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Rapporto Analisi dei Settori Industriali febbraio 2016

Il manifatturiero italiano rallenta ma chiude il 2015 con risultati positivi diffusi a quasi tutti i settori

12 febbraio 2016

  1. L’industria italiana chiude il 2015 con una crescita annua del fatturato superiore al 2,5% e diffusa a tutti i settori (con le sole eccezioni di metallurgia e intermedi chimici).
  2. Sul finire dell’anno sono però emersi segnali di rallentamento delle vendite sull’estero: il moltiplicarsi di fattori d’incertezza a livello internazionale ha portato ad una progressiva perdita di slancio delle esportazioni italiane su alcuni mercati di sbocco.
  3. Il crollo del prezzo del petrolio rischia di avere ripercussioni sui produttori di beni per la filiera oil & gas, comparto di eccellenza dell’export italiano, e sugli altri settori di punta del Made in Italy che evidenziano un’elevata esposizione commerciale verso i paesi emergenti più in difficoltà.
  4. Ottimi, invece, i risultati negli Stati Uniti, dove anche in prospettiva 2016 fanno ben sperare i guadagni di quote degli esportatori italiani, non limitati al solo comparto automotive.
  5. Sul fronte interno emergono segnali di assestamento dei ritmi di crescita, fisiologici dopo i forti rimbalzi di inizio 2015. Nel complesso il fatturato nel 2016 beneficerà di una buona tenuta dei consumi e di una accelerazione degli investimenti.

Fatturato industria italiana in crescita nel 2015

L’industria italiana ha chiuso il 2015 con una crescita annua del fatturato superiore al 2,5% e diffusa a tutti i settori, con le uniche eccezioni della metallurgia e degli intermedi chimici.

Il principale traino alla crescita è stato il rimbalzo della spesa delle famiglie e delle imprese italiane per autoveicoli, con il settore automobili e motocicli che ha registrato le performance di gran lunga migliori nel panorama settoriale. Di un simile trend ha beneficiato l’intera filiera produttiva. Ottimi i risultati anche della farmaceutica, settore che sta vivendo una fase di espansione, grazie al dinamismo delle imprese a controllo italiano ed al rafforzamento dei presidi produttivi delle multinazionali. Recuperano, grazie soprattutto al contributo del canale estero, anche elettronica e mobili, mentre il largo consumo beneficia soprattutto della ripresa degli acquisti delle famiglie europee. 

Tra gli altri settori chiave del Made in Italy, da sottolineare i buoni risultati sui mercati internazionali dell’alimentare e bevande, anche grazie alle numerose iniziative connesse all’evento Expo, ed i segnali di risveglio della domanda interna di alcuni tipologie di macchinari.  Ancora debole, invece, la domanda interna rivolta alle imprese del sistema moda che nel 2015 sono state anche penalizzate dal mercato russo (tradizionale sbocco delle produzioni fashion italiane).

Nel complesso, per la maggioranza dei settori considerati la dinamica degli investimenti è apparsa incerta, nonostante le favorevoli condizioni finanziarie. Evidentemente le decisioni di ampliamento degli impianti o di rinnovo di quelli esistenti risentono delle incertezze sul quadro congiunturale internazionale e attendono un rafforzamento della domanda interna.  

 

Aumenta l’incertezza internazionale, l’export italiano perde slancio

L’ultima parte del 2015 ha visto crescere le preoccupazioni sullo scenario internazionale, in particolare per i paesi di più recente industrializzazione, Cina innanzitutto, e quelli fortemente dipendenti dai proventi delle materie prime (Russia, Brasile, paesi OPEC). 

L’export ha evidenziato una crescita, tendenziale e a prezzi correnti, ancora superiore al 4%, ma in decelerazione e con un contributo molto significativo della componente prezzo. In termini reali, la crescita si è attestata al di sotto dell’1%.

