NEWS

Prometeia Banking Day aprile 2015

Nel 2015 le banche italiane torneranno all’utile

  1. Dopo quattro anni di perdite, nel 2015 le banche italiane torneranno a realiz-zare utili per complessivi 3.8 miliardi (21.5 miliardi nel periodo 2015-2017)
  2. Il Roe si porterà al 3.7% nel 2017, dall’1.4% del 2015
  3. Il credito crescerà a partire dalla fine del 2015 (+2.5% in media nel 2015-2017)
  4. Non si arresterà la crescita dei crediti in sofferenza, pur se a ritmi progressi-vamente più bassi
  5. L’elevato flusso di rettifiche su crediti, sebbene in graduale riduzione, conti-nuerà a limitare la redditività bancaria. Complessivamente le rettifiche su crediti raggiungeranno i 50 miliardi di euro nel triennio 2015-2017
  6. I costi operativi cresceranno (+0.5% nel 2015-2017). Rilevanti saranno gli impatti della riforma delle banche popolari, anche se i benefici potranno realizzarsi solo nel medio periodo. Il cost income potrebbe ridursi gradualmente nell’intervallo di previsione per raggiungere il 60.2% nel 2017
  7. La raccolta diretta continuerà a ridursi (-2.2% in media nel 2015-2017)
  8. Il CET 1 ratio a fine 2014 è pari all’11.2%: la gran parte delle banche ha un grado di capitalizzazione superiore ai target minimi Bce, con l’eccezione delle banche che hanno già programmato aumenti di capitale o altre operazioni nella prima parte del 2015
  9. Obbligazionario, il rendimento sul Bund decennale potrà anche scendere in ter-ritorio negativo nei mesi estivi, in concomitanza della scadenza dei pagamenti del debito greco
  10. Azionario, l’indice Total Return nell’Uem è cresciuto del 20% da inizio anno, Italia meglio della media con +24%. La volatilità nei mercati si è ridotta su livelli inferiori ai minimi del 2014, nonostante i timori di un fallimento dei negoziati sul debito greco
  11. L’Euribor a 3 mesi sarà negativo per tutto il 2015
 
 

Il contesto macroeconomico e i mercati finanziari

Migliora lo scenario macroeconomico nell’Eurozona. I dati congiunturali sembrano confermare l’inizio di una fase di crescita nell’Area Euro. A guidare la ripresa vi è sicuramente il forte deprezzamento dell’euro ma anche la marcata riduzione del prezzo del petrolio, che tornerà a crescere solo gradualmente nei prossimi mesi. Infine la politica fiscale, grazie alla maggiore flessibilità nella valutazione dei disavanzi e al piano Juncker, dà anch’essa il suo contributo al miglioramento dello scenario.

È iniziato il QE della Bce. Per contrastare la forte riduzione dell’indice dei prezzi al consumo nell’Area Euro, la Bce ha avviato il 9 marzo il Public Sector Purchase Program. La Bce acquisterà circa 60 miliardi al mese tra titoli governativi europei, Abs e Covered Bonds fino a settembre 2016 o in ogni caso fino a che non si osserverà un marcato aggiustamento dell’inflazione verso il target. Inoltre proseguono le aste sui finanziamenti al settore bancario a lungo termine condizionate all’andamento dei prestiti, la cui domanda da parte delle banche è stata, nella recente asta di marzo, superiore alle attese in Italia e nell’Area Euro nel suo complesso.

L’economia italiana tornerà a crescere nel primo trimestre 2015. La fase recessiva si è conclusa nel quarto trimestre 2014 e la ripresa dovrebbe proseguire anche nel primo trimestre 2015 sostenuta da tutte le componenti della domanda aggregata. Ciò sembra essere confermato dagli indicatori qualitativi che segnalano un miglioramento del clima di fiducia di imprese e famiglie.

I tassi governativi nell’Area Euro si sono marcatamente ridotti. Gli acquisti della Bce hanno contribuito a un forte calo dei rendimenti governativi nell’Area Euro trascinando in parte anche i rendimenti statunitensi. In particolare, il rendimento sul Bund decennale potrà anche scendere in territorio negativo nei periodi estivi in concomitanza della scadenza dei pagamenti del debito greco. Anche i mercati azionari hanno fortemente beneficiato del programma e dei segnali di miglioramento dell’attività economica: l’indice Total Return nell’Uem è cresciuto del 20% da inizio anno, mentre in Italia del 24% (Fig. 1). La volatilità nei mercati azionari si è ridotta su livelli inferiori ai minimi del 2014, nonostante i timori di un fallimento dei negoziati sul debito greco.

