NEWS

Rapporto di Previsione luglio 2016

Le “incognite note” e i loro effetti sull’economia globale

 

Prometeia ha individuato, all’interno del Rapporto di Previsione di luglio 2016, una serie di “incognite note”: tutti quegli avvenimenti di natura politica, noti perché programmati e conosciuti con largo anticipo, ma impossibili da prevedere per definizione, perché i loro effetti, a differenza del passato, rappresentano oggi altrettanti punti di svolta sul piano istituzionale, crocevia fondamentali per la crescita economica.

Queste scosse adesso rischiano di diventare sempre più frequenti. E in questo momento storico a preoccupare è soprattutto l’impennata del rischio politico nei paesi europei più fragili, come l’Italia.

Tra gli highlights del Rapporto di Previsione:

  1. Tagliate le stime sul Pil italiano 2016 (da +1% a +0,8%) e 2017 (da +1,1% a +0,9%)
  2. L’effetto cumulato di Brexit sul Pil Italia 2016-2019 è di 0,7 punti percentuali
  3. In caso di esito negativo per la consultazione referendaria di ottobre, le ricadute sulla politica economica italiana potrebbero essere destabilizzanti
  4. Brexit: riviste al ribasso le previsioni del Pil britannico (dimezzate quelle per il 2016 da +1,8% a +0,9%)
  5. Bce: tapering post QE potrebbe essere più graduale del previsto
  6. Fed: rialzo tassi solo a inizio 2017, con unico ulteriore incremento a fine anno
  7. Germania si conferma motore della crescita europea, nonostante Brexit e anche grazie all’integrazione dei migranti

Le cinque “incognite note” nel mondo identificate da Prometeia:

  1. Brexit, giugno 2016
  2. Referendum costituzionale Italia, ottobre 2016
  3. Elezioni presidenziali Usa, novembre 2016
  4. Elezioni in Francia e Germania nel 2017
  5. Brasile, indagine sui finanziamenti illeciti
 
 

Brexit, giugno 2016

  1. I risultati del referendum inglese si innestano su un ciclo economico già in rallentamento; i cambiamenti istituzionali non arriveranno prima del 2019, cioè dopo i due anni di negoziazione previsti dal Trattato di Lisbona. All’interno di questo intervallo temporale Prometeia ha rivisto al ribasso le previsioni del Pil britannico, ha dimezzato quelle per il 2016 da +1,8% a +0,9%. Abbassate anche quelle per il 2017 (da +1,8% a +0,4%) e per il 2018 (da +2,3% a +1%). Tuttavia non ci sarà nessuna recessione in media d’anno. In totale Brexit costerà al Regno Unito 2,3 punti percentuali di Pil tra quest’anno e il 2017. L’effetto di Brexit per l’Italia è di 0,7 punti percentuali di Pil tra il 2016 e il 2019
  2. La Bank of England manterrà stabili i tassi di policy nel prossimo triennio, anche se non sono esclusi interventi aggiuntivi a sostegno della liquidità. Per effetto della Brexit il tapering della Bce potrebbe essere più graduale del previsto
  3. Secondo Prometeia la sterlina non ha toccato il punto di minimo nei confronti dell’euro; nonostante un parziale recupero previsto per fine anno, la valuta britannica dovrebbe restare sistematicamente su un rapporto di cambio più debole
 
 

Referendum costituzionale Italia, ottobre 2016

  1. L’incertezza politica manifesta i suoi effetti sui prezzi degli attivi finanziari e sulla formazione della domanda, ed è per questo che i rischi di un rallentamento più grave sono aumentati rispetto al passato. Prometeia abbassa dunque le sue stime sul Pil italiano per il 2016 (da +1% a +0,8%) e per il 2017 (da +1,1% a +0,9%). Il Pil tornerà a crescere dell’1% solo nel 2018
  2. Nei primi mesi del 2016 la crescita italiana ha accelerato il passo (da +0,2% a +0,3% in termini congiunturali) ma è rimasta più contenuta rispetto a quella degli altri maggiori paesi europei (+0,7% in Germania, +0,6% in Francia, +0,8% in Spagna). Il livello del Pil italiano è inferiore di oltre 8 punti percentuali ai massimi pre-crisi 
  3. In questo contesto continuano a soffrire le esportazioni italiane: le nostre vendite sui mercati esteri hanno sorpreso in negativo, fermo restando il rallentamento della domanda nei paesi emergenti. Per Prometeia ci si trova davanti ad un problema di competitività “sistemica”, che non può non rimandare al problema della stagnazione della produttività, concentrata nelle imprese di piccolissime dimensioni 
  4. In Italia si coniuga l’interazione perversa tra sistema bancario e debiti pubblici, e la maggiore esposizione a movimenti politici euroscettici: una miscela rischiosa. Il nostro paese non ha ancora chiarito quanto i movimenti anti sistema sono in grado di pesare nella politica futura e in quella economica in particolare
  5. Il passaggio chiave a questo fine sarà il referendum di ottobre. Le previsioni di Prometeia assumono che la consultazione avrà esito positivo per il governo (anche se le valutazioni demoscopiche danno il sì e il no alla pari, con il 40% di indecisi). In caso di esito negativo le ricadute sulla politica economica potrebbero essere destabilizzanti
 
