Pir, c'è ancora margine per crescere

Pir, c'è ancora margine per crescere

11 ottobre 2017

vincenza.dilorenzo@prometeia.com

A pochi mesi dal lancio, i Piani Individuali di Risparmio sembrano avere incontrato l'interesse degli investitori

 

Fenomeno 2017 del panorama italiano del risparmio gestito, i Piani Individuali di Risparmio (PIR) introdotti a fine 2016, stanno spingendo la raccolta dei fondi comuni d’investimento e le performance degli indici di borsa dedicati al comparto delle small e mid cap italiane.

Con l’obiettivo di creare un ponte tra il risparmio delle famiglie e il finanziamento delle imprese italiane ed europee che presentano una stabile organizzazione in Italia, i PIR permettono a ogni persona fisica titolare del piano di godere di un beneficio fiscale (esenzione totale da imposizione) a fronte del rispetto di vincoli alla composizione del portafoglio per almeno i 2/3 dell’anno (Fig. 1) e di detenzione dell’investimento per almeno 5 anni, su un investimento massimo di 150mila euro in 5 anni. 

A fine agosto, erano già disponibili sul mercato italiano oltre 50 fondi comuni ed ETF PIR compliant (per oltre 65 diverse classi di investimento) e circa 20 prodotti assicurativi. A questi si aggiunge l’offerta, più limitata, di servizi di gestione patrimoniale o custodia titoli. 

I PIR sono partiti in un anno di ripresa della raccolta in fondi comuni, spinta dal buon andamento dei mercati azionari, e i risultati finora raggiunti sono stati anche superiori alle attese. In base ai dati Assogestioni, nel primo semestre i fondi comuni PIR compliant hanno raccolto 5.3 miliardi di euro, oltre il 10% degli investimenti in fondi comuni complessivi e più del 15% della raccolta netta retail di banche e consulenti finanziari. Coerentemente con la rilevanza dei canali distributivi, oltre 3 miliardi (circa il 60% della raccolta netta) sono stati raccolti dai 13 gruppi bancari attivi a giugno 2017, seguiti dai consulenti finanziari con più di 1.5 miliardi di euro. I consulenti finanziari sono stati più attivi nella proposizione del prodotto, grazie soprattutto all’operatività di un intermediario, con una raccolta netta per fondo comune che è stata due volte quella delle banche (Fig. 2). 

 
 
Fig. 1. I vincoli di portafoglio dei PIR
 
I vincoli di portafoglio dei Pir
(°) imprese italiane o estere con stabile organizzazione in Italia che svolgono attività diverse da quella immobiliare
(*) titoli emessi da imprese non quotate nell’indice FTSE MIB o indici equivalenti di altri mercati regolamentari
 
 

Prodotto ancora giovane, con ampi margini di crescita

Ma quanti sono gli italiani che hanno sottoscritto il prodotto? E qual è il mercato potenziale?
Nonostante la partenza incoraggiante, la conoscenza dell’esistenza dei PIR e delle loro peculiarità è ancora bassa. La loro diffusione, dunque, ancora fisiologicamente limitata. In base all’indagine condotta da IPSOS a inizio luglio nell’ambito del rapporto Wealth Insights con Prometeia su un campione rappresentativo di italiani (circa 900 individui con metodo CAWI), il 16.5% degli intervistati conosce il prodotto e un altro 18% lo ha sentito nominare ma non ne conosce nel dettaglio le caratteristiche (Fig. 3).

Se limitiamo l’attenzione agli investitori, la consapevolezza aumenta, pur restando intorno al 30% la percentuale di coloro che conoscono il prodotto ed è comunque molto ampia l’incidenza di intervistati che conosce solo sommariamente le caratteristiche dello stesso (25%). Così a fine giugno, meno del 2% degli italiani aveva sottoscritto un prodotto PIR, in 3 casi su 4 su proposta dell’intermediario e non su autonoma iniziativa. La diffusione è circa il doppio (4% circa) presso gli italiani che già possiedono un servizio/prodotto finanziario. 

Il mercato potenziale del prodotto è comunque piuttosto ampio e potrebbe triplicare nel breve termine, in base agli italiani che dichiarano di voler sottoscriverlo nel corso del prossimo anno, ma potrebbe anche raggiungere il 14% degli italiani, più in linea con l’attuale diffusione dei fondi comuni, raggiungendo le fasce di investitori che a oggi non conoscono in tutto o in parte le caratteristiche del prodotto. 

 
Fig. 2. La raccolta netta dei fondi comuni PIR compliant per tipologia di offerente nel primo semestre del 2017*
 
La raccolta netta dei fondi comuni Pir compliant
(*) compresi ETF; (^) dati non disponibili per Fineco
Fonte: elaborazioni Prometeia su dati Assogestioni e Assoreti
 
 

I driver: perché si scelgono i PIR?

La survey Prometeia-IPSOS rivela anche lo spaccato sui driver di interesse per il prodotto tra sottoscrittori attuali e potenziali. Il quadro non è univoco (Fig. 3). Il driver fiscale, in particolare, su cui si fonda l’attuale offerta e che è stato utilizzato come leva per favorirne la diffusione, non è l’unico fattore che genera interesse presso gli italiani: rappresenta sì la ragione principale per cui si è sottoscritto o si è intenzionati a sottoscrivere, ma viene citata solo da 1 intervistato su 4, seguita da vicino dalla ricerca di un investimento a lungo termine e da un interesse considerevole per forme di protezione del capitale investito, presente solo per i PIR di tipo assicurativo e limitatamente alla componente investita in gestioni separate. Il sostegno all’economia nazionale, invece, è citato solo da 1 persona su 10 ed è meno rilevante del consiglio del consulente o di una persona fidata. 

 
Fig. 3. Gli italiani e i PIR: i risultati della survey presso le famiglie 
 
Gli italiani e i pir
 
Base: Totale intervistati
Fonte: Survey Prometeia - Ipsos per Weath Insights
Gli italiani e i pir
 
Base: Attuali sottoscrittori e intenzionati a sottoscrivere