 

Crolla il prezzo del petrolio, rischi più elevati per il Made in Italy e per i beni dedicati alla filiera oil & gas

Il permanere del prezzo del materie prime su valori molto bassi potrebbe condizionare gli esportatori italiani, in particolare per l’indotto industriale legato ai processi estrattivi e di trasformazione delle commodity energetiche. I beni destinati alla filiera oil & gas (inclusi in diversi settori, dalla metallurgia, ai prodotti in metallo, alla meccanica) rappresentano una quota significativa di export italiano (più di 25 miliardi nel 2014), oltre che un importante punto di forza competitivo: l’Italia è il quarto esportatore mondiale, senza perdite di quote nell’ultimo triennio. 

La riduzione nella capacità di spesa dei paesi produttori di commodity potrebbe inoltre influenzare anche altri settori di punta del made in Italy (quali mobili e moda) con elevata esposizione commerciale ai paesi emergenti più in difficoltà. 

 

Stati Uniti in crescita, imprese italiane ne approfittano

Ottimi risultati, invece, negli Stati Uniti: le imprese italiane hanno saputo approfittare nel corso del 2015 della ripresa statunitense grazie anche agli effetti del deprezzamento dell’euro sul dollaro. 

Alla buona domanda e al cambio favorevole si sono poi aggiunte le crescenti relazioni di tipo industriale, come testimoniato dal forte aumento delle esportazioni nell’automotive e nella farmaceutica. I successi commerciali e il guadagno di quote appare comunque diffuso anche a largo consumo, elettronica, elettrotecnica e alimentare e bevande.

Il rafforzamento del presidio commerciale potrà tradursi in nuovi spunti di crescita anche nel corso del 2016, grazie a prospettive di domanda che continuano a mantenersi solide.

 

Fatturato interno ancora positivo nel 2016

Il fatturato interno ha evidenziato un rallentamento sul finire del 2015 che è in parte fisiologico, dettato dal venir meno dell’effetto rimbalzo dopo gli anni di crisi che avevano pesantemente interessato alcuni settori, come automotive, elettronica e meccanica. Altri comparti, invece, hanno continuato a evidenziare un’accelerazione o una tenuta del ritmo di crescita, più marcata per quanto riguarda alcuni beni di consumo (elettrodomestici, largo consumo, mobili) e i prodotti in metallo e per le costruzioni.

Le attese sul 2016 vedono una buona tenuta dei consumi e un rafforzamento degli investimenti, grazie al miglioramento delle costruzioni e, soprattutto, alla crescita degli acquisti di macchinari, favorita dal raggiungimento del massimo utilizzo degli impianti, dalla significativa obsolescenza del parco macchinari e dalla possibilità, introdotta con l’ultima Legge di Stabilità, di aumentare del 40% gli ammortamenti a fini fiscali (il cosiddetto Super Ammortamento). 

Al di là degli effetti di trascinamento statistico del rallentamento di fine 2015, la componente domestica dovrebbe continuare a sostenere la crescita del fatturato delle imprese italiane anche nel 2016, in modo diffuso tra i settori. Al momento, infatti, non sembrano emergere fattori in grado di determinare un’inversione di tendenza nella fase di recupero, anche se il mutato contesto internazionale potrà limitare una sua ulteriore accelerazione.

 
Fig. 1 – fatturato dei settori manifatturieri (var. % tendenziale gen-nov 2015, prezzi correnti)
 
Fonte: elaborazioni su dati Istat
Fig. 2 – esportazioni di manufatti per mercato di destinazione (indice, a prezzi costanti)
 
Fonte: elaborazioni su dati Istat
 
 
Fig. 3 – esposizione commerciale dei settori manifatturieri sui mercati emergenti in difficoltà (% export settoriale, nel 2014)
 
Fonte: elaborazioni su dati Istat e GTI
Fig. 4 – importazioni settoriali degli Stati Uniti  (var. % tendenziale gen-set 2015, prezzi correnti)
 
Fonte: elaborazioni su dati Istat e GTI
 

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