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Rapporto Analisi dei Settori Industriali ottobre 2018 - Highlights

In collaborazione con Intesa Sanpaolo
 
  • Il manifatturiero italiano chiuderà il 2018 con un fatturato in aumento dell’1.7% a prezzi costanti, in rallentamento rispetto al +2.8% del 2017, a causa della maggiore incertezza sul piano internazionale ed interno, che continuerà a condizionarne la crescita anche nel prossimo biennio (+1.6% media annua nel 2019-‘20).
 
  • Nella prima parte del 2018, le esportazioni italiane di manufatti hanno mantenuto ritmi di sviluppo superiori a quelli dei principali competitor dell’Unione europea, conservando o guadagnando quote in un ampio ventaglio di mercati. La buona competitività sui mercati internazionali si confermerà nei prossimi anni e si rifletterà in un ulteriore incremento del saldo commerciale, atteso sfiorare i 98 miliardi di euro nel 2020, al netto delle materie prime e dei prodotti petroliferi.
 
  • Nel biennio 2019-‘20, il maggior contributo alla crescita del manifatturiero continuerà a giungere dalla Meccanica, che eserciterà un effetto traino su tutti i settori della filiera. In ripresa anche gli Autoveicoli e motocicli, dopo la battuta d’arresto dell’anno in corso. Aumenti contenuti si attendono anche per i settori produttori di beni di consumo e intermedi.
 
  • Dai bilanci 2017 emergono segnali di ulteriore miglioramento del profilo economico-finanziario del manifatturiero, con margini e redditività tornati sui livelli pre-crisi. L’industria italiana si mostra, nel complesso, più capitalizzata e caratterizzata da una maggiore solvibilità rispetto al recente passato, potendo contare quindi su basi più solide per affrontare uno scenario non privo di rischi.
 
  • La capacità di resilienza del manifatturiero deriva anche dal recente progresso sul fronte degli investimenti immateriali, nonostante permanga ancora un gap dell’Italia nei confronti dei partner europei. La produttività delle imprese risulta infatti positivamente correlata con l’adozione di alcuni comportamenti strategici, quali la registrazione di brevetti e marchi e l’ottenimento di certificazioni di qualità e ambientali.
 
 
 

Il picco di crescita è alle spalle

Il manifatturiero italiano chiuderà il 2018 con un fatturato in crescita dell’1.7% a prezzi costanti, in rallentamento rispetto al +2.8% del 2017, scontando la maggiore incertezza sul piano internazionale e interno. 

Il settore che ha deluso maggiormente le attese e registrerà nel nostro scenario una battuta d’arresto a consuntivo 2018, è l’Automobile e motocicli, condizionato anche da fattori specifici e temporanei (modifiche nelle regole di omologazione sul mercato interno, rallentamento dell’export verso gli Usa indotto anche dai rischi di protezionismo e crollo verso la Cina, dopo i picchi del 2017). 

Il manifatturiero italiano continuerà a rallentare anche nel prossimo biennio (+1.6% in media annua. nel 2019-‘20), in un quadro di rischi crescenti già ora evidenti nel peggioramento della fiducia degli operatori e in atteggiamenti di maggiore prudenza sia per quanto riguarda gli acquisti di materie prime che di macchinari e mezzi di trasporto. Gli investimenti in questi beni, già in rallentamento nella seconda parte del 2018, sono comunque attesi rimanere tra i principali fattori di sostegno alla crescita del manifatturiero anche nel prossimo biennio. Il ciclo delle costruzioni, poi, è previsto proseguire lungo il percorso di recupero dai minimi storici, grazie al risveglio dell’edilizia residenziale nuova e, nell’orizzonte del 2020, a un rinnovato stimolo degli investimenti pubblici.

Dopo il rallentamento stimato per il 2018 (+0.8%, a prezzi costanti, contro il +1.4% medio del biennio 2016-’17), prevediamo una moderata accelerazione della spesa per consumi nel 2019-’20, su tassi prossimi all’1% annuo. Nel complesso del prossimo biennio, nonostante il rafforzamento del reddito disponibile, l’aumento dell’incertezza e la necessità di ricostituire i livelli di ricchezza, ancora inferiori ai massimi del 2007 (in termini reali), si rifletteranno in un aumento della propensione al risparmio da parte delle famiglie.

