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Prometeia presenta oggi a Bologna il Rapporto di Previsione (Gennaio 2015) sulle prospettive di breve-medio termine dell’economia

Le cicatrici della recessione, gli inciampi della ripresa

  • La ripresa dell’economia si consolida nel 2015, nell’ultimo trimestre Pil +1,3%. nella media dell’anno +0.7%.
  • Oltre i consumi, ripartono gli investimenti ma quelli nel settore costruzioni rimangono deboli.
  • Il Qe della Bce contribuisce a ridurre  la spesa per interessi che scende quest'anno al 4.2% del Pil.
  • Jobs Act spinge l'occupazione, tasso di disoccupazione fermo al 12.8% ma nel 2015 centodiecimila occupati in più.
 
 

Saranno in grado le buone notizie giunte nelle ultime settimane a “innescare” finalmente la ripresa?

Tutto quanto accaduto negli ultimi tre mesi ha una netta intonazione positiva, nella direzione di innalzare i ritmi di crescita. Il controshock petrolifero, il deprezzamento del cambio, la politica monetaria ulteriormente espansiva (il QE) si vanno a sommare ai fattori di sostegno alla ripresa che già si delineavano in ottobre, ossia una politica fiscale e una politica creditizia non più restrittive.

Ma… c’è il ma dei sette anni di crisi che abbiamo alle spalle che hanno modificato talmente il contesto di riferimento da sgretolare le certezze e i modelli di comportamento passati di famiglie e imprese.
La risposta che Prometeia comunque da nel Rapporto di Previsione alla domanda iniziale è positiva e si fonda sulla convinzione che la dimensione degli impulsi espansivi sia tale da poter scalfire quella barriera di cautela che la crisi ha eretto davanti alle scelte di famiglie e imprese. I tempi con cui gli effetti positivi si manifesteranno potranno essere più lenti rispetto al passato, ma alla fine prevarranno più che compensando gli impulsi di segno negativo.

Il preconsuntivo sugli ultimi mesi del 2014, infatti, non è del tutto positivo. Le cadute di produzione industriale di settembre e ottobre, inattese nella misura, oscurano il rimbalzo positivo di novembre e fanno prevedere che, sia pure in rallentamento, la caduta di produzione sia proseguita anche nel quarto trimestre dell’anno (-0.4 per cento sul precedente). Con l’emergere dei segni di risveglio delle esportazioni, il Pil avrebbe smesso di cadere ma, a fronte di una lieve ripresa che Prometeia prevedeva a ottobre, ciò lascia una eredità negativa al 2015.

Anche la politica fiscale, definitivamente approvata nella Legge di Stabilità per il 2015 appare depotenziata nei suoi effetti espansivi rispetto a quanto Prometeia aveva immaginato a ottobre. Non solo perché l’ammontare di risorse effettivamente messo in campo è limitato (5.8 mld euro) ma soprattutto perché la composizione della manovra si affida poco alla spesa diretta (investimenti, soprattutto) e più al sostegno del reddito disponibile degli operatori, ed è quindi più soggetta al rischio che le risorse messe a disposizione non vengano effettivamente spese. Nel corso del 2014 parte del bonus di 80 euro è certamente andato a ricostituire il risparmio delle famiglie.

Anche la cautela delle banche nell’erogare credito all’economia è proseguita nei mesi finali dello scorso anno e, a fronte di una domanda ancora debole, ha mantenuto in caduta l’erogazione di prestiti all’economia. Non solo l’esito del Comprehensive Assessment non è stato così favorevole alle banche italiane come auspicato, ma l’attività di monitoraggio della Bce sui 15 gruppi bancari italiani che da novembre sono passati sotto la sua vigilanza, denominata Srep (Supervisory Review and Evaluation Process) sembra orientata a richiedere requisiti di capitale più stringenti, rendendo anche in prospettiva meno lasca l’erogazione del credito.

A fronte di questi elementi dello scenario che potrebbero indurre a una maggiore cautela, e a far rivedere verso il basso le previsioni di crescita per quest’anno, sta la forza delle buone notizie. Innanzitutto il crollo del prezzo del petrolio, nell’ordine del 40 per cento in dollari, che si sta via via traslando sui prezzi finali dei beni energetici e su tutti i costi di produzione, innalzando il potere d’acquisto delle famiglie e i profitti delle imprese, oltre che trascinando l’inflazione in territorio negativo (-0.2 per cento per la media del 2015), ai minimi storici. Prometeia ritiene che ciò significhi circa 13 miliardi in più in termini di reddito disponibile delle famiglie nel 2015, l’1.3 per cento: un ammontare di risorse aggiuntive tutt’altro che trascurabile che non tarderà a manifestarsi in una maggiore spesa per consumi e in un incremento del Pil.

