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Rapporto di Previsione marzo 2016

 
 

Crescita più bassa, più a lungo. Ma con rischi più alti

 
  1. Per Prometeia anche nel 2016 continua il rallentamento della crescita mondiale (+2,6%), a fronte di una domanda ancora debole, in accelerazione solo a partire dal 2017. Riviste verso il basso le previsioni tra il 2019-2023 per commercio (+4%) e PIL globale (+3%), area euro (+1,1%) e anche per l’Italia (+1%), che non riesce a recuperare il tasso di crescita pre-crisi.
  2. Crescita italiana +1% per il 2016, rivista al ribasso a +1,1% per il 2017. Nel 2016 la crescita dell’occupazione è prevista rallentare, lasciando il tasso di disoccupazione intorno all’11.5%. Il consolidarsi della ripresa favorirà invece un più rapido aumento di occupazione nel 2017.
  3. Stance fiscale moderatamente espansiva in Italia anche nel 2016 e 2017, inverte il segno solo nel 2018, quando si avvia il ciclo di rientro verso l’azzeramento del saldo strutturale. Disavanzo previsto ridursi nel triennio all’1.7% del PIL; Debito/PIL in lento ma costante rientro, al 130.8% nel 2018.
  4. Petrolio a 39 dollari nel 2016, per l’Italia 12 miliardi di euro totali di benefici: 7,5 in più per il reddito delle famiglie e 4,5 di minori costi per le imprese.  La media al 2023 del barile è a 70 dollari, ben al di sotto dei livelli medi degli ultimi anni.
  5. Il ritorno dell’inflazione europea verso 2% avverrà solo tra 2018 e 2019. La BCE manterrà i tassi ai minimi fino al 2019, consentendo alla UE di superare l’attuale fase di debolezza ciclica con una riduzione del ritmo di crescita del PIL nel 2016 rispetto al 2015 di un solo decimo di punto (+1,4%), mantenendo gli stessi ritmi di espansione successivamente
  6. Il binomio inflazione in ripresa e bassa crescita del salario orario non sarà neutrale per l’economia statunitense: la crescita USA si fermerà a +1,7% per il 2016. Con queste premesse, la Fed aspetterà l'inizio del 2017 per aumentare i tassi.
  7. La Cina, che pure tornerà a fornire un contributo positivo agli scambi mondiali, avrà una crescita media annua al 2018 del 6%.
 
 

FRENA ANCORA IL PIL GLOBALE, LOCOMOTIVA CERCASI

Nel 2016 continua il rallentamento della crescita mondiale (+2.6%), a fronte di una domanda globale che rimarrà ancora debole, per accelerare gradualmente solo a partire dal 2017. Il commercio mondiale, tra i molteplici focolai di incertezza nei mercati emergenti e la vulnerabilità dei maggiori Paesi industrializzati, nel 2016 crescerà solo dell’1.9%. 

Se l’uso accorto e coraggioso delle politiche monetaria e fiscale consentirà all’economia mondiale di superare il prossimo triennio senza una nuova recessione, lo scenario 2019-2023 si configurerà come un “new mediocre”, in cui verranno riviste verso il basso, non drammaticamente ma in misura significativa, le previsioni dello scorso anno per la crescita del commercio mondiale (+4%), che tornerebbe ai livelli medi degli anni ’80, del PIL globale (+3%) e, con essi, della crescita dell’area euro (+1,1%) e dell’Italia (+1%), mai verificatesi eccetto negli anni di crisi.

Non vi sono al momento economie in grado di rappresentare un faro per l’economia mondiale. La Cina, che pure tornerà a fornire un contributo positivo agli scambi mondiali, avrà una crescita media annua al 2018 del 6%, grazie anche agli sforzi della politica economica per il controllo della valuta. L’India, che tra i grandi Emergenti è il Paese che sta sperimentando una crescita economica dinamica (+7,3% nel 2015) non appare sufficientemente grande, in termini di PIL, e integrata, in termini di scambi commerciali, con il resto dell’economia mondiale.

 
 

CRESCITA ITALIA: REVISIONE AL RIBASSO (MA NIENTE DRAMMI), OCCUPAZIONE STABILE

Crescita del PIL italiano rivista leggermente al ribasso: +1% per il 2016, +1,1% per il 2017.  Ritmi comunque sostenuti per la nostra economia.  Il prezzo del petrolio ancora in calo, in particolare, favorirà la continuazione di un robusto ciclo di acquisto di beni durevoli. Molto dipenderà comunque dal prevalere di aspettative positive. Riteniamo vi siano le condizioni perché la ripresa possa proseguire e la progressiva sostituzione del traino dei mezzi di trasporto con altre componenti della domanda.

In termini di unità standard di lavoro la crescita di occupazione nel 2015 è risultata vivace: 191mila le unità totali, 216mila quelle dipendenti. Per quest’anno, il rimbalzo di assunzioni registrato allo scadere dello sgravio contributivo in misura intera lascia supporre una stabilizzazione nei flussi di ingresso nella prima parte dell’anno: il ritmo di crescita dell’occupazione è previsto rallentare allo 0.4%, dallo 0.8% del 2015 (0.7% e 0.9% rispettivamente la crescita delle posizioni lavorative), lasciando il tasso di disoccupazione a oscillare intorno all’11.5%. Il consolidarsi della ripresa favorirà invece un aumento di occupazione nel 2017 e permetterà, nel 2018, allo scadere degli incentivi, che non si verifichi un contraccolpo negativo. 