 

Le esportazioni italiane mostrano una buona forza competitiva

Nella prima parte del 2018 l’Italia ha mantenuto un profilo dell’export (+3.4% a valori correnti) superiore sia a quello del commercio mondiale (-0.4% a valori correnti) che a quello degli altri principali concorrenti europei. Il dato, che conferma quanto già emerso a fine 2017, è diffuso a gran parte dei settori e dei mercati; fanno tuttavia eccezione la Meccanica, dove le imprese italiane stanno privilegiando il mercato interno (a fronte di una capacità produttiva non sufficiente), e l’Automotive, su cui hanno gravato anche le minacce protezionistiche.

Da segnalare le brillanti performance dei settori produttori di beni di consumo, grazie a contributi positivi che non giungono solamente dal continente europeo, ma anche da USMCA (il nuovo acronimo dell’accordo tra USA, Canada e Messico) e Asia.

Questi risultati confermano la forza competitiva delle esportazioni italiane, che prevediamo mantengano tassi di crescita di poco inferiori al 3% medio annuo a prezzi costanti, seguendo il ritmo di espansione del commercio internazionale. Anche i flussi di merci importate continueranno ad aumentare a ritmi analoghi, lungo tutto l’orizzonte di previsione, riflettendo - oltre a specifici casi di maggior competitività dei produttori esteri - anche il progressivo cambiamento della specializzazione produttiva italiana, in alcuni casi non più funzionale al pieno soddisfacimento del mercato interno. In virtù di queste dinamiche, il saldo manifatturiero, al netto delle materie prime e dei prodotti petroliferi, proseguirà il percorso espansivo in atto da anni, con la sola eccezione del 2015, arrivando ad avvicinarsi ai 98 miliardi di euro nel 2020.

 

Margini e redditività tornano sui livelli pre-crisi

L’analisi condotta su un ampio campione di bilanci 2017 evidenzia un ulteriore miglioramento dell’industria italiana sotto il profilo economico-finanziario, rispetto ai risultati 2016. Nella media del manifatturiero, sia i margini che la redditività operativa si sono riportati sui livelli pre-crisi (2007): la redditività operativa (Roi) si è assestata sull’8.6%, la redditività del capitale proprio (Roe) sul 9.2%. Il progresso si dimostra diffuso a tutte le classi dimensionali del campione, nonostante permanga un gap competitivo per le piccole imprese.

L’industria italiana si dimostra, nel complesso, più capitalizzata (l’incidenza del capitale proprio sul totale passivo è passata dal 29% del 2007 al 40% circa nel 2017) e contraddistinta da una migliore solvibilità finanziaria rispetto al recente passato (il peso degli oneri finanziari sulla marginalità lorda è sceso al di sotto dell’8% nel 2017, da livelli prossimi al 20% nel periodo 2007-‘09). Il tessuto produttivo nazionale si appresta, pertanto, ad affrontare le incertezze e i crescenti rischi dello scenario partendo da basi più solide.   

Il processo di recupero della redditività è previsto perdere di intensità a partire dall’anno in corso, in un contesto che si sta facendo sempre più sfidante e che contempla costi ancora moderatamente in crescita. Nella media del triennio 2018-‘20 si assisterà, ad ogni modo, solo ad un marginale aggiustamento dei principali indicatori finanziari, con un Roi previsto rimanere prossimo all’8.5%. 

 

Gli investimenti immateriali favoriscono la competitività delle imprese

I vantaggi competitivi si basano sempre di più su fattori immateriali, necessari per fronteggiare sia le crescenti pressioni competitive sia la trasformazione digitale in corso.
 Gli ultimi dieci anni si sono caratterizzati per un progresso dell’Italia sul fronte degli investimenti immateriali. I dati di Contabilità Nazionale evidenziano una crescita del 23% nel periodo 2008-‘17. Ciononostante, permane un gap con i principali competitor europei, ben visibile in termini di incidenza degli investimenti immateriali sul PIL: il 2.9% in Italia, contro il 5.3% in Francia e il 3.8% in Germania, condizionato anche dalla diversa specializzazione produttiva e, soprattutto, differente struttura dimensionale che caratterizza il nostro Paese rispetto ai maggiori partner europei.

