Disparità regionali, male d’Italia o d’Europa?

Disparità regionali, male d’Italia o d’Europa?

20 marzo 2019

Livia Simongini

I divari territoriali non solo un problema solo italiano, ma a differenza dei principali partner europei l’Italia presenta una maggiore disuguaglianza all’interno delle aree più deboli del Paese. Per evitare prospettive preoccupanti sul piano economico e su quello sociale è necessario aumentare l’efficacia delle politiche regionali

 

Più che una peculiarità tutta italiana, la presenza di divari territoriali coinvolge (e non da oggi) l’intero panorama europeo. Del resto l’obiettivo di ridurre i divari regionali, già presente nel trattato costitutivo della CEE, accompagna la storia dell’integrazione europea. 

Analisi recenti sull’evoluzione dei divari regionali in Europa suggeriscono un ampliamento delle disparità negli ultimi decenni. La tendenza si spiega, almeno in parte, con la difficoltà di alcune aree di adattarsi al cambiamento tecnologico e alla globalizzazione, mentre altre, spesso (ma non sempre) caratterizzate da migliori condizioni di partenza, hanno saputo orientare la propria struttura produttiva in linea con i cambiamenti in atto. Più recentemente, a complicare ulteriormente il quadro, ha contribuito la grande recessione con ricadute e reazioni differenziate tra le regioni europee. 

Con queste premesse, se ci focalizziamo sulle disparità regionali all’interno del Paese, quello italiano non appare un caso isolato nel confronto con gli altri principali paesi europei. Considerando per ciascun Paese i valori massimo e minimo registrati a livello regionale nel 2017, il pil per abitante nella provincia di Bolzano è 2 volte e mezzo quello della Calabria. Un divario analogo, sempre in termini relativi, si registra in Francia e in Germania, mentre il gap è persino più marcato nel Regno Unito, anche escludendo, per quest’ultimo, l’Inner London West, area caratterizzata da un livello di ricchezza per abitante estremamente più elevato di quello del resto del paese. Nell’ultimo decennio le disparità territoriali non hanno mostrato una riduzione apprezzabile. Tra il 2008 e il 2017, infatti, un lieve miglioramento si è registrato solo per la Germania.

 
Complessità provinciale e sviluppo economico in Italia
 

All’interno di un quadro tutto sommato comune c’è però una caratteristica dell’Italia che non si ritrova in Francia, Germania e Regno Unito. In Italia la disuguaglianza dei redditi all’interno delle regioni mostra una relazione inversa con il livello di ricchezza per abitante: le regioni più povere sono anche quelle in cui si registra una maggiore distanza tra i redditi del 20% della popolazione con più alto reddito e quelli del 20% con il reddito più basso.

Un ulteriore peggioramento, inoltre, si è verificato negli ultimi anni: dal 2008 al 2016, infatti, a sperimentare l’aumento più significativo dell’indice di disuguaglianza sono state proprio le regioni italiane caratterizzate da un più elevato valore dell’indicatore e un più basso livello di ricchezza per abitante. Se tale tendenza dovesse proseguire, il rischio è di incanalare le aree più fragili del paese in una spirale negativa da cui faranno sempre più fatica ad uscire con conseguenze non solo sul piano economico, ma soprattutto su quello sociale. 

 
Complessità provinciale e sviluppo economico in Italia
 

La persistenza o, peggio, l’ampliarsi dei divari regionali sia all’interno del Paese che sul panorama europeo può minare la coesione sociale tra i territori e anche generare conseguenze parzialmente inaspettate. Ad esempio studi recenti mettono in relazione la diffusione dell’euroscetticismo con caratteristiche regionali quali il declino economico, minori opportunità di lavoro, più bassi livelli di istruzione [1].

Diventa, dunque, sempre più urgente migliorare l’efficacia delle politiche regionali, ad esempio rendendole più flessibili, in modo da adattarsi meglio ai differenti contesti nazionali e regionali. Un aspetto non trascurabile, infine, riguarda anche la necessità di rendere i cittadini maggiormente consapevoli degli effetti delle politiche territoriali. Stando ad un’indagine della Commissione europea, in Italia, il 41% dei rispondenti ritiene che i progetti finanziati dalla politica regionale europea abbiano avuto un impatto positivo sul territorio; tra i paesi del UE15 si tratta della percentuale più bassa.

 
 
[1] Lewis Dijkstra, Hugo Poelman and Andrés Rodríguez-Pose (2018), The Geography of EU Discontent, European Commission, Regional and Urban Policy, WP 12/2018