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Analisi dei Settori Industriali febbraio 2015

 

Il manifatturiero italiano chiude il 2014 con livelli di fatturato invariati rispetto al 2013

 

Il fatturato dell’industria manifatturiera italiana dovrebbe aver chiuso il 2014 in sostanziale stabilità, su livelli inferiori di circa 70 miliardi a quelli del 2011 e di 185 rispetto al picco del 2007. Il dato medio manifatturiero cela risultati eterogenei tra i settori, con la forte espansione, tra il 3% e il 4% in termini nominali, del Sistema moda ed Elettrodomestici ed il marcato rimbalzo, superiore al 10%, di Autoveicoli e moto (in tutti questi comparti determinante il contributo delle vendite all’estero). Risultati invece molto negativi, tra il -2% e il -4%, sono stimati per i produttori di beni intermedi (chimica e prodotti per le costruzioni soprattutto) e per l’alimentare, settori in cui il successo sui mercati esteri non è bastato a compensare la debolezza della domanda interna (Figura 1).

 
Fig. 1 – Fatturato settoriale interno ed estero (var. % tendenziali gennaio-novembre, a prezzi correnti)
 
 

Per il 2015 attese di ripresa sostenute dalle esportazioni

I prossimi mesi saranno contrassegnati dagli effetti del nuovo scenario internazionale, caratterizzato dal repentino deprezzamento dell’euro sul dollaro, dal consolidamento della ripresa USA, dall’avvio del Quantitative Easing della BCE, da maggiori rischi nei paesi emergenti e dal crollo del prezzo del petrolio.

Gli effetti di tali fattori saranno, nel complesso, positivi. Nonostante le difficoltà di alcuni mercati (in primis i produttori di petrolio), l’industria italiana potrà beneficiare di una nuova spinta sui mercati internazionali, in grado di rafforzare gli ottimi risultati competitivi ottenuti già nel 2014

 

Non solo merito dell’euro debole

La competitività italiana si è affermata anche durante i mesi di forte apprezzamento della valuta europea. Ancora nel periodo gennaio-agosto del 2014 (Figura 2), a fronte di un valore medio del cambio dollaro/euro di 1.36, la crescita delle esportazioni italiane di manufatti (+1.8%) era risultata tra le più sostenute a livello mondiale, ben oltre il dato medio degli scambi internazionali (-1%). Le performance all’estero sono poi migliorate dopo i mesi estivi: l’export dei primi 10 mesi ha registrato una crescita del 2.4% a prezzi correnti, diffusa a tutti i settori (a eccezione di Elettronica e Metallurgia), con Autoveicoli e moto, Farmaceutica e Sistema moda in crescita superiore al 4%, seguiti con un punto circa in meno da Largo consumo, Meccanica ed Elettrodomestici.

Tali risultati potrebbero mostrare un ulteriore miglioramento nei prossimi mesi grazie alla svalutazione della valuta europea, anche se è da sottolineare come meno del 30% delle esportazioni italiane sia rivolto a paesi con valute che si sono apprezzate nei confronti dell’euro (oltre agli Stati Uniti, gran parte delle economie asiatiche emergenti e del Medio Oriente). Sempre questi paesi detengono poi il 35% delle quote di commercio sui mercati rilevanti per le imprese italiane. Tenendo conto del peso dei paesi con valuta in apprezzamento sia come mercati di sbocco che come concorrenti, i settori che dovrebbero beneficiare maggiormente della caduta dell’euro sono la moda e la meccanica, a cui si aggiungono i mobili, gli elettrodomestici e l’elettronica (Figura 3).

 
Fig. 2 – Export di manufatti dei principali paesi (var. % tendenziali, a prezzi correnti)
 
Fig. 3 – Esposizione dei settori alla debolezza dell’euro per mercati e competitor (indici, media manifattura=100)
 
 
 

In prospettiva: si rafforzano i segnali positivi sul mercato interno

La parte finale dell’anno sta confermando il probabile miglioramento del quadro interno per il 2015, in grado di rafforzare la ripresa dell’industria italiana. Il dato più confortante è quello relativo ai consumi interni, che tra bassa pressione inflazionistica, forte calo dei prezzi dei carburanti, afflusso di turisti stranieri per Expo 2015 e misure fiscali espansive potrebbero ritrovare un sentiero di crescita (Figura 4). Le nuove e migliori prospettive dei consumi delle famiglie dovrebbero alimentare anche la fiducia delle imprese, riavviando un ciclo degli investimenti che potrà beneficiare, oltre che della continua espansione delle esportazioni, anche del rinnovo e della semplificazione degli incentivi e del percorso di normalizzazione del credito bancario (Figura 5).

 
Fig. 4 – Consumi interni per principali categorie (var. % su trimestre precedente, valori concatenati)
 
Fig. 5 – Giudizi sui livelli di ordini e domanda interni dei produttori di beni d’investimento (saldi)
 
 
 

Conti delle imprese tra deflazione e ripresa della domanda

Euro e prezzo del petrolio non influenzeranno solamente le prospettive di domanda, ma avranno un impatto significativo anche sui conti delle imprese italiane. Sebbene già nell’ultimo biennio non si fossero manifestate particolari tensioni sui costi operativi delle imprese, stimiamo che con un petrolio a 50$ nella media del 2015 (e un cambio dollaro/euro a 1.10) i costi operativi delle imprese manifatturiere italiane potrebbero evidenziare una flessione nell’ordine del 2% (un risparmio di oltre 16 miliardi di euro). In questa simulazione gli utilizzatori di derivati del petrolio (chimica) e i settori maggiormente energivori (metallurgia e prodotti per le costruzioni) sarebbero i più avvantaggiati, ma con benefici che ricadranno a valle lungo tutte le catene produttive (Figura 6).

Se le tensioni deflazionistiche venissero definitivamente allontanate dal QE della BCE, nei prossimi mesi il mix di domanda in ripresa, costi in calo e competitività da euro debole potrebbero sostenere il recupero di livelli soddisfacenti di marginalità e volumi produttivi per le imprese italiane, contribuendo all’avvio del risanamento finanziario di cui il manifatturiero necessita dopo la lunga crisi.

 
Fig. 6 – Impatto nel 2015 sui costi operativi di alcuni comparti manifatturieri del calo del prezzo del petrolio (var. %)
 

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