Rapporto Analisi dei Settori Industriali febbraio 2020 - Highlights

In collaborazione con Intesa Sanpaolo
 
 
  • Il ciclo manifatturiero italiano si conferma debole: il fatturato a valori correnti è risultato in sostanziale stagnazione nel periodo gennaio-novembre 2019 (-0.2% tendenziale), nonostante la crescita dei prezzi (+0.6%).
 
  • Tra i fattori positivi la ripresa degli investimenti in costruzioni e la tenuta dei consumi interni, che hanno consentito ai Prodotti e materiali da costruzione e ai settori produttori di beni di consumo (Alimentare e bevande, Sistema moda, Largo consumo) di mostrarsi più dinamici della media manifatturiera. 
 
  • In moderata crescita la Meccanica, settore di punta del Made in Italy, penalizzata dalla debolezza del ciclo degli investimenti in beni strumentali, sia sul mercato interno sia a livello internazionale, in un clima di forte incertezza che ha frenato le decisioni d’acquisto delle imprese.
 
  • In difficoltà gli Autoveicoli e moto, con effetti negativi che si trasmettono ai settori produttori di beni intermedi attivi lungo la filiera.
 
  • Gli indicatori anticipatori mostrano deboli segnali di rafforzamento dell’attività manifatturiera nei prossimi mesi, circoscritti al mercato interno, a fronte di uno scenario estero che resta denso di rischi.
 
  • Pesano i timori legati all’impatto dell’epidemia Coronavirus sull’economia cinese e sul commercio mondiale, e i tanti focolai di tensione aperti in Nord Africa e Medio Oriente, un’area di importanza strategica per il manifatturiero italiano.
 
 
 

Il ciclo manifatturiero si conferma debole a consuntivo d’anno

Il fatturato manifatturiero è risultato in sostanziale stagnazione nei primi undici mesi del 2019 (-0.2% tendenziale, a valori correnti), nonostante la crescita dei prezzi (+0.6%). 

L’andamento del giro d’affari ha risentito di una domanda interna ancora debole, con la tenuta dei consumi delle famiglie che si è accompagnata a segnali contrastanti dal lato degli investimenti. In particolare, la dinamica positiva delle costruzioni (dopo anni di prolungata crisi edilizia) non si è dimostrata sufficiente per trainare l’attività industriale, data la debolezza degli investimenti in beni strumentali. 

Il comportamento attendista delle imprese è stato accentuato dal clima di forte incertezza che caratterizza il contesto operativo, a cominciare, sul fronte domestico, dalla mancanza di continuità nei contenuti del pacchetto di incentivi a sostegno della trasformazione in chiave 4.0. Sul fronte estero, ha giocato un ruolo fondamentale il peggioramento del quadro geopolitico, con l’acuirsi delle tensioni tra Stati Uniti e Cina, che ha determinato una brusca frenata del commercio mondiale.   

Il deterioramento della domanda estera ha penalizzato anche le esportazioni italiane di beni manufatti: la crescita del 2.8% nel periodo gennaio-ottobre 2019 risulta interamente imputabile alla dinamica dei prezzi. Decisamente contenuto il contributo dell’Ue (+0.8%). In particolare, un apporto negativo è giunto dai nuovi paesi Ue, dove nel tempo è stata dislocata parte della produzione dei colossi automobilistici europei. 

Si protrae, infatti, una situazione di debolezza traversale all’industria europea, che ha epicentro nell’automotive. Il settore sta affrontando una transizione difficile verso il mondo elettrico, dettata anche da normative ambientali europee sempre più stringenti. Ne è scaturita una fase di rallentamento dei livelli di attività settoriali, che ha colpito soprattutto la Germania, dove l’automotive e l’annessa filiera hanno un peso rilevante per l’attività manifatturiera complessiva. Data la centralità della Germania nella macchina produttiva europea, anche le catene produttive internazionali ne sono state intaccate, con effetti a cascata che hanno interessato alcuni fornitori strategici come l’Italia. 

 

Resta ampia l’eterogeneità delle performance settoriali 2019

Non tutti i settori manifatturieri hanno risentito allo stesso modo del quadro fin qui delineato. In termini di evoluzione del fatturato a valori correnti nel periodo gennaio-novembre 2019, il settore più dinamico è stato quello dei Prodotti e materiali da costruzione (+5.8% tendenziale), in vivace recupero dai livelli di minimo toccati durante la crisi edilizia. Un importante sostegno è giunto dalla ripartenza dell’edilizia residenziale nuova e delle opere pubbliche, che si affiancano alla buona tenuta del segmento ristrutturazioni. 

Sopra la media la performance dei settori produttori di beni di consumo, quali Alimentare e bevande (+2.4%), Sistema moda (+2.1%), Largo consumo (+1.5%), sostenuti soprattutto dalle vendite estere. I risultati più brillanti si registrano nei mercati a maggior capacità di spesa, dove resta tonica la domanda rivolta ai segmenti del lusso della moda italiana e della cosmesi. 

In crescita anche la Meccanica (+1.1%), ma su ritmi decisamente ridimensionati rispetto al recente passato (biennio 2017-‘18). A pesare sulla performance settoriale 2019 vi sono la debolezza del ciclo degli investimenti e la stagnazione delle esportazioni.

