Bond senior non preferred: cosa sono e quali prospettive

Bond senior non preferred: cosa sono e quali prospettive

29 gennaio 2018

massimiliano.coluccia@prometeia.com, elisa.quinto@prometeia.com

La nuova categoria di debito è adesso disponibile anche per le banche italiane

 

È nato un nuovo strumento di raccolta anche per le banche italiane: le obbligazioni senior non preferred. Questi titoli sono stati già ampiamente utilizzati dal 2016 in Francia e dal 2017 anche in Spagna e Belgio [1] dalle banche “significative” e, in particolare, da quelle di rilevanza globale (G-SIB). In Italia sono state disciplinate solo recentemente con l’approvazione della legge di Bilancio 2018, che ha introdotto le necessarie modifiche al Testo Unico Bancario.

La normativa italiana è adesso in linea con quella degli altri paesi Ue e ricalca le caratteristiche previste nella proposta della Commissione: titoli con durata contrattuale di almeno un anno, che non possono essere derivati né incorporare una componente derivata e che, nella gerarchia del passivo, sono di rango inferiore agli altri crediti chirografari e superiore alle obbligazioni subordinate. Il legislatore italiano ha tuttavia introdotto l’obbligo di un valore nominale unitario di almeno 250mila euro, di cui invece non vi è menzione nella legislazione europea.

Fatta la legge, c’è stata la prima emissione: l’11 gennaio 2018 Unicredit ha immesso sul mercato i primi 1,5 miliardi di euro di bond senior non preferred a 5 anni (il funding plan, aggiornato a fine 2017, prevede emissioni complessive per 6 miliardi di euro). L’emissione ha ottenuto un ottimo riscontro: sono stati raccolti ordini pari al triplo del valore e lo spread, comunicato inizialmente intorno a 80 punti base sul tasso swap a 5 anni, è stato fissato a 70 punti base. Il giorno precedente ci sono state altre tre emissioni da parte di banche europee (Tab.1), tra cui Banco Santander per 1,25 miliardi di euro, con uno spread di 60pb sul midswap. 

 
Tab.1- Principali emissioni titoli senior non preferred, gennaio 2018
 
Senior non preferred bond: cosa sono e quali prospettive
 
 

Perché una nuova classe di titoli?

L’esigenza di creare questa nuova categoria di titoli è nata dalla Direttiva europea sulla Risoluzione delle Crisi Bancarie (BRRD) che, nell’ambito della gerarchia dei detentori di debito bancario, lasciava ampia discrezionalità per le obbligazioni bancarie non subordinate. Ciascuno Stato membro ha così introdotto nella propria giurisdizione un ordine gerarchico diverso. 

Per creare un level playing field europeo e agevolare la risoluzione delle banche con operatività cross-border, la Commissione Ue ha proposto di adottare il “modello francese”: la Francia nel 2016, al momento del recepimento della direttiva, aveva infatti già introdotto nel proprio ordinamento i titoli senior non-preferred. La Commissione e il Parlamento hanno raggiunto un accordo su un testo condiviso a fine novembre 2017 che modifica la BRRD e impone agli Stati membri di creare una nuova classe di debito di primo rango "non privilegiato", in grado di soddisfare il requisito di subordinazione: ovvero proprio questa tipologia di obbligazioni (Fig.1).

 
Fig.1 GRF gerarchia bail-in
Senior non preferred bond: cosa sono e quali prospettive
 

I senior non preferred bond come cuscinetto di capitale di terzo livello

Questi strumenti possono essere collocati solo presso gli investitori qualificati, in modo da tutelare la clientela con conoscenze finanziarie meno avanzate (soprattutto famiglie) e costituiranno un cuscinetto di capitale di terzo livello, il cosiddetto “Tier 3”. Tuttavia la loro emissione è stata condizionata, finora, dal recepimento a macchia di leopardo nelle legislazioni nazionali. Sicuramente i titoli senior non-preferred dovranno essere emessi dalle banche di rilevanza sistemica (G-SII) ai fini del rispetto del TLAC (Total Loss Absorbency Capacity), che richiede un requisito di subordinazione per le passività computabili e che diventa obbligatorio dal 1° gennaio 2019 (con un phase-in del 16% al 2019, 18% dal 2022). Il 2018 si caratterizzerà quindi per volumi di emissioni significativi in tutta Europa.

 

Dubbi sulla capacità del mercato di assorbire i volumi di obbligazioni

In Italia dovrebbe essere Unicredit l’emittente principale nel 2018 (per completare il proprio funding plan deve ancora emettere 4,5 mld di euro di obbligazioni senior non-preferred). Tuttavia tali strumenti potrebbero essere emessi anche dalle banche rilevanti a livello nazionale (le “O-SII”). Poiché si tratta di emissioni più costose di quelle preferred, starà ai singoli istituti valutare l’opportunità di emissione per la costruzione di un cuscinetto di titoli a protezione dei senior preferred. Inoltre, a livello europeo il Single Resolution Board potrebbe richiedere l’introduzione di un vincolo di subordinazione anche per il MREL (Minimum Requirement for own funds and Eligible Liabilities) delle O-SII. Tra queste, la belga Belfius Bank ha fatto un’emissione benchmark di obbligazioni senior non-preferred per 750 milioni di euro con l’intento di avere una struttura di finanziamento adeguata ai fini del rispetto del MREL e all’ottimizzazione del profilo di liquidità. 

Il riscontro positivo del mercato alle emissioni di senior non preferred, in termini di domanda e costi di emissione, non è tuttavia sufficiente a dissipare i dubbi, espressi anche dall’EBA, sulla capacità del mercato di assorbire i volumi di obbligazioni (non-preferred e preferred) che le banche dovranno emettere per rispettare i requisiti sulla capacità di assorbimento delle perdite (MREL e TLAC). I volumi emessi di titoli non preferred sono infatti ancora modesti se confrontati con le esigenze di finanziamento emerse dal recente aggiornamento dello studio EBA di impatto sul MREL: alle banche europee servirebbero oltre 200 miliardi di euro di obbligazioni per soddisfare il requisito e almeno la metà di questi volumi sarebbero riconducibili alle O-SII.

 
 
[1]  Introduzione dello strumento a giugno 2017 in Spagna (11/2017) e a luglio in Belgio, Belgian Law 31 July 2017 – Art 389/1.