L’euribor a 3 mesi sarà negativo per tutto il 2015. Il QE della Bce continuerà a espandere la liquidità in eccesso nel mercato interbancario e a mantenere l’euribor a 3 mesi in territorio negativo fino a fine 2015 (Fig.2).

 
Fig. 1: Indici Total Return dei principali Paesi (1/10/14=100, ind. Datastream)
 
Fig. 2: Uem: storia e previsione Prometeia dei tassi di interesse nominali
 
 
Fonte: Thomson Reuters, elaborazioni e previsioni Prometeia.
 

Le principali evidenze sulle banche dai risultati di bilancio del 2014

Nel 2014 i principali gruppi bancari italiani hanno registrato una perdita aggregata pari a 6.8 miliardi di euro (22 miliardi nel 2013), risentendo dei risultati di MPS e di altre 6 banche (-10.6 miliardi di euro) (Fig.3). Il margine d’intermediazione lordo si è ridotto rispetto al 2013 (-2.7%): la contrazione dei ricavi da interesse (-2.8%) è stata compensata dalla crescita delle commissioni (trainate dai ricavi sul risparmio gestito) ma sul risultato aggregato ha inciso la riduzione dei proventi dell’attività di negoziazione (nel 2013 nei bilanci era stata iscritta la plusvalenza legata alla rivalutazione delle quote di Banca d’Italia).

Nel corso del 2014 gli oneri operativi si sono ridotti a seguito di una diminuzione degli ammortamenti (dei maggiori gruppi) e degli oneri di integrazione. Più contenuta la contrazione delle spese per il personale e delle altre spese amministrative: solo alcune grandi banche sono riuscite a ridurre ancora questi costi grazie soprattutto alla contrazione degli organici avvenuta negli ultimi anni. Nel 2014 le rettifiche nette su crediti hanno raggiunto i 25.2 miliardi di euro, in riduzione del 16% sul 2013 grazie alle minori svalutazioni effettuate nell’anno dal gruppo Unicredit che aveva anticipato gli effetti dell’Asset Quality Review (AQR) nel bilancio 2013. Il confronto su base trimestrale evidenzia un aumento delle rettifiche nette su crediti negli ultimi tre mesi dell’anno, in larga parte legate agli effetti «diretti» (Credit File Review) e «indiretti» (aggiornamento e revisione metodologie e parametri di stima) dell’AQR.

 
Fig. 3: Risultati economici delle banche, 2014
 
Fonte: elaborazioni su dati di bilancio di 13 gruppi italiani (11 gruppi vigilati Bce secondo la lista pubblicata a settembre 2014 oltre a Credem e BP Valtellinese). Dati riferite ai bilanci ufficiali di fine 2014 e ai dati storici effettivi (non proformati) di fine 2013.
 

Il common equity tier 1 ratio a fine 2014 è pari all’11.2%; la gran parte delle banche ha un grado di capitalizzazione superiore ai target minimi Bce (imposti nell’ambito del processo di revisione e valutazione prudenziale, SREP) con l’eccezione delle banche che hanno già programmato gli aumenti di capitale o altre operazioni di ricapitalizzazione nella prima parte del 2015.

Le previsioni per il sistema bancario per il 2015-2017

L’ampia disponibilità di fondi a basso costo messi a disposizione dalla Bce favorirà il processo di sostituzione delle forme di funding più onerose. Complessivamente la raccolta diretta continuerà a ridursi in tutto l’intervallo di previsione (-2.2% in media) (Fig.4), soprattutto per il forte calo delle obbligazioni (-10.5% in media). Le famiglie torneranno a orientarsi verso forme di deposito più remunerate rispetto ai conti correnti, sostenendo la ripresa dei depositi con durata prestabilita.