Quel deprezzamento del cambio atteso sin dall’inizio dello scorso anno, come riflesso della desincronizzazione delle politiche monetarie fra le due sponde dell’Atlantico, si è finalmente avviato quando gli interventi in chiave espansiva della Bce si sono fatti ancora più decisi, prima con il programma di TLTRO poi con gli annunci, sempre più credibili, e ora la decisione di avvio di un piano di acquisto di titoli, il Quantitative Easing. Non solo, ma il deprezzamento che si sta realizzando è superiore alle attese ed è quindi in grado di generare impulsi positivi sulla crescita delle esportazioni nonostante un aggravamento della recessione in Russia e l’acuirsi delle difficoltà in molti paesi emergenti.

Ancora timidamente nel corso di questo primo trimestre (+0.1 per cento), ma con più vigore a partire dai trimestri centrali, favoriti anche dagli effetti dell’afflusso turistico per l’Expo milanese, la ripresa si consoliderà e porterà la crescita del Pil allo 0.7 per cento nella media dell’anno, due decimi in più rispetto a quanto stimato tre mesi fa. L’accelerazione più forte si manifesterebbe nel corso di quest’anno quando la crescita tendenziale negativa (-0.4 per cento) dell’ultimo trimestre del 2014 diventa positiva all’1.3 per cento nell’ultimo trimestre del 2015.

Gli effetti espansivi dello scenario descritto si rafforzeranno nel corso del 2016, quando la crescita del Pil raggiungerebbe l’1.4 per cento, per poi proseguire su ritmi analoghi sino al termine del 2017. L’inflazione rimarrà molto bassa per tutto l’anno ma l’aumento delle quotazioni del petrolio e la ripresa ciclica la riporteranno superiore all’1 per cento nel 2016. Spinte limitate dall’estero ma, soprattutto, margini di capacità produttiva inutilizzata che rimangono ampi conterranno l’inflazione largamente al di sotto del 2 per cento per tutto l’orizzonte di previsione. Una ripresa trainata da esportazioni e consumi, dunque, mentre gli investimenti si risolleveranno più gradualmente, una volta che la crescita della domanda aggregata si sarà consolidata. Favorita dalle misure di riduzione del cuneo fiscale, l’occupazione tornerà a crescere, anche se il processo di riduzione della disoccupazione procederà con lentezza e il tasso di disoccupazione sarà ancora superiore all’11 per cento nel 2017.

La spesa per interessi L’evoluzione dei mercati finanziari potrebbero consentire una riduzione non marginale della spesa per interessi passivi, che registrerebbe tassi di variazione negativi sia nel 2015 sia nel 2016, portandosi dal 4.4 al 4.2 per cento del Pil. Gli effetti del QE, infatti, miglioreranno una situazione già favorevole; il differenziale di rendimento Btp-Bund decennale è previsto scendere sotto i 100pb nei mesi autunnali del 2015 e mantenersi a 90pb per tutto l’orizzonte della previsione, e i tassi di interesse rimarranno a lungo su livelli eccezionalmente bassi. Guadagni si avranno sul comparto a breve (il tasso sui Bot dallo 0.5 per cento del 2014 si porta allo 0.2 per cento medio del 2015 e 2016), e ancora di più sul comparto a medio e lungo termine; il tasso sui Btp decennali scenderebbe dall’1.7 per cento di gennaio fino all’1.3 atteso per la parte finale del 2015 e la prima metà del 2016, per poi risalire con la ripresa dei tassi internazionali, ma portandosi solo poco sopra al 2 per cento a fine 2017.

Investimenti La domanda di beni di investimento delle imprese dovrebbe beneficiare dell’atteso graduale recupero della domanda, anche estera, del miglioramento delle condizioni di finanziamento esterno, grazie anche agli interventi di politica monetaria, e della disponibilità di finanziamento interno, anche con la crescita dei profitti consentita dalla ripresa dell’economia.

La ripresa dei piani di accumulazione delle imprese dovrebbe trarre impulso anche dalle misure di rilancio degli investimenti adottate dal governo, come ad esempio quelle contenute nel Dl competitività, quelle concernenti la liquidità e il credito, come la nuova legge Sabatini e il fondo di garanzia per le piccole e medie imprese, e gli sgravi concernenti l’Imu, l’Irap e le aliquote Inail. Dovrebbe poi proseguire il pagamento dei debiti commerciali pregressi: secondo le nostre ipotesi esso ammonterebbe a circa 50 miliardi a metà dell’anno in corso.

