Trump, il complicato passaggio dalle parole ai fatti

26 gennaio 2017

lorena.vincenzi@prometeia.com

Nel discorso di insediamento il protezionismo è diventata l’unica arma di Trump per promuovere la crescita USA. Ma siamo sicuri che per raggiungerla sia sufficiente reintegrare a pieno nel mondo del lavoro quei cittadini americani insoddisfatti cui il nuovo presidente si rivolge?

Il discorso di insediamento di Trump ha confermato l’approccio populista del nuovo presidente e, per ora, ha allontanato gli aspetti di riformismo (alla Reagan). Ma il nuovo presidente dovrà fare i conti con ciò che la parte di popolazione insoddisfatta e sottoccupata rappresenta per l’economia e per la sua crescita: il reintegro a tempo pieno nel posto del lavoro potrebbe non essere sufficiente al rilancio dell’economia

La grande recessione ha lasciato in eredità una fascia di popolazione povera più ampia, che richiede ancora trasferimenti annui dal settore pubblico alle famiglie attorno al 15% del PIL. Si tratta di aiuti alle fasce più fragili della popolazione, di una ridistribuzione di reddito attraverso programmi sociali che includono le spese mediche, i sussidi di disoccupazione e il sostegno a persone anziane, disabili e veterani di guerra.

 Durante la grande recessione i trasferimenti alle famiglie hanno evitato la flessione del reddito disponibile reale e con la ripresa ciclica si sono ridotti solo parzialmente, rimanendo elevati anche negli anni più recenti, quando l’occupazione ha accelerato il proprio ritmo di espansione. Anche nel 2016 il gap tra reddito disponibile reale complessivo, al netto dei trasferimenti, è rimasto su valori superiori al passato (Fig. 1), suggerendo un aumento delle disparità.

Questo fenomeno apre due temi. Il primo è legato alla sostenibilità delle finanze pubbliche, il secondo connesso alla struttura del mercato del lavoro. 

Una parte dei provvedimenti annunciati da Trump in campagna elettorale riguarda la riforma del sistema fiscale per famiglie e imprese, con una riduzione dell’onere fiscale e un piano di investimenti in infrastrutture. Si tratta di misure che in base alle dichiarazioni disponibili potrebbero deteriorare il budget del settore pubblico del 2% del PIL all’anno, un costo elevato per quella parte di senatori repubblicani che ha come obiettivo primario la sostenibilità delle finanze pubbliche. In questo contesto, i trasferimenti alle famiglie rappresentano uno zoccolo duro di spesa con cui gli interventi a sostegno della crescita dovranno necessariamente fare i conti. 

Per questo motivo Prometeia ritiene che i fondi stanziati per il rilancio della domanda interna saranno inferiori a quanto promesso in campagna elettorale[1] e che non riusciranno a mantenere effetti persistenti positivi sulla crescita, senza tuttavia negare effetti espansivi nel breve periodo.

Le pressioni che il presidente Trump sta esercitando sulla grande industria USA per riportare fasi di produzione in territorio statunitense trovano fondamento in alcune caratteristiche del mercato del lavoro. Da una parte, l’industria manifatturiera non ha ancora recuperato il livello pre-crisi di occupazione, inferiore del 10% al valore 2007. Dall’altra, la scomposizione del mercato del lavoro per titolo di studio evidenzia come i lavoratori senza diploma di scuola media superiore siano stati quelli maggiormente colpiti dalla distruzione di posti di lavoro nonché quelli che stanno ancora soffrendo una caduta dell’occupazione (Fig.2). 

E’ evidente che l’aumento di occupazione in questa fascia di popolazione è l’obiettivo del nuovo presidente, ma è elevato il sospetto che il suo raggiungimento non sia sinonimo di rilancio dell’economia. Il settore manifatturiero USA sta profondamente cambiando e il progresso tecnologico non è estraneo a questo cambiamento. L’occupazione si muove lungo un trend calante dall’inizio degli anni 2000 e quello che manca secondo alcuni è un’adeguata spesa in ricerca e sviluppo[2], non tanto il reintegro di lavoratori poco qualificati.

 
Fig. 1 -  Reddito disponibile delle famiglie (mld dollari concatenati, 2009)
Fonte: Bureau of Economic Analysis
Fig. 2 - Tasso di disoccupazione per titolo di studio
(valori %)
Fonte: Bureau of Labor Statistics
 

[1] Prometeia, Rapporto di Previsione, dicembre 2016.

[2] Michael Mandel, Factories 2.0; October 2016; www.technologyreview.com
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