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Rapporto Analisi dei Settori Industriali maggio 2018 - Highlights

In collaborazione con Intesa Sanpaolo
 
  • Nel biennio 2018-19, l’industria manifatturiera italiana registrerà un consolidamento dell’attuale tendenza positiva: l’attività produttiva crescerà del 2.4% per quest’anno e del 2.1% nel 2019 (a prezzi costanti), consentendo al fatturato di riportarsi sui livelli del 2007. Nel 2020-22 si potrà osservare un graduale rallentamento dei livelli di attività, al di sotto del 2% (a prezzi costanti), coerentemente con un fisiologico ripiegamento ciclico della domanda. 
  • Le prospettive di crescita si basano su fondamentali solidi, pur in uno scenario non esente da rischi. Il processo di rinnovamento che ha interessato il manifatturiero negli ultimi anni, ha restituito un sistema industriale con un minor numero di imprese, ma più competitive: aumento delle dimensioni medie aziendali, migliore capacità di radicamento sui mercati esteri, adeguamento della base occupazionale, upgrading tecnologico degli impianti, recupero della redditività, sono i principali segnali della trasformazione in atto.
  • Non si arresta il processo di miglioramento del saldo commerciale, che è previsto superare i 115 miliardi di Euro nell’orizzonte del 2022. Il principale contributo verrà dalla Meccanica, che da sola garantirà 11 dei 25 miliardi di incremento del surplus, ma anche dall’Alimentare e bevande e dalla Farmaceutica, fino a pochi anni fa settori in deficit strutturale con l’estero. Una eventuale escalation delle spinte protezionistiche potrebbe, tuttavia, modificare la geografia degli scambi mondiali. 
  • Il ranking settoriale di medio termine vede la Meccanica protagonista della crescita, insieme ad Autoveicoli e moto ed Elettrotecnica. Si confermerà, inoltre, la specializzazione dell’Italia come base produttiva nella Farmaceutica e nel Largo Consumo.
  • A partire dal 2018, il recupero sul fronte della redditività si farà più lento. La selezione in atto tra le imprese e la trasformazione della base produttiva, che continueranno a caratterizzare anche il medio termine, attenueranno progressivamente i loro effetti positivi sul quadro finanziario.
 

La crescita si consolida

L’industria manifatturiera italiana ha archiviato un 2017 particolarmente positivo, tra i migliori anni del post-crisi: il fatturato è aumentato del 4.3% a valore e del 2.9% a prezzi costanti, grazie al contributo sia della componente interna, sostenuta dalla ripresa del ciclo degli investimenti, sia di quella estera, supportata da esportazioni in accelerazione, nonostante il rafforzamento dell’euro sul finire dell’anno.

Nella prima parte del 2018 sono emersi segnali di rallentamento, effetto soprattutto dell’incertezza politica interna ed internazionale, e interpretabili come una fisiologica normalizzazione dei tassi di sviluppo, anche alla luce dell’ottimo andamento degli ordini. Nel nostro scenario, l’industria manifatturiera italiana vedrà un consolidamento del trend espansivo, con i livelli di attività che cresceranno del 2.4% nel 2018 e del 2.1% nel 2019, a prezzi costanti. Alla fine del biennio, il fatturato si riporterà sui valori del 2007. 

Nel 2020-22 si assisterà a un graduale rallentamento del ritmo di crescita dell’attività al di sotto del 2% (a prezzi costanti), coerentemente con un fisiologico ripiegamento ciclico della domanda.

 

I fattori alla base dello scenario di crescita: si riduce il numero delle imprese, ma chi resta è più competitivo…

Lo scenario di crescita dell’industria italiana trova fondamento nel processo di trasformazione avviatosi in risposta alla crisi, che ha restituito una base produttiva più piccola, ma più forte e competitiva. 

Le imprese sopravvissute, mediamente più grandi, hanno conseguito miglioramenti importanti sul fronte della marginalità delle vendite, della produttività del lavoro, della solidità patrimoniale e finanziaria. Si tratta di soggetti più strutturati, in grado di affrontare sia i mercati esteri con strategie di maggiore radicamento, come testimonia la recente performance di export italiana, ma anche il cambio di passo sul piano dell’upgrading dell’apparato produttivo, che si intravede nell’irrobustimento del ciclo degli investimenti, sostenuto dagli incentivi governativi. 

 

…e ha un capitale umano più qualificato

Il rimodellamento del tessuto produttivo ha comportato, di riflesso, anche effetti sulla base occupazionale. Si è assistito, infatti, ad un processo di trasformazione delle competenze interne al manifatturiero, che ha visto un riposizionamento della forza lavoro verso mansioni più qualificate, soprattutto di tipo white collar. Il trend è visibile in quasi tutti i settori, ed è stato particolarmente intenso nella filiera dell’automobile e in quella dell’Elettrotecnica ed elettrodomestici.

Ad oggi, la struttura per mansioni e competenze del settore auto italiano si presenta più allineata a quella di Germania e Francia. Anche il riposizionamento della Meccanica su livelli occupazionali a maggior qualifica ha comportato un avvicinamento della struttura italiana a quella tedesca, sebbene permangano ancora differenze importanti relativamente al peso delle professioni intellettuali e scientifiche (compresi gli addetti alla ricerca e sviluppo) e a quello della base operaia meccanica qualificata, che restano più elevati in Germania.

La valorizzazione del capitale umano appare ancora più importante alla luce della crescente digitalizzazione dell’attività manifatturiera. Nel nostro scenario, gli investimenti in ICT e in attività immateriali si confermeranno tra le componenti più dinamiche della domanda interna.

