Quanto ci costa il rischio paese?

Quanto ci costa il rischio paese?

11 luglio 2018

Stefania Tomasini

Prometeia quantifica nello 0.2% del Pil annuo il costo dell’incertezza circa l'implementazione delle linee di politica economica annunciate dal governo

 

Le vicende che hanno accompagnato la formazione del governo italiano dopo le elezioni del 4 marzo hanno fatto riemergere il rischio di disgregazione dell’euro e, con esso, le tensioni sui titoli italiani, sia di debito sovrano sia di emittenti privati. 

Dal 15 maggio lo spread italiano è cresciuto di circa 140 punti base (Figura 1, da 125 in media nei due mesi precedenti al massimo di 283 toccato a fine maggio, per poi assestarsi verso i 250 nelle ultime settimane), con un forte appiattimento della curva per scadenze, a segnalare come il rischio paese venga percepito già nel breve termine.

Contemporaneamente, la borsa italiana ha perso il 12%, con i titoli bancari che hanno accusato una flessione del 19%. Anche se non può essere esclusa una sovrareazione dei mercati, destinata a riassorbirsi almeno parzialmente, le ampie oscillazioni che ancora si osservano giorno per giorno evidenziano un livello di “nervosismo” ancora molto elevato. 

 
Fig.1: Borsa italiana e Spread BTP-Bund 10Y, indice in migliaia e punti base, dati giornalieri
Quanto ci costa il rischio paese?
Fonte: Thomson Reuters
 

Intanto il nuovo esecutivo ha iniziato il proprio percorso. La prima scadenza rilevante, con riferimento alle politiche economiche, sarà a settembre, quando dovrà procedere con la Nota di Aggiornamento al Documento di Economia e Finanza (DEF) a definire il nuovo quadro programmatico.

Nel frattempo, i mercati finanziari cercheranno di decifrare dalle dichiarazioni dei diversi membri del governo l’impostazione che si vorrà seguire, con un occhio anche alle vicende internazionali e ai risvolti che esse potrebbero avere per un paese che l’elevato debito rende comunque più fragile. Un “di più” di incertezza che, se anche non arriva a coinvolgere l’adesione dell’Italia all’Eurozona o la volontà di onorare il proprio debito, si incentrerà dunque sull’impostazione di politica economica che il nuovo esecutivo vorrà seguire. Anche dando credito alle dichiarazioni del ministro dell’Economia, ipotizzando quindi che a prevalere sarà un atteggiamento cauto, difficilmente lo spread ripiegherà sui livelli di inizio anno e anzi tenderà a risalire, soprattutto nei mesi autunnali, quando la definizione delle politiche di bilancio per i prossimi anni si assocerà alla riduzione dell’ammontare aggiuntivo di titoli acquistati dalla Bce.

Nell’ipotesi dunque che il differenziale non ritorni sui livelli che prevalevano a inizio maggio e rimanga elevato per un periodo prolungato, abbiamo quantificato in 60 punti base all’anno il maggiore spread dovuto all’incertezza sulla concreta implementazione delle linee di politica economica annunciate dal governo. I 60 pb costituiscono l’aumento che si è verificato nello spread oltre al livello che avevamo indicato nelle nostre previsioni di marzo e che rifletteva vari fattori, tra cui il cambio di tono della politica monetaria Usa e nell’area euro. Si ipotizza anche che la perdita subita dai titoli azionari non verrà totalmente riassorbita. 

Sotto queste ipotesi, ci si chiede quindi quale sia il “costo” economico di questo scenario, valutandolo con l’ausilio del modello Prometeia per l’economia italiana.

 
Tab. 1: Scostamenti rispetto allo scenario di base (no tensioni) milioni di euro a prezzi concatenati se non diversamente specificato
Quanto ci costa il rischio paese?
Fonte: elaborazioni Prometeia su dati Istat e Thomson Reuters
 

I risultati macroeconomici derivano da un insieme composito e interconnesso di effetti che il modello permette di stimare. L’aumento dello spread e la caduta dei valori azionari producono perdite in conto capitale per i detentori di titoli pubblici e privati, possibili riallocazioni del risparmio, tassi di interesse più elevati sulle nuove emissioni di debito pubblico, col conseguente aumento dell’onere per interessi. Gli effetti si riverberano sul valore della ricchezza azionaria, sull’allocazione della ricchezza finanziaria (a favore delle asset class più liquide a scapito della componente azionaria), sul costo del funding per le banche, con riflessi sul risparmio ma anche sul costo dei prestiti al settore privato. Ciò tende a condizionare negativamente le attese di famiglie (meno consumi e più risparmio precauzionale) e imprese (blocco del riavvio del ciclo degli investimenti, più assunzioni con contratti a termine).

Il modello quantifica questi effetti così come sintetizzato nella Tabella, evidenziando come essi lievitino nel tempo, soprattutto perché l’aumento dello spread si traduce in aumento dell’onere del debito solo gradualmente, posto che la durata media del debito è di 7,4 anni. L’anno prossimo, comunque, la spesa per interessi aumenterebbe di 2 miliardi di euro, per arrivare a 3 miliardi nel 2020, e la perdita di Pil non sarebbe di poco conto: 3,2 miliardi, pari allo 0,2% nel 2019. Consumi, investimenti, ricchezza delle famiglie sarebbero ugualmente colpite, anche perché il credito diverrà più costoso e più selettivo. 

Tutto sommato, quindi, mantenere questa alea di dubbio su come il programma di governo sarà implementato non ha un costo economico irrilevante

 
 
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