Bce, TLTRO al terzo round. Ma quelle precedenti hanno funzionato?

Altalena spread: quali impatti sul patrimonio delle banche italiane?

25 luglio 2019

Giulia Bassani, Massimiliano Coluccia

I riflessi delle tensioni sul differenziale di rendimento Btp-Bund nelle simulazioni Prometeia
 

La situazione sul mercato dei titoli governativi

 

Lo scorso maggio lo spread Btp-Bund, alimentato dalle tensioni all’interno della maggioranza di governo, dai dubbi sulla tenuta dei conti pubblici e dalla imminente tornata elettorale europea, era aumentato toccando i 280 punti base a fine mese, quando la Commissione UE ha inviato all’Italia la lettera con cui informava che il paese non aveva fatto «sufficienti progressi per rispettare i criteri del debito». Il Governo italiano ha presentato un piano di assestamento di bilancio che ha permesso di evitare la procedura per deficit eccessivo. Il 3 luglio, giornata in cui la Commissione ha annunciato questa decisione, lo spread ha toccato 204 punti base. 

Oscillazioni di questo tipo possono avere ripercussioni rilevanti sulla patrimonializzazione delle banche italiane perché influiscono sul valore contabile dei titoli governativi iscritti nei bilanci. Alla fine del primo trimestre di quest’anno, infatti, le banche significative (SI) detenevano circa 150 miliardi di euro in titoli di Stato italiani, pari al 136% del capitale primario di classe 1 (CET1 capital).Per comprendere l’entità degli impatti sul capitale collegati alle tensioni sullo spread Prometeia ha svolto alcune simulazioni.

 

Come si ripercuote un aumento parallelo di 100 punti base dei tassi governativi?

 

Partendo dai dati di bilancio del primo trimestre 2019, abbiamo stimato l’impatto sul CET1 ratio di uno shock equivalente a un incremento di 100 punti base sulla curva dei rendimenti dei titoli di Stato italiani al 29/03/2019. Nonostante nel corso del 2018 le banche SI abbiano spostato molti titoli dai portafogli al fair value verso quello al costo ammortizzato, la cui valutazione non ha un impatto diretto sui ratio patrimoniali, alla fine del primo trimestre 2019 più della metà dei titoli di Stato italiani era ancora allocata nel portafoglio delle attività a fair value, con impatto sulla redditività complessiva (FVOCI). 

Secondo la simulazione Prometeia, uno shock di 100 punti base sullo spread provocherebbe una riduzione del CET1 ratio phased-in di 32 punti base – considerando l’impatto diretto dal solo portafoglio FVOCI – e di 47 punti base – tenendo invece in considerazione l’intero portafoglio dei titoli di Stato italiani. A livello aggregato (e sempre considerando solo l’impatto diretto dal portafoglio FVOCI), il CET1 ratio phased-in passerebbe quindi dal 12.65% di fine marzo al 12.33% (Fig.1). 

 
Fig1: Allocazione percentuale nei diversi portafogli dei titoli di Stato italiani e impatto sul CET1 ratio di un aumento dei tassi governativi italiani (10 anni)
 

Gli impatti sulla patrimonializzazione secondo gli scenari alternativi Prometeia

 

Proiettandosi al futuro prossimo, Prometeia ha svolto la simulazione anche sui quattro scenari (base, best, worst «severo ma plausibile», worst «estremo») elaborati all’interno di Economic Scenario Service. Come si vede nella Figura 2, nei tre anni di previsione l’impatto dei cambiamenti dello spread rispetto a fine 2018 sui ratio patrimoniali delle banche italiane SI è praticamente nullo per lo scenario base, mentre può erodere in media 25 punti base di coefficiente nello scenario worst estremo, ipotizzando costante il bilancio, senza azioni manageriali di ottimizzazione del portafoglio.

 
Fig2: Impatti in punti base sul CET1 ratio di un aumento dei tassi governativi italiani (10 anni) in diversi scenari
 

I mercati azionari e la reazione allo spread: impatto positivo per i titoli delle banche con maggiori benefici patrimoniali?

 

L’indice azionario italiano, che nel mese di maggio aveva perso più del 9%, ha invertito la tendenza nel mese successivo, compresi i titoli del settore bancario. Abbiamo verificato se la diminuzione dello spread iniziata a giugno abbia avuto – oltre a un impatto positivo sui ratio patrimoniali – ripercussioni altrettanto positive sugli andamenti azionari delle singole banche. Come noto, in aggregato c’è una chiara correlazione fra lo spread e gli indici azionari delle banche commerciali e specializzate. Ma spesso l’eterogeneità rispetto ai singoli titoli è elevata: lo è stata anche nel recente periodo in cui lo spread è sceso (31 maggio-10 luglio 2019).

Con sorpresa, le banche con un migliore impatto in termini di CET1 ratio non sono state quelle premiate sul mercato azionario. Questo resta vero anche utilizzando la duration implicita [1] invece di quella dichiarata dalle banche nelle relazioni trimestrali al 31 marzo 2019. Ciò potrebbe essere spiegato dal fatto che i mercati reputano la diminuzione dello spread un fenomeno temporaneo, soprattutto in vista della Legge di bilancio 2020 da presentare al Parlamento e alle istituzioni europee in autunno. Per questo motivo non incorporano il beneficio della riduzione dello spread nelle quotazioni delle banche. Inoltre, le banche il cui titolo azionario è risultato meno correlato con lo spread sono proprio quelle con un’esposizione ai titoli di Stato italiani maggiore (fra il 150 e il 300% del CET1 capital): una elevata esposizione ai titoli di Stato italiani sembra dunque ancora penalizzante a livello azionario.

Il mercato sembra quindi dare più importanza al contenimento del rischio, perseguito attraverso una minore esposizione ai titoli governativi, piuttosto che all’impatto positivo e temporaneo sulla patrimonializzazione degli istituti, come alcune recenti valutazioni delle agenzie di rating sembrano confermare.

 
 
[1] Stima Prometeia sulla base degli impatti a capitale dichiarati dalle banche al 2Q18.



Economic Scenario Service è il servizio Prometeia che permette di identificare la possibile evoluzione delle principali variabili economiche e finanziarie, anche in condizioni diverse da quelle attese (base). In particolare in tre scenari alternativi, uno migliore di quello di base («best»), e due peggiori («worst severo ma plausibile» e «worst estremo»). Gli scenari alternativi sono costruiti identificando i principali «fattori di rischio» che caratterizzano l’attuale contesto macro-economico; sono elaborati con l’ausilio della suite di modelli econometrici di Prometeia e garantiscono una piena coerenza fra i diversi fattori di rischio, sia internazionali che domestici, e le variabili di risposta macro-finanziarie e bancarie. Gli scenari sono declinati lungo un orizzonte temporale di medio lungo periodo (5 anni con passo trimestrale) e coprono un set di variabili particolarmente vasto.


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