Quali rischi corre l’UEM per la sua esposizione nei mercati finanziari USA?

Quali rischi corre l’UEM per la sua esposizione nei mercati finanziari USA?

23 gennaio 2020

Lorena Vincenzi

Con la maggiore esposizione nel mercato degli States è aumentato il rischio ipotetico di perdite consistenti nel caso di correzione dei valori delle attività finanziarie statunitensi

 

L’UEM detiene asset statunitensi per circa 7000 miliardi di euro (il 60% del PIL UEM), poco meno della metà concentrata in investimenti di portafoglio (Fig. 1); alla fine del 2006, prima della crisi finanziaria del 2008, erano 2600 miliardi, meno del 30% del PIL. Con la maggiore esposizione nel mercato USA è aumentato il rischio ipotetico di perdite consistenti nel caso di correzione dei valori delle attività finanziarie statunitensi.

 
Fig. 1 Attività lorde dell’UEM negli USA Stock miliardi di euro
Fonte: Banca Centrale Europea
 

Tuttavia, come dimostra quanto successo tra il 2006 e il 2008 con lo scoppio della grande recessione che proprio negli USA aveva il suo fulcro, gli investitori stranieri hanno registrato perdite. A dicembre 2008 lo S&P 500 aveva segnato il 38% in meno rispetto a due anni prima e lo stock degli investimenti di portafoglio dell’UEM in attività statunitensi era più basso del 14.5% (212 miliardi di euro; una caduta minore dello S&P 500 in quanto gli investimenti di portafoglio UEM includevano anche obbligazioni private e pubbliche, non solo azioni) a riflesso della caduta dei corsi azionari, perché il dollaro nei confronti dell’euro si era deprezzato solo del 5.8%. 

In ogni caso, l’esposizione dell’UEM nel mercato statunitense non rispecchia una distribuzione omogenea tra i Paesi dell’Unione in ragione di diversi fattori, non ultimo il diverso trattamento fiscale degli investimenti finanziari e le scelte industriali e logistiche di grandi investitori internazionali. Secondo il ministero del Tesoro USA, l’UEM detiene circa 4800 miliardi di dollari di titoli USA (obbligazioni private e pubbliche e azioni), il 25% di quanto in mano a tutti gli operatori esteri, ma più della metà di questo è concentrato in Lussemburgo, Irlanda e Belgio (rispettivamente l’8%, il 5% e il 4%), mentre Germania, Francia e Paesi Bassi singolarmente non superano il 2%. Italia e Spagna, invece, detengono meno dell’1% dei titoli USA collocati all’estero (Fig. 2).

 
Fig. 2 Titoli USA detenuti in alcuni Paesi europei quota percentuale sul totale dei titoli USA detenuti da operatori internazionali
Fonte: Treasury International Capital System
 

La composizione per tipologia dei titoli statunitensi nel portafoglio dei Paesi UEM accentua la nota di rischio poiché dei 4800 miliardi di dollari di titoli USA circa 3700 sono corporate, in pratica equidistribuiti tra obbligazioni e azioni. Ciò rappresenta più del 40% delle obbligazioni corporate statunitensi collocate all’estero e oltre il 20% delle azioni USA collocate all’estero. Ancora una volta, nel segmento delle obbligazioni corporate, Lussemburgo e Belgio sono i detentori principali (con, rispettivamente, il 17% e il 14% di bond statunitensi collocati all’estero) seguiti dall’Irlanda con circa il 7%. 

Il peso relativo degli investimenti in attività finanziare USA non è irrilevante per i Paesi europei. Per Germania, Francia e Italia lo stock di titoli statunitensi detenuti si aggira attorno al 10% del PIL nazionale (Fig. 3). Per Paesi Bassi, Lussemburgo, Belgio e Irlanda, il peso è molto più elevato, anche se gli effetti negativi sull’economia interna potrebbero essere in parte attutiti dal fatto che questi Paesi rappresentano una piazza di investimento per operatori internazionali. 

Tutto ciò suggerisce un rischio di non poco conto per l’economia europea nel caso di una correzione delle quotazioni delle attività USA.

 
Fig. 3 Titoli USA detenuti da alcuni Paesi europei in percentuale del PIL nazionale

Fonte: elaborazioni Prometeia su dati Treasury International Capital System e uffici nazionali di statistica
 
 
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