Un discorso a parte va fatto per gli Elettrodomestici che, pur presentando un fatturato in crescita sostenuta nei primi undici mesi dello scorso anno (+5.9%), scontano criticità legate alla base produttiva nazionale. Per contro, l’evoluzione negativa del fatturato della Farmaceutica non rispecchia il buon dinamismo del settore, soprattutto sui mercati internazionali, dove l’export continua a crescere a due cifre. 

Il settore degli Autoveicoli e moto si è confermato, invece, quello più in difficoltà (-7.5% il fatturato a valori correnti, sempre nel gennaio-novembre 2019). Alla complessità del quadro europeo e internazionale che caratterizza l’attività settoriale, si accompagna la debolezza del mercato nazionale, con andamento incerto della domanda dei privati e dei canali società e noleggio.

Il rallentamento degli attivanti, a partire da automotive e Meccanica, ha frenato anche la crescita dei settori connessi lungo le catene del valore, quali i produttori di intermedi (Prodotti in metallo e Metallurgia, Intermedi chimici, Altri intermedi), l’Elettronica e l’Elettrotecnica, dove solo la crescente attenzione alla ricerca di efficienza energetica e alla transizione verso le fonti rinnovabili è riuscita a scongiurare un calo più marcato dei livelli di attività. 

 

Le attese per il 2020 sono orientate verso un recupero moderato del fatturato manifatturiero

L’indice di fiducia manifatturiero resta al momento in territorio negativo, al pari degli ordinativi, con poche eccezioni concentrate nei settori produttori dei beni di consumo e nella Meccanica, dove si intravedono spunti di miglioramento. Tuttavia, la componente delle attese sulla domanda ha smesso di peggiorare, segnale che gli operatori sono orientati verso un rasserenamento del contesto operativo 2020, perlomeno nella seconda parte dell’anno. Le aspettative sono puntate più che altro sulla domanda interna che, lato consumi, dovrebbe beneficiare del taglio del cuneo fiscale e, lato investimenti, dell’avvio del nuovo pacchetto di incentivi Impresa 4.0 (con un differente assetto rispetto al recente passato, ovvero via credito d’imposta, secondo un piano di agevolazioni che avvantaggia soprattutto le piccole e medie imprese).

 

Lo scenario è denso di rischi al ribasso sul fronte estero

I nodi principali da sciogliere restano i tempi e la velocità di ripresa del commercio mondiale. La firma della tregua tra Stati Uniti e Cina, nell’ambito della guerra dei dazi, ha generato un temporaneo ottimismo. Tuttavia, le condizioni imposte per siglare ufficialmente la tregua appaiono onerose per l’economia del dragone. Il rischio è che la richiesta dell’amministrazione americana possa essere soddisfatta solo apportando pesanti modifiche alle attuali linee strategiche di import cinese, con ripercussioni pesanti sulla geografia degli scambi mondiali.

Inoltre, sulla Cina grava lo scoppio dell’epidemia Coronavirus, che produrrà effetti già nel breve termine, visibili sia sulla crescita cinese del primo trimestre 2020 sia sul commercio mondiale, dove il gigante asiatico rappresenta ormai un nodo nevralgico (molto più centrale e strategico rispetto al 2003, ai tempi dell’epidemia Sars). 

Resta poi l’incognita delle elezioni americane e di quanto una riconferma o un cambiamento di rotta del governo possa incidere sullo scacchiere internazionale, non solo per quanto riguarda i rapporti con la Cina, bensì anche con un’altra area “calda” dal punto di vista delle tensioni geopolitiche, il Nord Africa e Medio Oriente. Si tratta di un’area di importanza strategica per l’Italia, non solo per l’approvvigionamento energetico, ma anche per la fitta rete di relazioni industriali intessuta nel tempo, soprattutto con il territorio del Maghreb, molto intensa nel Sistema moda. Dai paesi del Medio Oriente arriva, inoltre, una domanda crescente di prodotti Made in Italy, ad oggi sfruttata solo in parte, che nell’ultimo decennio ha visto incrementare gli scambi dei settori produttori di beni di consumo. Oltre all’alto di gamma della moda italiana, ne hanno beneficiato il Largo consumo (che include la cosmetica), dove il Nord Africa e Medio Oriente incide oggi per il 7% sull’export complessivo del settore verso il mondo, e i Mobili, dove tale peso raggiunge il 7.8%. Progressi si sono osservati anche per le vendite di Alimentare e bevande. Inoltre, l’Area resta strategica per le esportazioni di Meccanica (pesa il 9.8% sull’export complessivo del settore), nonostante l’aumento delle tensioni competitive abbia messo sotto pressione le nostre quote di mercato. Un’eventuale distensione dei rapporti tra Stati Uniti e Iran, inoltre, uno dei player mediorientali che presenta più potenzialità di crescita industriale, potrebbe aprire ulteriori opportunità di business per il manifatturiero italiano.

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Analisi dei Settori Industriali, nato nel 1987 dalla collaborazione di Prometeia con la Banca Commerciale Italiana (oggi Intesa Sanpaolo), esamina il mondo delle imprese manifatturiere e fornisce analisi congiunturali e previsioni sulle potenzialità di crescita e di redditività per circa quaranta comparti produttivi raggruppati in quindici settori.