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Rapporto di Previsione dicembre 2017

Crescita Italia agli esami di maturità

 
 
 
 

Mentre l’uscita dalla recessione del 2012-2013 era stata guidata dalla spesa delle famiglie, sostenuta dalla politica di bilancio e molto concentrata sull’acquisto di mezzi di trasporto, da quest’anno la ripresa è entrata in una fase più matura: non più a macchia di leopardo, ma diffusa tra i diversi settori industriali e allargata ai servizi, con l’importante risveglio del turismo.

Le principali previsioni del Rapporto di dicembre 2017:

 
  • Rivista al rialzo la previsione sul Pil italiano 2017 a +1,6% da +1,4% stimato a settembre. Le favorevoli condizioni congiunturali permetteranno alla crescita di attestarsi a +1,5% nel 2018
  • Domanda estera e incentivi fiscali stanno favorendo anche in Italia l’avvio di un ciclo di espansione degli investimenti strumentali e in tecnologia (+12% nel 2017-18)
  • In discontinuità con il recente passato, la politica di bilancio tornerà moderatamente restrittiva. Nel 2018 l’alto debito pubblico si ridurrà, ma solo gradualmente (130,5% da 131,8% del 2017), continuando a rappresentare un fattore di rischio per l’economia
  • Le politiche monetarie si muoveranno cautamente per non interrompere in modo brusco la ripresa: Prometeia prevede che la Bce non alzerà i tassi fino a fine 2019
  • Negli Stati Uniti la riforma fiscale voluta da Trump, nel suo complesso, determinerà al massimo un impulso sul Pil di un decimo di punto percentuale nel 2018 e due decimi nel 2019 e 2020
  • Nuova accelerazione per l’economia mondiale nel 2017 (+3,5%), con crescita media annua del commercio globale vicina al 5% grazie soprattutto al contributo della Cina. Nel 2018 ancora forte espansione (Pil +3,5%, commercio +4,3%), nonostante un minor contributo di Pechino, l’incognita fiscale americana e i rischi geopolitici
 

L’Italia “surfa” sull’onda della ripresa globale: è tempo di aumentare il potenziale di crescita

I venti in poppa del commercio globale e della stabilità politico-istituzionale europea sostengono l’economia italiana e permettono nel 2017 di conseguire la crescita (+1,6%) più elevata degli ultimi 7 anni, crescita superata solo tre volte dall’avvio dell’Eurozona.

Gli indicatori congiunturali sono ancora tutti orientati al rialzo, per cui il 2018 partirà con un abbrivio positivo che consentirà, in assenza di shock inattesi, di proseguire sugli attuali ritmi di crescita. Il 2018 sarà dunque ancora un anno molto buono, che potrebbe sorprendere al rialzo, senza considerare i possibili risvolti negativi di un esito elettorale che dovesse lasciare troppo a lungo l’economia italiana senza guida. Cautamente, Prometeia prevede un modestissimo rallentamento nel ritmo di crescita del Pil all’1,5% per una minore vivacità delle esportazioni.

Il cambio di intensità prima, e di direzione poi, dei venti favorevoli si comincerà a percepire dal 2019 quando, a fronte di politiche monetarie ancora espansive, al contesto internazionale meno benevolo si affiancherà il mutamento di stance della politica di bilancio italiana, moderatamente restrittiva. Euro e prezzi in rafforzamento getteranno sabbia negli ingranaggi della ripresa e, a partire dal 2020, anche le politiche monetarie ridurranno via via il loro sostegno alla crescita. Prometeia stima pertanto che il ritmo di crescita dell’economia italiana rallenti attestandosi intorno all’1%, più in linea con la crescita potenziale del paese.

Per Prometeia c’è quindi la necessità – in un contesto globale che rimarrà favorevole per l’anno prossimo – di dedicare risorse a un ciclo di investimenti che, allargando la capacità produttiva, ne aumenti la produttività, e dunque il potenziale di crescita italiano.

 

Usa e Cina alla prova delle riforme

La riforma fiscale negli Stati Uniti – primo vero successo politico dell’Amministrazione Trump – punta a ridurre le tasse per le imprese e le famiglie per liberare risorse a sostegno degli investimenti interni e dei consumi privati. Sui mercati internazionali, il rimpatrio dei proventi maturati all’estero potrebbe far aumentare la domanda di dollari spingendo al rialzo la valuta Usa, mettendo così in difficoltà i paesi emergenti indebitati in dollari. Allo stesso tempo, si potrebbero ridurre le risorse per i paesi dove si concentra l’attività produttiva delle multinazionali americane, penalizzandone la crescita. La politica di bilancio Usa si colloca in una fase di ripresa dell’economia che avrebbe bisogno di interventi a sostegno della produttività e non di una spinta per superare un rallentamento ciclico. Nello scenario Prometeia al 2020 la riforma nel suo complesso determinerà un impulso al massimo di due decimi di punto percentuale all’anno sulla crescita del Pil, non sufficienti a esercitare significative pressioni al rialzo sui prezzi interni.

Dopo il Congresso del Partito, la Cina è entrata in una fase di leadership politica più forte che potrebbe accelerare il processo di riforme dei mercati finanziari interni. Le compagnie straniere potranno detenere la maggioranza nella pro­prietà di joint venture con istituti finanziari cinesi. In parallelo, per cercare di arginare il fenomeno dello shadow banking, sono state introdotte regole comuni a tutti gli operatori per la ge­stione degli asset finanziari. Intanto l’economia prosegue lungo il sentiero di crescita previsto. Esauri­to l’impulso espansivo della politica di bilancio, gli investimenti rallenta­no, gli scambi commerciali tornano su rit­mi di crescita a una cifra, lo yuan si è stabilizzato, la decelerazione della domanda cinese riduce il ritmo di espansione dei prezzi internazio­nali delle materie prime. Se il 2017 si chiuderà con una crescita del Pil cinese superiore all’obiettivo governativo, vi sono già le premesse per una crescita meno dinamica dal 2018 e quindi un minor contributo della Cina all’economia mondiale.