Segnali di recupero al Mezzogiorno

Segnali di recupero nel Mezzogiorno

1 agosto 2017

sonia.neri@prometeia.com

Dopo una crescita superiore a quella media nazionale nel 2015, il Sud ha chiuso il 2016 con un risultato in linea con l’Italia, ma superiore sia al Centro sia al Nord Ovest. Anche i dati 2017 confermano la tendenza a una crescita moderata

 

I dati relativi al 2016 diffusi da Istat mostrano una migliore performance del PIL nel Mezzogiorno, con una crescita in linea con la media italiana, secondo solo al Nord Est, in testa alla graduatoria nazionale grazie soprattutto alla dinamicità dei servizi. Per l’area meridionale si segnala, in particolare, lo sviluppo dell’industria il cui valore aggiunto, dopo un continuo ridimensionamento tra il 2008 e il 2014, ha ripreso a crescere nel 2015 e, più ancora, nel 2016. Più deludente, per lo meno nel breve periodo, la crescita del Centro, frenata soprattutto dal minore slancio del comparto dei servizi.

Le ultime stime territoriali di Prometeia [1] lasciano intendere la prosecuzione di questo trend favorevole per il Mezzogiorno che potrà trarre giovamento dal rafforzamento della crescita del PIL italiano indicato nelle recenti previsioni per l’anno in corso. Ciò significa che il Mezzogiorno crescerà dell’1,1%, rispetto all’1,3-1,4% delle regioni settentrionali.

I dati dei primi sei mesi del 2017 mostrano un recupero del clima di fiducia delle imprese manifatturiere meridionali, in linea con la tendenza nazionale e delle regioni nord-occidentali [2]. Inoltre la dinamica imprenditoriale, anche se limitata al primo trimestre dell’anno, lascia intravvedere un’evoluzione ancora negativa (-0,2% l’indice di sviluppo), ma migliore di quella di tutte le altre aree.

 

Nel biennio 2017-2018 al Sud una dinamica investimenti intensa

Nel biennio 2017-2018 sarà ancora il Nord Est a registrare la crescita più elevata, seguito a brevissima distanza dal Nord Ovest, area che rispetto alle altre dovrebbe presentare una performance migliore nell’industria. Segue il Mezzogiorno, con un profilo di crescita del PIL appena al di sotto della media italiana, mentre il Centro vedrà una minore dinamicità, penalizzato da un andamento più contenuto di quello delle altre ripartizioni tanto nell’industria quanto nei servizi.

Anche se nel 2017 e nel 2018 sarà l’area settentrionale a ricevere l’impulso maggiore negli investimenti, il Mezzogiorno vedrà una dinamica relativamente intensa, anche grazie alle misure di sostegno (da industria 4.0 al piano Juncker). La distanza dai livelli pre-crisi rimane ancora particolarmente elevata, ma i risultati degli ultimi anni lasciano ben sperare.

Sul fronte dei consumi si conferma un atteggiamento più prudente delle famiglie meridionali, anche in conseguenza del rallentamento occupazionale. La spesa per consumi delle regioni settentrionali continuerà a essere spinta dalla dinamica del reddito disponibile.

Nel Centro una maggiore dinamicità si concentra nelle esportazioni, mentre le principali componenti della domanda interna mostrano un’evoluzione prospettica inferiore alla media italiana. I primi tre mesi del 2017 hanno visto un incremento delle esportazioni delle regioni meridionali al di sopra delle altre aree, anche se non va dimenticato che l’export meridionale rappresenta solo poco più del 10% del totale nazionale.

 
Fig. 1 Il tasso di disoccupazione (valori %)
Fig. 1 Il tasso di disoccupazione (valori %)
Fonte: Prometeia, Scenari per le economie locali, luglio 2017.
 

Occupazione in crescita nel 2017

Nel 2017 l’occupazione continuerà a crescere, ma evidenzierà un deciso rallentamento in tutte le aree. Le stime segnalano una crescita più contenuta nell’area centro-meridionale. Ciò si concretizzerà in un aumento del tasso di disoccupazione nella maggior parte delle regioni meridionali, a fronte di un decremento che interesserà quasi tutte le regioni centro-settentrionali (Fig. 1). Nel 2018 le unità di lavoro continueranno a decelerare in tutte le aree, confermando una performance relativamente migliore al Nord.

Il mercato del lavoro continua a rappresentare un problema particolarmente rilevante soprattutto per le regioni meridionali, se si pensa che nel 2020 il tasso di disoccupazione sarà ancora al 19,4%, oltre 7 punti percentuali superiore a quello del 2008 (3,8 punti percentuali in Italia e 2,3 nel Centro Nord). Diversi sono i segnali preoccupanti: un tasso di disoccupazione femminile in crescita (22,1% nel 2016 rispetto all’11,8% in Italia) e una sostanziale stabilità del tasso di lunga durata (12,5% nel 2016 contro il 6,7% a livello nazionale). L’unico fattore positivo è un calo del tasso di disoccupazione giovanile (legato molto probabilmente alla fuga di giovani dal Sud), che permane ad ogni modo al di sopra del 50%, un valore veramente eccezionale se paragonato all’8,8% della Provincia Autonoma di Bolzano.

 
 

[1] Per approfondimenti si veda Prometeia, Scenari per le economie locali, luglio 2017.
[2] Per approfondimenti si veda Prometeia, Congiuntura regionale, luglio 2017.

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