Lotta alla povertà in Italia: REI vs “reddito di cittadinanza”

Lotta alla povertà in Italia: REI vs “reddito di cittadinanza”

4 maggio 2018

Elizabeth Jane CasabiancaElena Giarda

Con entrambe le misure oltre la metà delle risorse è assorbita dal Mezzogiorno

 

Negli anni successivi alla crisi finanziaria in Italia, così come in Europa, si è assistito a un incremento della povertà e il dibattito economico e politico si è concentrato su come meglio contrastare il problema. 

Nel 2017 il governo italiano ha introdotto il reddito di inclusione (REI), un programma di reddito minimo a livello nazionale [1]. In linea con i principi generali dei programmi di reddito minimo, il REI è una misura categoriale, sottoposta alla prova dei mezzi (sulla base sia del reddito sia della ricchezza) e condizionata alla partecipazione a programmi di reinserimento nel mercato del lavoro. Le nostre simulazioni prevedono che, a pieno regime, il REI vada a beneficio del 45.8% delle famiglie in povertà assoluta e del 22.5% delle famiglie a rischio di povertà [2].  

Per riuscire a raggiungere una quota più consistente di poveri e sollevarli dalla loro condizione, alcuni sono a favore del rafforzamento della misura, mentre altri hanno presentato proposte alternative. Quella più discussa al momento è l’introduzione di un “reddito di cittadinanza” che, in base alla teoria economica, dovrebbe essere universale, erogato senza prova dei mezzi e non condizionato. 

Tuttavia, in base alla versione proposta con il disegno di legge presentato in Parlamento nel 2013 dal Movimento 5 Stelle (Ddl 1148 del 29 ottobre), il “reddito di cittadinanza”, al pari del REI, rientrerebbe nella categoria del reddito minimo. Infatti, sarebbe selettivo in quanto indirizzato a quelle famiglie che hanno un reddito inferiore alla soglia del rischio di povertà. Inoltre, come il REI, sarebbe condizionato alla partecipazione a un programma di inserimento lavorativo nel caso in cui venga erogato a disoccupati o inoccupati [3]. Il “reddito di cittadinanza” si differenzierebbe dal REI per la prova dei mezzi che non è basata sul valore dell’ISEE (che tiene conto sia dei redditi sia del patrimonio), ma del solo reddito. 

 
Fig. 1 La distribuzione della spesa sul territorio: con entrambe le misure più della metà è assorbita dal Mezzogiorno
 
Lotta alla povertà in Italia: REI vs “reddito di cittadinanza”
Fonte: elaborazioni Prometeia su dati IT-SILC.
 
 

L’ammontare che verrebbe erogato è più elevato di quello del REI in quanto, al contrario di quest’ultimo, si prefigge di far raggiungere la soglia del rischio di povertà a tutti i beneficiari. La soglia di povertà del 2016 ammonta a 812 euro per una persona sola e aumenta in base alla composizione familiare. 

Le nostre stime indicano che, a regime, il REI avrà un costo pari a 2.4 miliardi di euro, e una famiglia beneficiaria riceverebbe, in media, 2500 euro l’anno [4]. Il “reddito di cittadinanza” costerebbe 29 miliardi di euro e l’importo del beneficio annuale sarebbe, in media, pari a 5800 euro per famiglia. Se invece venisse erogato alle sole famiglie a rischio di povertà nelle quali sia presente almeno un componente disoccupato o inoccupato, si stima un costo pari a 12.8 miliardi di euro, per un beneficio medio annuo per famiglia di 8200 euro. La distribuzione territoriale della spesa (Figura 1) mostra che sia per il REI sia per il “reddito di cittadinanza” più della metà delle risorse è destinata al Mezzogiorno (53.2% e 53.7%, rispettivamente). 

Tutte le simulazioni contenute in questo articolo sono basate sui dati dell’indagine campionaria Istat/Eurostat IT-SILC (Statistics on Income and Living Conditions) del 2015.

 
 
[1] Per maggiori dettagli sulla struttura del REI come introdotto dal Dlgs 147/2017 si veda: Prometeia (2017), “The introduction of minimum income in Italy: challenges and outcomes”, Discussion Note No. 03, Prometeia, Bologna, disponibile su https://www.prometeia.it/en/research/position-note/archive
[2] La povertà assoluta è definita dall’Istat come la percentuale di individui che sostengono una spesa mensile per consumi pari o inferiore alle soglie di povertà assoluta definite come il valore monetario, a prezzi correnti, del paniere di beni e servizi considerati essenziali per ciascuna famiglia. Le soglie variano in base all’età dei componenti, alla ripartizione geografica e alla tipologia del comune di residenza. Il rischio di povertà è, invece, definito da Eurostat come la percentuale di individui il cui reddito equivalente è inferiore al 60% del reddito equivalente mediano. Il reddito equivalente è ottenuto dividendo il reddito disponibile familiare per la scala di equivalenza e viene assegnato a ciascun componente familiare.
[3] Dal disegno di legge sembra che per gli individui occupati, l’erogazione sia invece condizionata alla partecipazione, per un limitato numero di ore settimanali, a progetti locali di tipo socio-culturale.
[4] Le risorse destinate al REI sono stimate dal governo in 2.2 miliardi di euro (escludendo le risorse destinate al rafforzamento dei servizi territoriali). La discrepanza è dovuta all’utilizzo di due banche dati diverse: dati amministrativi per il governo, dati di indagine campionaria per Prometeia.
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