800 euro; (2) non potersi permettere una settimana di ferie all’anno lontano da casa; (3) avere arretrati per il mutuo, l’affitto, le bollette o per altri debiti come per es. gli acquisti a rate; (4) non potersi permettere un pasto adeguato ogni due giorni, cioè con proteine della carne o del pesce (o equivalente vegetariano); (5) non poter riscaldare adeguatamente l’abitazione; non potersi permettere: (6) una lavatrice; (7) un televisore a colori; (8) un telefono; (9) un’automobile.
 
 
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