Inflazione molto bassa e mercato del lavoro in miglioramento permetteranno di proteggere il potere d’acquisto ma anche la competitività delle imprese.

 
 

POLITICA FISCALE ANCORA ESPANSIVA IN ITALIA, DEBITO/PIL IN LENTA CONTRAZIONE

Nei prossimi anni ci attende in Italia un consolidamento degli indicatori fiscali, che sarà aiutato dal ciclo economico e da tassi che resteranno bassi a lungo, alleggerendo il bilancio di quasi un punto percentuale rispetto a quanto sperimentato negli ultimi anni; tuttavia, anche alla luce delle riduzioni di pressione fiscale e contributiva già in cantiere, sarà richiesto di proseguire il contenimento della spesa per ridurre il disavanzo e al contempo arrivare all’auspicata archiviazione delle clausole di salvaguardia sull’IVA. 

Nella nostra previsione la stance fiscale resta moderatamente espansiva anche nell’anno in corso e nel prossimo, e inverte il segno solo nel 2018, quando si avvia il ciclo di rientro verso l’azzeramento del saldo strutturale. In termini effettivi, il disavanzo è previsto ridursi di un punto percentuale durante il triennio, all’1.7% del PIL, a fronte dell’azzeramento previsto dagli obiettivi del governo. Non consideriamo che venga attivata la clausola di aumento dell’IVA, che vale quasi un punto percentuale di PIL nel 2017, né che venga interamente sostituita da altre misure per rispettare gli obiettivi. 

Le condizioni per il rientro del debito migliorano, ma non sono ancora ottimali; il rapporto debito/PIL tornerà a scendere nel 2016 ma a ritmo moderato cumulando una riduzione di circa 2 punti percentuali in tre anni (130,8% nel 2018).

 
 

PETROLIO ANCORA IN CALO, 12 MLD DI BENEFICI PER L’ITALIA

L’ulteriore riduzione del prezzo del petrolio, dai 53 dollari al barile in media per il 2015 ai 39 previsti per il 2016, rappresenta ancora per quest’anno un vantaggio per un Paese importatore netto come l’Italia. 12 miliardi di euro nel complesso: 7,5 miliardi in più per il reddito delle famiglie e 4,5 miliardi di minori costi per imprese.  La media al 2023 del barile di greggio si attesterà intorno ai 70 dollari, ben al di sotto dei livelli degli ultimi anni.

 
 

L’INFLAZIONE LATITA, BCE FERMA FINO AL 2019

Il ritorno dell’inflazione europea verso 2% avverrà solo tra il 2018 e il 2019. Nel nostro scenario la politica monetaria della BCE si tradurrà in tassi ai minimi per tutto il 2018, determinando la permanenza dei tassi di mercato a tre mesi in territorio negativo, rendimenti sui Bund decennali inferiori all’1% e un più rapido restringimento degli spread rispetto ai titoli tedeschi. Tali condizioni favorevoli consentiranno all’UE di superare l’attuale debolezza ciclica mondiale con riduzione del ritmo di crescita del PIL di un solo decimo di punto rispetto al 2015 (+1,4% nel 2016).

Maggiore espansione monetaria nell’UEM e stabilità dei tassi di policy negli USA si rifletteranno in un rafforzamento del dollaro rispetto all’euro che a fine anno potrà essere scambiato a 1.05 $ per euro. L’incertezza sulle prospettive di crescita mondiale manterranno invece sostanzialmente stabile il differenziale tra i rendimenti USA e tedeschi sui titoli governativi decennali nel corso del 2016.

Il miglioramento prospettato per l’economia italiana e la maggiore espansione monetaria contribuiscono alla riduzione della remunerazione richiesta dagli investitori per detenere titoli di debito italiano. Le misure della BCE a sostegno del credito bancario dovrebbero favorire la crescita degli impieghi bancari e quindi la ripresa dell’economia. L’intensificazione del piano di acquisti contribuirà a comprimere il differenziale di rendimento Btp-Bund (sotto i 100pb già nel quarto trimestre 2016, 84pb a fine 2018) e garantirà una maggiore stabilità dei rendimenti a lungo termine in caso di shock avversi.

 
 

RISCHI FRENATA USA, FED ASPETTERA’ AD ALZARE I TASSI

Il binomio inflazione in ripresa e bassa crescita del salario orario non sarà neutrale per l’economia statunitense: la crescita USA si fermerà a +1,7% per il 2016. Secondo simulazioni con il modello Prometeia l’aumento di un punto percentuale di inflazione ridurrebbe la spesa per consumo delle famiglie di 32pb (23pb di PIL). Una riduzione dei corsi azionari del 4% (pari al trascinamento a fine anno del livello raggiunto nei primi giorni di marzo dell’indice S&P500) determinerebbe invece una riduzione dei consumi di 11pb e di 7pb del PIL, attraverso la riduzione della ricchezza azionaria delle famiglie. 

Con queste premesse, difficilmente la Fed rischierà di innescare una recessione per continuare la normalizzazione della propria politica monetaria. Prevediamo piuttosto che, anche per non accrescere l’incertezza che le elezioni presidenziali potrebbero alimentare, aspetti l'inizio del 2017 per aumentare di altri 25pb il tasso obiettivo sui Fed Funds. 


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