NEWS

Analisi e Previsioni dei Prezzi delle Commodity marzo 2015

Indice Prometeia prezzi in ($) -11.5% nel 1° trimestre 2015

In un momento in cui le stime dei principali istituti economici sono concordi nel dichiarare per l’anno in corso un consolidamento della ripresa del ciclo mondiale - seppure fragile ed eterogenea – il 2015 si è aperto con una variazione fortemente negativa dell’indice Prometeia dei prezzi delle materie prime in dollari: -11.5% nella media dei primi tre mesi rispetto all’ultimo quarto del 2014. Un dato che rappresenta il terzo trimestre consecutivo di flessione congiunturale delle quotazioni e segna una tendenza deflativa in accelerazione.

 

Minore correlazione tra petrolio e commodity industriali

Principale protagonista dell’attuale fase di deprezzamenti è il petrolio, ma la correlazione con le quotazioni delle altre materie prime industriali appare inferiore a quanto osservato in fasi deflative del passato.Dall’inizio dell’estate 2014 a oggi, il Brent ha lasciato sul campo la metà del suo valore – passando da oltre 110 Us$/bl ai circa 57 Us$ attuali – ma così non è stato, ad esempio, per i metalli: rame, piombo, acciai piani hanno contenuto i ribassi nell’ordine dei 15 punti percentuali (in dollari); ancora più moderato (tra il -4% e il -6%) il calo delle quotazioni di alluminio e zinco. Anche i prezzi di materie pastiche e organici di base, pur registrando flessioni di maggiore entità rispetto ai metalli, non hanno - almeno a oggi - riflesso appieno il pagamento a sconto dell’input petrolifero.

 

Non è solo il "super $"' a frenare i prezzi

A gravare trasversalmente sull’intero complesso delle materie prime è certamente l’effetto del “super-dollaro” (le commodity, tipicamente quotate in dollari sui mercati internazionali, si muovono, infatti, in direzione opposta rispetto al biglietto verde): nei confronti dell’euro la valuta americana ha guadagnato oltre il 10% dall’inizio del 2015 a oggi, scivolando a metà di marzo al livello minimo degli ultimi 12 anni. Ma altri fattori sono recentemente intervenuti a scuotere i mercati delle materie prime: una transizione del modello di crescita dell’economia cinese che sta manifestando risvolti più complessi del previsto e un crescente ruolo dell’innovazione tecnologica – per le commodity energetiche, ma non solo – sono tra i principali. In particolare, la differente intensità con cui gli elementi di innovazione ed efficienza intervengono ad alterare il quadro dei fondamentali delle singole commodity contribuisce ad attenuare la correlazione tra i movimenti delle stesse.

 

Produttività dell’offerta, game changer da shale oil a metalli

La tecnologia sta sempre più mutando le regole del gioco nelle dinamiche di offerta sui mercati globali delle materie prime, modificando le traiettorie di aggiustamento dei prezzi rispetto alle attese. Emblematico in tal senso è il caso del mercato petrolifero americano: un progressivo miglioramento della produttività dei pozzi attivi sta contribuendo a ritardare il calo della produzione Usa di shale oil, modificando i meccanismi di reazione dei prezzi del greggio, rispetto a quanto atteso in risposta al mancato taglio di produzione Opec.Aumenti di produttività e ridimensionamento nei costi di produzione stanno impattando significativamente anche sull’offerta di metalli - già in molti casi sovrabbondante rispetto alle richieste - compensando in parte gli effetti della revoca di nuovi piani di investimento, amplificando quindi il trend cedente dei prezzi.

 

2015, il ‘’super $’’ azzera i vantaggi per aziende italiane

Per il 2015, l’indice Prometeia dei prezzi delle commodity acquistate dall’industria italiana traccia un quadro di consistente flessione per i costi degli input in dollari, evidenziando un calo atteso solo di poco inferiore al 20% in media d’anno. Il forte apprezzamento della valuta americana rispetto a quella europea avrà, tuttavia, l’effetto di annullare, in media, per le imprese italiane i benefici delle dinamiche che si stanno osservando sui mercati internazionali: nella media del 2015, l’indice Prometeia in euro per il complesso dell’industria manifatturiera è stimato rimanere stabile sui valori dello scorso anno.

 

2015, benefici di costo solo per i settori energy intensive

A trainare al ribasso l’indice Prometeia nel 2015 contribuisce principalmente la dinamica deflativa del petrolio. Nel comparto energetico, oltre che in altri settori energy intensive - quali chimica, metallurgia e prodotti per costruzioni (es. cemento) - l’effetto cambio compenserà solo parzialmente gli attesi rientri dei prezzi degli input espressi in valuta americana; le imprese di questi comparti potranno quindi godere di un significativo rientro dei costi di approvvigionamento in euro nella media del 2015. I costi per materie prime lieviteranno, invece, per alimentare e moda, mentre per la meccanica si stima una relativa stabilizzazione dell’indice sui livelli del 2014.

 

2016-’17, costi di approvvigionamento in € stabili in media

Per il biennio 2016-’17 si prospetta una moderata risalita dei costi delle materie prime sui mercati internazionali: l’indice Prometeia in dollari per il complesso del manifatturiero è previsto in crescita a un tasso prossimo al 2% e 3%, rispettivamente in ciascuno dei due anni. La dinamica dell’indice in euro risulterà lievemente moderata dall’andamento atteso per il tasso di cambio. Nel dettaglio settoriale, l’aumento dei costi in valuta europea è previsto più consistente per il comparto energetico (soprattutto nel 2016). Ancora in calo, invece, i prezzi degli input per le imprese della moda e per quelle della filiera legno-carta.

 
Correlazione tra prezzo del petrolio e commodity industriali: fasi a confronto
 
indici luglio 2008 = 100
indici giugno 2014 = 100
 
 
 
Indici Prometeia dei prezzi delle commodity, totale manifatturiero
 
media 2010=100, dati mensili
Indici Prometeia dei prezzi delle commodity per settore industriale
 
indici in euro, var. % medie annue
 

TAG