In questo contesto sembra probabile che gli investimenti riprendano ad aumentare già dai primi mesi del 2015, con effetti visibili soprattutto nei dati del prossimo anno a causa di un effetto di trascinamento del 2014 per il 2015 negativo e significativo (-1 per cento secondo le stime di Prometeia). L’incremento medio annuo sarebbe, infatti, modesto nel 2015 (0.4 per cento) e supererebbe il 3 per cento sia nel 2016 sia nel 2017.

La correzione al ribasso degli investimenti in costruzioni è attesa proseguire ancora per qualche trimestre. La ripresa dovrebbe materializzarsi sul finire dell’anno in corso e procedere nei prossimi due con una relativa gradualità trainata dalla componente non residenziale che beneficerebbe anche del piano messo a punto dalla Commissione Europea.

Occupazione Se l’attesa della decontribuzione sui nuovi assunti può essere all’origine di parte della caduta di occupazione dei mesi finali del 2014, simmetricamente ci si può aspettare un rimbalzo positivo in questi primi mesi dell’anno, quando i nuovi assunti a tempo indeterminato beneficeranno dello sgravio. Al netto di inattesi movimenti dell’offerta di lavoro, quindi, benefici fiscali e miglioramento delle prospettive macroeconomiche faranno sì che il 13.4 per cento risulti un punto di massimo del tasso di disoccupazione.

Ma la ripresa dell’occupazione, una volta consolidatasi quella della domanda, procederà con estrema lentezza e la riduzione del tasso di disoccupazione sarà frenata dalla crescita dell’offerta di lavoro. Nel 2015 il tasso di disoccupazione rimarrà al 12.8 per cento, fermo al livello medio del 2014, pur a fronte di un aumento di circa 110 mila occupati.

Sull’orizzonte di previsione si cominceranno a dispiegare gli effetti del Jobs Act, una riforma strutturale potenzialmente di ampia portata. Approvata a inizio dicembre dal Parlamento, delega il Governo (che ha sei mesi di tempo) a legiferare su tutti gli aspetti del mercato del lavoro, dalla normativa sugli ammortizzatori sociali, sui servizi per l’impiego, sulle politiche attive e passive alla disciplina dei contratti (introduzione del contratto a tutele crescenti) e alla conciliazione tra lavoro e famiglia. L’impatto effettivo potrà quindi essere compiutamente valutato solo una volta che il processo di approvazione dei decreti delegati sia terminato, processo che si è avviato alla vigilia di Natale con riferimento alle modalità di introduzione del contratto a tutele crescenti e alle norme sui licenziamenti. Dal febbraio 2015, quindi, le nuove assunzioni saranno più flessibili sia perché avranno tutele crescenti nel tempo sia per la possibilità di licenziare anche senza giusta causa pagando, nel caso, un indennizzo economico. Se queste assunzioni saranno a tempo indeterminato, godranno anche dello sgravio contributivo. Le assunzioni potrebbero quindi ricevere un impulso positivo e l’elasticità dell’occupazione alla ripresa economica potrebbe aumentare. Va però anche ricordato che non sono state abolite, né ridimensionate in alcun modo, le altre tipologie di contratto dietro le quali si sono sovente mascherate forme di lavoro dipendente, quali i contratti a progetto e, nel caso delle Ap, le collaborazioni (co.co.co), il contratto a termine continua a permettere fino a cinque rinnovi in tre anni. Solo se la ripresa si avvierà con sufficiente vigore e influenzerà positivamente le attese delle imprese gli incentivi esistenti potranno spostare decisamente le assunzioni verso il contratto dipendente a tempo indeterminato e ridurre veramente quell’elevato grado di segmentazione che è una delle caratteristiche più negative del nostro mercato del lavoro.

Rimanendo un grado di incertezza ancora molto elevato sull’attuazione della normativa, Prometeia continua a prevedere che la forza della ripresa della domanda di lavoro sarà modesta. A partire dal prossimo anno la crescita dell’occupazione potrà divenire più consistente e regolare, nell’ordine di 45/50 mila unità di lavoro a trimestre, ma il riassorbimento della disoccupazione avverrà comunque a rilento. A fronte del milione e 600 mila di unità di lavoro (970 mila occupati) perse dal 2007, nei prossimi tre anni se ne potranno recuperare molti meno, così che la disoccupazione scenderà dai 3.4 milioni attuali a 2.9 milioni alla fine del 2017, l’11.3 per cento delle forze di lavoro.

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