Tempi di pagamento in Italia: fra ‘consigli’ normativi e bisogno di credito

Tempi di pagamento in Italia: fra "consigli" normativi e bisogno di credito

23 luglio 2018

Roberta Scannavini

L’allineamento delle imprese italiane alla Direttiva Ue sul tema continua a scontrarsi con la consuetudine a pagamenti molto dilazionati, ma anche con l’evidenza che piccole e micro imprese riescono a soddisfare agevolmente i loro fabbisogni finanziari solo se ‘forzano’ il ricorso al credito dai fornitori

 

In un contesto di abitudini di pagamento molto eterogenee fra gli stati membri, la Direttiva 2011/7/UE ha fornito le linee guida per armonizzare i tempi di pagamento a livello europeo e per tutelare i creditori più deboli, tipicamente le Pmi, dai ritardi di pagamento e da dilazioni eccessive imposte dalle imprese più grandi o dalla pubblica amministrazione (PA). 

Ognuno dei 28 paesi Ue ha adottato la direttiva con una legge propria, seguendo criteri più o meno stringenti e severi. L’Italia ha provveduto col Decreto Legislativo 192/2012, ormai in vigore dal gennaio 2013. A grandi linee, il decreto è piuttosto vincolante per le forniture di beni e servizi alla PA, che deve pagare a 30 giorni (prorogabili a 60 solo in casi particolari), mentre risulta esserlo meno per le forniture B2B, vista la possibilità per le imprese di pattuire espressamente termini superiori ai 60 giorni standard, purché non siano gravemente lesivi per una delle parti. 

Per il primo quadriennio di applicazione della nuova normativa (2013-2016) i bilanci delle imprese italiane [1] segnalano quantomeno una certa resistenza al cambiamento. Per l’insieme delle Società non finanziarie, infatti, i tempi di incasso dai clienti [2] sono passati dagli 88 giorni medi del 2012 agli 84 del 2016, con un calo di soli 4 giorni in 4 anni! 

 
Figura 1 – Industria manifatturiera: tempi medi di incasso dai clienti per classe di fatturato (dati in giorni) 

Tempi di pagamento in Italia: fra ‘consigli’ normativi e bisogno di credito
Fonte: banca dati ASI su elaborazioni da bilanci AIDA - Bureau van Dijk
 

Fra i comparti produttivi, l’Edilizia continua a segnalarsi per una raffica di primati negativi: tempi di incasso più elevati rispetto a tutti gli altri comparti (150-200 giorni), tempi di pagamento ai fornitori vicini o superiori a un anno anche da parte delle aziende più grandi, assenza completa di segnali di aggiustamento al ribasso. Per le imprese del Manifatturiero, più esposte alla concorrenza internazionale, qualche cambiamento invece c’è stato: fra il 2012 e il 2016 i tempi medi di incasso sono passati da 93 a 81 giorni, 12 in meno in 4 anni di operatività della normativa. 

Ma le differenze fra classi dimensionali [3], anziché attenuarsi come vorrebbe la direttiva, si sono rafforzate (figura 1). Per le grandi e le medie imprese gli incassi si sono fatti decisamente più rapidi (con un calo di 17 e 13 giorni rispettivamente), grazie anche all’aumento delle esportazioni di questi operatori, che ne ha aumentato l’esposizione commerciale su mercati in cui si paga d’abitudine più rapidamente, Germania in particolare. Anche con queste riduzioni, solo le grandi imprese sono arrivate a incassare in media entro 60 giorni. Per le piccole e le micro imprese manifatturiere, invece, i crediti continuano a essere incassati a quasi 4 mesi e ad oltre 5, con un aggiustamento al ribasso molto marginale (3 giorni) solo nel primo caso. 

 
Figura 2 – Industria manifatturiera: tempi medi di pagamento ai fornitori per classe di fatturato (dati in giorni)
Tempi di pagamento in Italia: fra ‘consigli’ normativi e bisogno di credito
Fonte: banca dati ASI su elaborazioni da bilanci AIDA - Bureau van Dijk
 

Nei pagamenti ai fornitori le imprese del Manifatturiero sono ancora più distanti da quanto auspicato dalla normativa (figura 2). Solo le grandi hanno accelerato sensibilmente il pagamento dei debiti commerciali (15 giorni in meno rispetto al 2012), pur continuando a pagare a oltre 3 mesi. 

Ma il segnale più preoccupante riguarda i pagamenti fatti dalle aziende delle due classi minori. In entrambi i casi - pur partendo da pagamenti già fortemente dilazionati, circa 135 giorni per le piccole imprese, e 200 per le micro imprese – nel 2016 i tempi medi di pagamento si sono ulteriormente allungati, di 6 giorni nel primo caso, e addirittura di un mese nel secondo. Andamenti simili per segno e intensità sono presenti fra le imprese minori anche negli altri comparti, suggerendo un fenomeno legato più alle dimensioni aziendali che al comparto di appartenenza. 

La resistenza tutta italiana all’accorciamento dei tempi di pagamento è già stata spiegata in molti modi [4]. L’allungamento dei tempi di pagamento ai fornitori circoscritto agli anni più recenti e agli operatori minori, invece, è in netto contrasto con le attese e finora è passato un po’ sottotraccia.

Ci sembra di poterlo leggere soprattutto come una risposta ai problemi di razionamento del credito che le imprese più piccole segnalano già da qualche anno: a fronte di criteri più stringenti per la valutazione del rischio da parte delle banche, criteri che tendono a penalizzare le imprese più piccole e meno strutturate, questi operatori sembrano aver compensato la difficoltà ad accedere al credito bancario aumentando il sostegno finanziario ottenuto dai fornitori. 

In considerazione del permanere di diffusi segnali di difficoltà di accesso al credito da parte delle Pmi, rimane la curiosità di vedere se i bilanci del 2017, disponibili dal prossimo autunno, confermeranno queste tendenze. 

 
[1] L’analisi si basa un campione di bilanci riferito ad oltre 830 mila società di capitale non finanziarie. Elaborazioni sulla banca dati ASI di Prometeia e sulla banca dati AIDA di Bureau van Dijk.
[2] I tempi di incasso e pagamento ricavabili dai bilanci includono sia i termini di pagamento stabiliti per contratto che i ritardi nei pagamenti.
[3] Le imprese del campione sono classificate per dimensione in base al fatturato 2016: microimprese fino a 2 milioni di euro, piccole imprese 2-10 milioni, medie imprese 10-50 milioni, grandi imprese sopra i 50 milioni.
[4] Fra i fattori che tendono a mantenere elevati i tempi di pagamento in Italia si possono citare: la facile derogabilità della norma, la radicata consuetudine all’utilizzo delle dilazioni di pagamento come fattore competitivo, il frequente squilibrio di forza contrattuale fra i contraenti, dove il più debole tende ad accettare pagamenti anche molto dilazionati nel timore di compromettere la continuità delle relazioni di fornitura.
 
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