Going grey: le regioni italiane di fronte alle future tendenze demografiche

Going grey: le regioni italiane di fronte alle future tendenze demografiche

26 giugno 2017

livia.simongini@prometeia.com

Il processo di invecchiamento della popolazione in tutte le regioni italiane rappresenta un rischio per la crescita economica e sociale di lungo periodo. Azioni coordinate ed efficaci volte al sostegno dell’invecchiamento attivo sono necessarie per aiutare i territori ad affrontare la sfida

 

La popolazione italiana, come noto, è tra le più anziane al mondo, seconda solo a quella giapponese. E se nella graduatoria dell’incidenza di over 64 stilata su 284 regioni dei paesi avanzati sono giapponesi le prime 7, all’ottavo posto si colloca la Liguria mentre Friuli Venezia Giulia, Toscana, Umbria, Piemonte si posizionano poco al di sotto, comunque entro la top 20. A livello globale il processo di invecchiamento della popolazione non si arresterà nei prossimi decenni e l’Italia non fa eccezione: secondo le previsioni demografiche ISTAT [1] tra 20 anni la quota di over 64 sulla popolazione italiana arriverà dall’attuale 22% al 31%, con un incremento assoluto di 4,8 milioni di persone in tale fascia d’età. 

 
Fonte: Osce e Onu

Sardegna, Liguria e Friuli le regioni più anziane nel 2037

Tutte le regioni del paese parteciperanno a questa tendenza, ma in alcune il fenomeno sarà più accentuato. Veneto, Puglia e Basilicata, ad esempio, nel 2037 saranno caratterizzate da un’incidenza della popolazione più anziana superiore alla media nazionale, mentre attualmente si trovano al di sotto. Nello stesso anno continueranno a mostrare un livello dell’indicatore inferiore alla media italiana alcune regioni del Mezzogiorno (Calabria, Campania e Sicilia) e le due province autonome, ma tutte queste aree vedranno un aumento relativamente ampio della quota. Sarà migliore, invece, la situazione di Lombardia e Lazio la cui buona attrattività sia dalle altre regioni italiane sia dall’estero contribuirà a mantenere la quota degli over 64 al di sotto della media italiana.

Tra 20 anni si collocheranno in testa alla graduatoria delle regioni più anziane Sardegna, Liguria e Friuli Venezia Giulia con circa 1 over 64 ogni 3 residenti. Non solo, alle tre aree spetterà anche il primato dei grandi anziani (individui con 85 anni e oltre) che rappresenteranno tra il 6,5% e il 6,1% della popolazione rispetto al 5,2% medio nazionale. Nei prossimi 20 anni l’incidenza dei grandi anziani sulla popolazione è prevista in aumento ovunque, con picchi di crescita rispetto al livello attuale pari al 90% in Sardegna, all’80% in Puglia, al 70% in Lombardia e in Campania, unica regione tra quelle citate che continuerà a mostrare un livello dell’indicatore più basso di quello dell’Italia.

I rischi dell'invecchiamento della popolazione

Tali prospettive demografiche si intrecciano con lo scenario economico e sociale. In primo luogo per le ripercussioni sull’offerta di lavoro contraddistinta da una popolazione attiva che tenderà ad assottigliarsi a fronte del peso crescente degli anziani inattivi. In secondo luogo una popolazione più anziana richiederà un maggiore ammontare di risorse da destinare alla spesa sociale (pensionistica e sanitaria, in particolare). L’invecchiamento, dunque, può rappresentare un ulteriore ostacolo allo sviluppo di alcune regioni del Mezzogiorno nelle quali un rilancio dell’economia è quanto mai necessario per arginare la perdita di popolazione e contribuire, di conseguenza, a riequilibrarne la struttura. L’invecchiamento, inoltre, può concorrere a frenare la crescita di aree come la Liguria in cui già da molti anni a un andamento dell’economia privo di slanci si affianca una popolazione tra le più anziane su scala globale e può segnalare, infine, un rischio anche in realtà strutturalmente più solide come il Veneto. 

Fonte: Istat

Necessarie politiche di sostegno dell'invecchiamento attivo

Per mitigare l’impatto di tali dinamiche è necessario proseguire lungo la strada delle politiche di promozione e sostegno dell’invecchiamento attivo, così come anche prevedere e incoraggiare forme di innovazione sociale volte ad aumentare la partecipazione degli anziani alla vita economica e sociale con l’obiettivo di migliorarne la qualità della vita e prolungarne l’autonomia. Si tratta di un percorso che, pur vedendo l’Italia partire da una posizione arretrata rispetto ai principali paesi europei, si sta avviando in diverse regioni, come testimoniano le numerose iniziative che a livello locale si sono orientate in tale direzione [2]. Si tratta di soluzioni che però in una prospettiva di lungo termine vanno necessariamente messe a sistema affinché i territori siano in grado di affrontare le tendenze demografiche in atto.

 
[1] Scenario mediano.
[2] Per una rassegna recente delle leggi regionali o delle proposte di legge si veda Invecchiamento attivo: un percorso da costruire di Principi, Lamura e Socci, 20 giugno 2017