Il gap appare particolarmente significativo alla luce dell’impatto che questi fattori hanno sulle performance delle imprese. Le stime eseguite su un ampio campione manifatturiero evidenziano come la competitività delle imprese italiane, misurata in termini di Produttività Totale dei Fattori (TFP), risulti positivamente correlata con l’adozione di alcuni comportamenti strategici che sottendono la presenza di determinate competenze e conoscenze: brevetti (come misura delle conoscenze tecnologiche), marchi (come misura delle competenze di mercato e della reputazione d’impresa) e certificazioni (come proxy del concetto di know-how, ovvero l’insieme delle buone pratiche che consentono di gestire efficacemente i processi). 

 

L’evoluzione dei settori

La Meccanica, dopo un ottimo 2018, si confermerà quale principale artefice dell’espansione dei livelli di attività del manifatturiero italiano anche nel 2019-‘20, primeggiando per intensità della crescita, oltre che per dimensioni (il fatturato del settore è previsto tornare a superare quello dell’Alimentare e bevande, a fine periodo): +2.4% la crescita media annua (a prezzi costanti). Il rallentamento atteso nella domanda interna, dopo la fase di intenso rinnovo degli impianti del triennio 2015-’18, libererà spazi di capacità produttiva, che potranno alimentare un ritorno delle esportazioni su ritmi di crescita più sostenuti.

La dinamicità della Meccanica favorirà l’evoluzione del fatturato di altri comparti nella filiera, quali i Prodotti in metallo e l’Elettrotecnica. Questi settori beneficeranno, comunque, anche del progressivo consolidamento del ciclo delle costruzioni. Per entrambi, il fatturato a prezzi costanti è previsto in aumento a un tasso superiore a quello medio manifatturiero nel 2019-’20, nell’ordine del +2% in media d’anno.

Un ritmo di espansione superiore alla media manifatturiera, è atteso anche per i comparti a valle della filiera chimica, quali Farmaceutica e Largo consumo (grazie, soprattutto, a un maggior traino della domanda sul mercato nazionale), settori dove l’Italia confermerà il proprio ruolo di piattaforma produttiva per lavorazioni ad alto contenuto qualitativo.

Evoluzione in linea con il profilo manifatturiero, invece, per gli Autoveicoli e moto (+1.7% medio annuo, nel biennio 2019-‘20) che dopo la temporanea battuta d’arresto del 2018 mostrerà un moderato recupero già nel 2019, a tassi comunque decisamente inferiori rispetto a quelli del recente passato. Il contesto competitivo si fa infatti sempre più sfidante, dati i cambiamenti tecnologici in atto, con importanti investimenti sulle nuove propulsioni ibride ed elettriche. 

Scendendo nel ranking di crescita troviamo la gran parte dei settori produttori di intermedi e componenti: Prodotti e materiali da costruzione, Metallurgia, Intermedi chimici, Altri intermedi ed Elettronica, con tassi compresi tra l’1.2% e l’1.6% annuo. Chiude la classifica il cluster dei settori produttori di beni di consumo: Mobili (+1.1%), Sistema moda (+0.9%), Alimentare e bevande (+0.8%) ed Elettrodomestici (+0.6%). 

Questi settori, peraltro, negli scorsi anni hanno vissuto una forte ristrutturazione, visibile sia dalla riduzione della base produttiva sia dal significativo miglioramento dei risultati medi delle imprese rimaste sul mercato.

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Analisi dei Settori Industriali, nato nel 1987 dalla collaborazione di Prometeia con la Banca Commerciale Italiana (oggi Intesa Sanpaolo), esamina il mondo delle imprese manifatturiere e fornisce analisi congiunturali e previsioni sulle potenzialità di crescita e di redditività per circa quaranta comparti produttivi raggruppati in quindici settori.