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Rapporto di Previsione ottobre 2015

 
 

Italia: Pil 2015 rivisto al rialzo, nel 2016 aggancia la Germania

 
  1. Per Prometeia nel 2016 l’Italia crescerà allo stesso ritmo della Germania, all’1,2%. Rivisto al rialzo il Pil per l’intero 2015 a + 0,8%, grazie ad una domanda interna più vivace del previsto, che compensa il calo vistoso degli Emergenti
  2. Fino al 2018 Prometeia prevede il Pil tra l’1 e l’1,5%, ritrovando un ritmo che non si vedeva dagli anni novanta. L’attuale fase di ripresa è una delle più ricche, per posti di lavoro creati, degli ultimi 25 anni
  3. L’immigrazione peserà sui conti pubblici nel breve periodo, ma nel lungo termine l’integrazione e l’assorbimento dei migranti potrebbe aumentare la crescita potenziale dell’Europa
  4. Per la prima volta nella storia la quota di fondi comuni nel portafoglio delle famiglie è superiore ai bond (11,3% vs 10,3%)
  5. Impatto limitato per la Germania dallo scandalo Volkswagen, nonostante l’effetto fiducia negativo. Prometeia stima un calo dei consumi dello 0,3% per fine 2015 e un contributo negativo al Pil 2016 di -0,15%
  6. Fed, Prometeia prevede un rialzo dei tassi solo ad inizio 2016
 
 

PROSPETTIVE PER L’ITALIA

Italia, i meccanismi endogeni della ripresa e la politica fiscale più espansiva riusciranno a compensare gli effetti di rallentamento della domanda degli Emergenti? La risposta del governo è positiva. La valutazione di Prometeia è meno ottimistica, anche se non vengono drammatizzati gli effetti degli impulsi negativi che possono originarsi nello scenario internazionale.

Prometeia ritiene che le esportazioni italiane possano reggere l’urto del rallentamento della crescita degli Emergenti, grazie alla capacita, già mostrata in passato, di diversificare rapidamente in altri mercati. Il calo della domanda proveniente da Russia e Cina, in particolare, si abbatterà su imprese mediamente più grandi ed innovative, meglio capitalizzate e dotate di maggior capitale umano rispetto alle altre imprese esportatrici. Imprese, in una parola, più resistenti di fronte a shock negativi.

Il rallentamento della crescita delle esportazioni è già in atto nel secondo semestre di quest’anno; si consoliderà nel prossimo e la loro crescita scenderà al 3,4% dal 4,6% del 2015. Di conseguenza, la crescita del Pil viene corretta al rialzo nel 2015 (0,8%) e al ribasso nel 2016 (1,2%).

Il sostegno alla crescita viene dalle condizioni del mercato del lavoro in via di miglioramento e dall’approccio espansivo della finanza pubblica.  

Gli effetti dell’Expo e del deprezzamento dell’euro si tradurranno in un aumento dei flussi turistici in entrata nel 2015. Nel 2016 il Giubileo, che si presenta molto diverso da quello precedente del 2000 e pertanto di più difficile valutazione in termini di impatto economico, dovrebbe consentire un ulteriore incremento della spesa turistica sui livelli già elevati del 2015

 
 

UNA RIPRESA RICCA DI LAVORO

Se si esclude il 1999, quella di cui stiamo sperimentando l’avvio si preannuncia come una delle fasi di ripresa ciclica più job rich degli ultimi 25 anni, poiché dopo le recessioni sia del 2009 sia del 1993 l’occupazione complessiva aveva continuato a contrarsi. Ma ancor più che per l’intensità, questa ripresa si caratterizza per la velocità con cui l’occupazione sta reagendo in “presa diretta” alla crescita del Pil.

Complessivamente crescita economica e sgravi fiscali potrebbero portare a una crescita di occupazione nell’ordine dei 110 mila addetti nel 2015, di circa 180 mila nel 2016

 
 

IL CONTRIBUTO DELL’IMMIGRAZIONE ALLA CRESCITA

L’accoglienza dei migranti potrebbe, nel breve periodo, gravare sui conti pubblici italiani. Allo stesso tempo però queste spese potrebbero contribuire alla formazione della domanda interna e quindi alla crescita del Pil. Nel medio/lungo periodo, in una società che sta invecchiando come quella europea, un aumento demografico concentrato nella classe di età produttiva (15-64 anni, nell’ipotesi quindi che i migranti vengano integrati nella società europea) contribuirebbe ad aumentare la crescita potenziale e potrebbe risultare di particolare rilievo per la Germania, che ha già ora un tasso di disoccupazione molto basso.

Assumendo che tutti i migranti appartengano alla classe di età 15-64 anni, 500 mila profughi per la Germania rappresentano lo 0,92% della popolazione in età da lavoro. Si ricorda che la crescita potenziale per la Germania è dell’1,2%.

Di conseguenza, secondo Prometeia, l’integrazione e l’assorbimento complessivo dei migranti nel mercato del lavoro, nel tempo, potrebbe aumentare il potenziale produttivo dello 0,6% in Germania

 
 

IL RISPARMIO DEGLI ITALIANI

Nel prossimo triennio, l’aumento del risparmio ed il contributo positivo dei mercati porteranno ad una crescita delle attività finanziarie delle famiglie attorno al 3% medio annuo.

Nonostante la correzione delle Borse avvenuta nei mesi estivi, alla fine del 2015, per la prima volta nella storia, la quota di fondi comuni nel portafoglio delle famiglie dovrebbe essere superiore a quella dei titoli di debito detenuti direttamente: 11,3% contro 10,3%. Il totale dei prodotti gestiti costituirebbe ormai quasi un terzo dell’intero portafoglio, superiore alla quota del totale delle attività liquide

 
 

IL CASO VOLKSWAGEN

Dopo lo scandalo Volkswagen Prometeia non esclude un effetto fiducia negativo per le famiglie tedesche, legato sia all’incertezza sull’occupazione che alla perdita di reputazione. Dati i tempi brevi con cui il Gruppo ha dichiarato di voler sanare la situazione, il clima di fiducia subirà un deterioramento solo nel quarto trimestre di quest’anno. Questo potrebbe determinare una riduzione della crescita dei consumi in Germania di circa lo 0,3% nell’arco di quattro trimestri.

Nel 2016 la riduzione dei consumi sarebbe più marcata (-0,2%) con effetti negativi anche sugli investimenti, con un impatto complessivamente negativo sul Pil di 0,15% in media d’anno

 
 

L’ATTENDISMO DELLA FED

Il Fomc di metà settembre ribadisce come che la debolezza del contesto internazionale possa contribuire a mantenere l’inflazione complessiva Usa di molto al di sotto dell’obiettivo Fed, mentre procede il miglioramento nel mercato del lavoro. Il presidente Yellen, nonostante il calo delle materie prime, ha lasciato ancora aperta la possibilità di alzare i tassi entro l’anno; tuttavia Prometeia ritiene che il rallentamento prospettato per gli Usa nella seconda parte dell’anno possa spostare l’aumento dei tassi a fine gennaio del 2016, per poi proseguire in misura graduale fino ad arrivare all’1,5% nel 2018.

L’aumento dei tassi di politica monetaria determinerebbe una minore inclinazione della curva per scadenze Usa, con rendimenti sui titoli governativi che potranno raggiungere il 3,15 a fine 2018, significativamente inferiori ancora alla media di lungo periodo, ma positivi in termini reali

 
 

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