PIR, rischio bolla sui mercati?

PIR, rischio bolla sui mercati?

12 Ottobre 2017

vincenza.dilorenzo@prometeia.com

Guardando ai multipli di borsa, non appaiono segnali di sopravvalutazione

 

Se il potenziale di diffusione dei PIR è elevato e può fare leva su diversi fattori di interesse verso il prodotto, la sua effettiva diffusione rifletterà anche i rendimenti potenzialmente conseguibili dall’investimento. 

In tal senso, uno degli aspetti che desta preoccupazione è il rischio di una bolla sui mercati azionari delle mid e small cap per la molta liquidità che potrebbe riversarsi sugli stessi, pur tenendo conto che i Piani Individuali di Risparmio sono tenuti a investire in piccole e medie imprese il 21% del portafoglio complessivo e che questi investimenti possono indirizzarsi anche verso titoli di debito per i PIR multiasset.

In effetti, gli indici azionari delle società mid e small cap investibili da PIR, la cui capitalizzazione ammontava a oltre 115 miliardi di euro ad agosto, hanno realizzato da inizio anno guadagni significativi. Il confronto tra le performance dei diversi indici mid-small cap rispetto a quelle del FTSE MIB e FTSE Italia All Share mostra come in realtà le mid e small cap italiane abbiano realizzato variazioni positive e maggiori in termini assoluti anche nel corso degli ultimi 3 e 5 anni, quindi lontano dall’effetto dei PIR. Inoltre queste performance sono state ottenute anche con una volatilità marcatamente più bassa degli indici large cap. 

 
 
 
 

La diversa composizione settoriale tra gli indici rappresenta l’elemento principale alla base del miglior andamento delle mid e small cap. Il peso del settore finanziario all’interno del FTSE MIB è infatti circa il doppio (poco più del 15%) di quello degli indici azionari di più piccola capitalizzazione.

La debolezza delle quotazioni del settore bancario italiano e la sua volatilità nel corso degli ultimi anni hanno sicuramente influito più sulla dinamica del FTSE MIB che degli altri indici, che possono contare su una componente legata a industria e servizi maggiore e, in generale, a settori che hanno visto una forte revisione al rialzo delle stime sugli utili. L'utile per azione per l’indice FTSE Mid cap è aumentato di circa il 20% da inizio anno, contribuendo a portare il rapporto tra prezzi e utili attesi a 12 mesi su valori (18x) più prossimi a quelli dell’indice azionario principale (17x). 

In generale, quindi, guardando ai multipli di borsa, non appaiono segnali di sopravvalutazione o di bolla, in quando sia il p/e che il dividend yield sono perfettamente in linea con le proprie medie di lungo periodo.

 

La scelta del gestore: italiano è meglio

Tra gli aspetti più rilevanti c’è anche la scelta del gestore. Secondo una nostra analisi i gestori migliori sarebbero da ricercare tra quelli domestici e con maggior esperienza sul segmento dei fondi comuni che investono in società italiane di media e piccola capitalizzazione. L’indice di scoring sviluppato da Prometeia, che assegna un punteggio alla capacità di battere il benchmark dei diversi fondi comuni azionari esistenti sul mercato italiano valutandone le capacità di gestione attiva, colloca infatti nelle prime posizioni le sgr, indipendenti o appartenenti a grandi gruppi bancari, con alle spalle una lunga storia sul mercato di gestione del risparmio italiano.