 
Fig. 4: Credito e raccolta diretta
 
Fonte: previsioni Prometeia su dati Banca d’Italia
 

Il credito bancario, grazie alle migliori condizioni economiche e all’effetto delle politiche non convenzionali della Bce, dovrebbe tornare a crescere dalla fine dell’anno in corso (+2.5% in media nel 2015-2017). Non si arresterà invece la crescita dei crediti in sofferenza, pur se a ritmi progressivamente più bassi. È quindi probabile che le politiche di offerta degli operatori rimangano piuttosto selettive, soprattutto verso le imprese, per effetto della rischiosità ancora elevata dei prenditori e dei numerosi e stringenti vincoli imposti dalla regolamentazione.

Nel 2014 gli esiti dell’AQR hanno richiesto la contabilizzazione di un significativo flusso di rettifiche su crediti nei bilanci bancari (circa 30 miliardi di euro). Dal 2015 il venire meno di fattori straordinari e il graduale miglioramento dello scenario macroeconomico permetterà un ridimensionamento dei tassi di ingresso in sofferenza. Conseguentemente sarà favorita una graduale riduzione delle rettifiche su crediti, che saranno tuttavia ancora un elemento di criticità per la redditività bancaria. Complessivamente, nel triennio 2015-2017 il flusso cumulato di rettifiche su crediti scenderà poco sopra i 50 miliardi di euro (dai quasi 86 miliardi del triennio precedente) (Fig. 5).

L’ampliamento dei margini dell’attività bancaria commerciale sarà ancora limitato dai modesti volumi di in-termediazione e da margini unitari della raccolta ancora negativi, sebbene in progressivo miglioramento grazie alla ricomposizione verso le componenti meno costose. I margini unitari sul credito, seppur in lieve calo, ri-marranno elevati in linea con la rischiosità della clientela (Fig. 6). Nel 2015 il margine da clientela continuerà a espandersi (+10.9%), beneficiando soprattutto dei minori costi della raccolta; tuttavia gli effetti del QE compor-teranno una flessione degli interessi su titoli che manterrà modesta la crescita del margine di interesse (+0.4%). Nel biennio successivo il margine di interesse dovrebbe progressivamente migliorare, anche per la ripresa dei volumi di credito, e crescere al 3% nel 2017. Il margine di intermediazione tornerà a crescere dal 2015 (+1.2% medio nel triennio di previsione), sostenuto dal progressivo aumento del margine d’interesse e soprattutto delle commissioni nette.

 
Fig. 5: La qualità del credito
 
Fig. 6: Composizione dello spread tra tassi bancari
 
 
Fonte: previsioni Prometeia su dati Banca d’Italia.
 

Gli operatori cercheranno anche nei prossimi anni di mettere in atto strategie di recupero dell’efficienza operativa; tuttavia il processo di forte contrazione dei costi operativi realizzato negli ultimi anni riduce lo spazio per ulteriori aggiustamenti, anche in considerazione delle spese che potrebbero rendersi necessarie per gli adeguamenti prudenziali e il completamento del processo di revisione dei modelli di business. I costi operativi pertanto cresceranno nel triennio (+0.5% in media). In questo ambito saranno rilevanti gli impatti derivanti dalla riforma delle banche popolari, ma i benefici potranno realizzarsi nel medio periodo. Il cost income potrebbe tuttavia ridursi gradualmente nell’intervallo di previsione per raggiungere il 60.2% nel 2017.

Dopo l’ulteriore perdita di esercizio stimata per il 2014 (circa 8 miliardi di euro), nel 2015 il sistema dovrebbe tornare a realizzare utili per poco meno di 4 miliardi di euro. I risultati economici miglioreranno gradualmente nel biennio successivo, sostenuti dalla riduzione del costo del rischio (88 pb nel 2017, dai 200 pb circa stimati per il 2014). Complessivamente, senza considerare effetti straordinari, l’utile del settore si manterrà su livelli deci-samente contenuti (circa 21 miliardi di euro cumulati nel 2015-2017), che non consentiranno di recuperare quanto perduto negli ultimi quattro anni.

Il Roe di sistema rimarrà quindi modesto, arrivando al 3.7% nel 2017 dall’1.4% del 2015 (Fig. 7).

 
Fig. 7: Redditività
 
Nota: *il roe corretto è al netto delle svalutazioni sugli avviamenti. Fonte: previsioni Prometeia su dati Banca d’Italia.

TAG