Rendicontazione non finanziaria: una leva per la competitività delle imprese italiane

Rendicontazione non finanziaria: una leva per la competitività delle imprese italiane

24 novembre 2017

enrico.brandoli@prometeia.com

La comunicazione sui temi non finanziari può avere un influsso sugli obiettivi reddituali

 

In un contesto in cui le svalutazioni competitive non sono più possibili, le rendicontazioni non finanziarie possono rappresentare leve non di prezzo per imporsi sui mercati e migliorare la propria redditività.

In Italia esiste la legge 254/16 che impone di comunicare le informazioni non finanziarie (come emissioni inquinanti, diritti umani e altre tematiche etiche) a tutte le aziende di interesse pubblico con più di 500 dipendenti. Ma la sue efficacia risente del fatto che il tessuto produttivo italiano è costituito da imprese di piccola o media dimensione, che sfuggono all’obbligo legislativo. In più l’attuale sanzione prevista per chi non ottempera agli obblighi di legge (150mila euro) non è particolarmente pesante per le dimensioni tipiche di un’azienda quotata. 

Quali sono quindi le leve da attivare per indurre le imprese italiane ad essere più etiche e green? Snodo cruciale è far comprendere come le comunicazioni sui temi non finanziari possano avere un influsso sugli obiettivi reddituali: le informazioni delle caratteristiche ESG (Environmental, Social, Governance) può avere infatti importanti ricadute positive, tanto più importanti quanto più intensa la sensibilità dell’opinione pubblica. In questo caso sarà infatti il mercato a premiare le aziende più etiche e green e a punire quelle che non lo sono, o che lo sono, ma non lo comunicano efficacemente (la legge, e la regolamentazione che la Consob sta gradualmente producendo a riguardo, dovrebbe impedire o sanzionare le false informazioni o anche solo le informazioni non supportate da evidenze oggettive). 

Le attività ESG possono avere un impatto tangibile sul conto economico. La reputazione e, di conseguenza, la valorizzazione del brand rappresentano probabilmente l’applicazione più immediata. Ma ci sono anche altri esempi di effetti positivi sul business, come la maggiore possibilità di stabilire relazioni con aziende per quali i valori ESG sono rilevanti, o il maggiore coinvolgimento dei dipendenti negli obiettivi aziendali.

Ovviamente, queste considerazioni riguardano le aziende italiane in misura assai diversa a seconda del settore di attività e della visibilità di cui godono presso l’opinione pubblica. Non è un caso se molte grandi aziende, note al vasto pubblico, sono già attive da anni su questo fronte e abbiano utilizzato le tematiche ESG per migliorare la propria reputazione. Tuttavia è più difficile immaginare che questo tipo di sinergia possa essere rilevante per aziende di dimensioni più contenute.

Per coinvolgerle, un’ulteriore leva di promozione dei comportamenti virtuosi potrebbe essere l’estensione della norma a tutti i soggetti con cui l’azienda vincolata ha relazioni, dai fornitori ai clienti alle imprese che la finanziano. Così facendo si stimolerebbero cambiamenti di comportamento anche per le PMI che hanno relazioni d’affari con le aziende obbligate. Un buon argomento a favore di questa interpretazione è la prevenzione di comportamenti opportunistici, che consentirebbero alle imprese obbligate dalla norma di ripulirsi l’immagine delocalizzando le attività “sporche” a un loro fornitore, migliorando i propri indicatori non finanziari senza ridurre di fatto l’impatto negativo della propria attività.