 

Prosegue la fase di miglioramento del saldo commerciale manifatturiero…

Il commercio estero contribuirà positivamente ai livelli di attività del manifatturiero lungo tutto il periodo di previsione. Il fisiologico rallentamento della domanda interna, infatti, frenerà la crescita delle importazioni di manufatti, che si mostrerà relativamente più contenuta rispetto al passato, combinandosi ad esportazioni in espansione su ritmi prossimi al 3.5% medio annuo. 

Queste dinamiche si rifletteranno in un continuo miglioramento del saldo commerciale, che è previsto superare i 115 miliardi di euro nel 2022. Il principale contributo all’attivo del saldo verrà dalla Meccanica, che da sola garantirà 11 dei 25 miliardi di incremento del surplus, ma anche dalle performance dell’Alimentare e bevande e della Farmaceutica, settori in deficit strutturale con l’estero fino a pochi anni fa.

 

…anche se il rischio di protezionismo grava sulla geografia degli scambi mondiali

Lo scenario fin qui delineato appare vulnerabile a numerosi fattori di rischio. Preoccupa, in particolare, la possibilità (ad oggi non direttamente inclusa nelle nostre stime) di un’escalation delle spinte protezionistiche che, in caso sfociassero in una vera e propria guerra sui dazi, potrebbe avere effetti dirompenti sulla geografia degli scambi globali, con intensità variabile da settore a settore.

 

L’evoluzione dei settori nel medio termine

La Meccanica sarà protagonista all’interno del panorama manifatturiero italiano, sperimentando nel 2018 un tasso di crescita del fatturato decisamente superiore alla media (+4.2% a prezzi costanti) che potrà confermare, di fatto, la buona performance del 2017. Grazie al contributo positivo del canale estero, il settore rimarrà tra i più dinamici anche nel medio termine (+3.1% nella media 2018-22), nonostante un progressivo e fisiologico rallentamento degli investimenti. 

Nel periodo 2018-22, una performance media superiore a quella manifatturiera è attesa caratterizzare anche il Largo consumo (+2.6% in media d’anno), gli Autoveicoli e moto (+2.3%), la Farmaceutica (+2.2%) e l’Elettrotecnica (+2.2%), a supporto del riposizionamento del manifatturiero italiano su settori a maggiore contenuto tecnologico. 

Il buon andamento dei settori a valle si rifletterà in opportunità di sviluppo per il settore dei Prodotti in metallo (+2.3% in media d’anno, nel periodo 2018-22). Gli altri produttori di beni intermedi (Altri intermedi +1.7%, Intermedi chimici +1.7%, Prodotti e materiali da costruzione +1.2%), invece, sconteranno il venir meno del ciclo scorte, che aveva sostenuto i vivaci ritmi di espansione del 2017. Tuttavia, anche per questi settori si intravedono spunti di crescita sui mercati esteri, dove le imprese italiane potranno beneficiare dell’incremento di competitività derivante dalle ristrutturazioni degli ultimi anni, con la comparsa di nuove linee di produzione tecnologicamente all’avanguardia (e.g. chimica verde) e dei continui sforzi messi in campo delle aziende operanti nei settori di eccellenza e a maggiore vocazione estera, come imballaggi e piastrelle. Il quadro previsivo della Metallurgia (+2% la crescita attesa, nella media 2018-22) resta penalizzato dall’incertezza circa l’esito della ristrutturazione del comparto siderurgico. 

Per i settori di consumo tipici del Made in Italy, determinante sarà la capacità di cogliere la crescita della domanda mondiale di beni di alta gamma, che consentirà alle imprese italiane di mantenersi su un sentiero di espansione del fatturato, sebbene a tassi inferiori alla media manifatturiera: Sistema Moda +1.5%, nella media del periodo 2018-22, Mobili +1.3%, Alimentare e bevande +1.3%.

In coda al ranking delle prospettive settoriali, troviamo l’Elettronica e gli Elettrodomestici, penalizzati dall’elevata concorrenza internazionale e da una base produttiva ormai fortemente ridotta. Tuttavia, in entrambi i settori, non mancheranno le opportunità di sviluppo per le imprese innovative e posizionate su nicchie di mercato, in grado di sfruttare al meglio i fattori competitivi del Made in Italy (dalla cultura del design alla capacità di servire al meglio altri settori di punta dell’industria italiana, tramite lavorazioni ad hoc, alla partecipazione in filiere produttive locali ed internazionali).

 

Rallenta il processo di recupero della redditività

Nonostante le buone prospettive di crescita del fatturato, la redditività manterrà un profilo di recupero più lento nel 2018 e nel medio termine. Il processo di selezione e rinnovamento che ha caratterizzato il manifatturiero negli ultimi anni, attenuerà infatti, progressivamente, i suoi effetti positivi sul quadro finanziario. Nello specifico, sulla base delle nostre stime, sia il ROI che il ROE potranno assestarsi sui buoni livelli raggiunti nel 2017, sfiorando rispettivamente il 9% e l’8% nell’orizzonte del 2022.  

 
 
 
 
 
 
 
 
Analisi dei Settori Industriali, nato nel 1987 dalla collaborazione di Prometeia con la Banca Commerciale Italiana (oggi Intesa Sanpaolo), esamina il mondo delle imprese manifatturiere e fornisce analisi congiunturali e previsioni sulle potenzialità di crescita e di redditività per circa quaranta comparti produttivi raggruppati in quindici settori.