 

Elezioni presidenziali Usa, novembre 2016

  1. Non sono sufficienti le condizioni monetarie espansive e il rientro del debito di famiglie e imprese a rilanciare un ciclo di crescita robusto negli USA
  2. Prometeia conferma il rialzo dei tassi di policy USA a inizio del 2017, con un unico ulteriore rialzo previsto per la fine del 2017. Il disallineamento tra politica monetaria USA e UEM potrebbe determinare un indebolimento dell’euro sul dollaro nel 2017
  3. All'incertezza sull'intensità della domanda prospettica complessiva, che frena gli investimenti delle imprese, si affianca un'espansione meno vigorosa rispetto al passato del reddito disponibile reale delle famiglie. Per l’effetto combinato di questi due fattori Prometeia stima un aumento moderato dei consumi privati, per una crescita complessiva del Pil che viene leggermente rivisto al rialzo per il 2016 (da +1,7% a +1,9%) e per il 2017 (da +2% a 2,1%)
 
 

Elezioni in Francia e Germania nel 2017

  1. La Germania si conferma motore della crescita europea, nonostante Brexit: aumentano i consumi e gli investimenti in costruzioni, che hanno alla base un ulteriore miglioramento del mercato del lavoro, grazie al processo di integrazione dei migranti. L’ufficio nazionale di statistica tedesco stima un flusso netto di 1.1 milioni di persone nel solo 2015, il più alto dai tempi dall’unificazione. Tutto ciò suggerisce la possibilità che l’offerta di lavoro e l’occupazione continuino a crescere nei prossimi anni con effetti positivi sui consumi privati, mentre nel breve periodo la gestione di flussi di immigranti contribuisce a mantenere elevata la spesa pubblica
  2. Le politiche sociali relative all’immigrazione, tuttavia, potranno condizionare il dibattito elettorale per le consultazioni del 2017 
  3. Dopo tre anni di crescita economica flebile e altalenante, tra il 2015 e il 2016 la Francia ha mostrato nuovo vigore grazie al buon andamento degli investimenti e dei consumi privati. Tuttavia Prometeia prevede che i rischi al consolidamento della ripresa rimangono orientati verso il basso
  4. Tra le cause anche il possibile effetto contagio del referendum inglese, che potrebbe agire da ulteriore disgregante sociale in una Francia dove le tendenze populiste continuano a rafforzarsi, in vista delle elezioni presidenziali del 2017. Non è escluso però un “effetto Spagna”, dove proprio Brexit in realtà ha contenuto una ulteriore diffusione del contagio euroscettico
  5. Ci si domanda quanto è ancora ampio il margine di manovra della politica di bilancio. La Francia è l’unico paese, insieme a Spagna e Portogallo, ancora dentro la procedura per disavanzi eccessivi, a causa di un orientamento di bilancio che ha sostenuto la stabilizzazione del quadro macro, avvenuto a discapito dell’obiettivo della sostenibilità delle finanze pubbliche. Uno squilibrio che non può essere rimandato sine die
 
 

Brasile, indagine sui finanziamenti illeciti

  1. I provvedimenti adottati dal Parlamento sotto la guida del nuovo presidente ad interim Temer vanno nella direzione di recuperare la credibilità spazzata via dallo scandalo Petrobras. Tuttavia è ancora prematuro ritenere superato il punto di minimo. Il Pil si è contratto anche nel primo trimestre del 2016 e la crisi di fiducia, associata alla contrazione del credito, penalizzano gli investimenti. Senza contare il forte aumento della disoccupazione, che non risparmia i consumi delle famiglie
  2. L’elezione del nuovo governatore della banca centrale, l’approvazione di un deficit primario pari al 2,6% del Pil e l’eliminazione di alcune rigidità dal lato delle spese correnti del settore pubblico rappresentano i primi passi importanti della politica economica per superare l’attuale recessione e la crisi di fiducia che attanaglia il paese. Non mancano neppure germogli di miglioramento delle condizioni economiche (la riduzione dell’inflazione, il parziale rientro nei mercati valutari del real)
  3. Rimane tuttavia elevato il rischio di una nuova crisi politica se lo sviluppo delle indagini dovesse evidenziare finanziamenti illeciti della campagna elettorale e quindi portare all’annullamento delle elezioni del 2010 che hanno sancito la presidenza di Dilma Rousseff e la vicepresidenza di Michel Temer
 
 

TAG