No-tax area e quattordicesime: cosa cambia (e quanto) per i pensionati

8 novembre 2016

massimo.baldini@unimore.it, elizabeth.casabianca@prometeia.com, elena.giarda@prometeia.com

Il “pacchetto previdenza” prevede, tra le altre, misure a supporto dei pensionati meno abbienti con lo scopo di incrementare il loro potere d’acquisto: obiettivo centrato?

Uno degli interventi contenuti nel progetto di legge di bilancio per il 2017 riguarda l’estensione della no-tax area a 8145€ anche ai pensionati con meno di 75 anni, per allinearla a quella dei lavoratori dipendenti. [1] Questa misura produce anche un effetto indiretto sulle addizionali regionali e comunali IRPEF, che si annullano per coloro la cui IRPEF si azzera con l’estensione della no-tax area.

Un altro intervento riguarda le quattordicesime. Per i 2.1 milioni di pensionati ai quali viene già erogata la mensilità aggiuntiva è previsto un incremento del 30% sull’assegno percepito. [2] Inoltre, si prevede l’estensione di questo diritto anche ai pensionati con reddito totale compreso tra 1.5 e 2 volte il minimo, coinvolgendo così 1.2 milioni di pensionati.

Nonostante questi interventi siano mirati a incrementare le pensioni previdenziali più basse, a priori non è ovvio se questi vadano effettivamente a beneficio delle famiglie con redditi inferiori. Utilizzando il modello di microsimulazione Prometeia-Capp quantifichiamo l’effetto di queste misure sia sui singoli individui, sia sulle famiglie.

 

Un’analisi a livello individuale

Per quanto riguarda l’innalzamento dellano-tax area, si stima che i beneficiari siano circa 6.3 milioni, [3] pari al 45% dei pensionati e al 75% di quelli under-75. [4] Il risparmio medio per i beneficiari ammonterebbe a circa 43€ annui, che aumentano a 46€ considerando l’effetto indiretto sulle addizionali.

Per le quattordicesime, invece, si stima che l’importo medio annuo dell’incremento del 30% si attesti intorno ai 134€, mentre quello per i nuovi percettori sia intorno ai 475€. La Relazione Tecnica indica una maggiore spesa di 800 milioni, cifra confermata dalle nostre simulazioni con le quali stimiamo che le due misure dovrebbero costare circa 850 milioni di euro, 300 per le quattordicesime già in essere e 550 per le nuove.

Come atteso, l’incidenza del risparmio in termini di IRPEF è maggiore per i pensionati con un reddito più basso (Tabella 1): si passa dal 2.2% del reddito per il 20% più povero nella distribuzione dei pensionati per reddito individuale allo 0.1% per il 20% più ricco. Per le quattordicesime si deve considerare che i beneficiari si collocano solo nei primi tre quintili di reddito a causa della struttura della misura. Per il primo quintile si prevede un’incidenza media sul reddito dell’11%, nettamente superiore all’incidenza degli altri due quintili. Considerazioni analoghe valgono per la platea di pensionati che beneficiano di entrambe le misure (circa 760mila individui).

 
Tabella 1: Importo medio e incidenza % sul reddito delle misureper quintile di reddito individuale e tipologia di beneficiario
Fonte: elaborazioni Prometeia-Capp
 

Un’analisi a livello familiare

Le due misure dipendono dal reddito individuale del pensionato, ma il tenore di vita di una persona dipende dal complesso delle risorse familiari, che non è semplice tradurre in un sintetico indicatore di benessere economico. 

Tradizionalmente si fa riferimento al reddito disponibile corretto per la composizione familiare (reddito equivalente), ma si potrebbe anche optare per l’ISEE (Indicatore della Situazione Economica Equivalente), sempre più usato per selezionare le famiglie nell’accesso al welfare. [5] L’ISEE tiene conto anche del patrimonio posseduto e quindi è un indicatore più completo del reddito, anche se pone il problema della bassa liquidità della ricchezza immobiliare. Per completezza, presentiamo la distribuzione del beneficio per decili sia di reddito equivalente familiare che di ISEE.

Le figure 1 e 2 si concentrano sulle sole quattordicesime. La prima mostra la ripartizione delle famiglie che percepiscono almeno una quattordicesima, la seconda la distribuzione della spesa totale, per decili di entrambi gli indicatori. Ad esempio, la Figura 1 ci dice che il 25% del totale delle famiglie con quattordicesima si trova nel secondo decile della distribuzione del reddito, una quota che scende a poco più del 15% nella distribuzione dell’ISEE. Sia in base alla distribuzione del reddito che dell’ISEE, l’aumento della quattordicesima interessa soprattutto il secondo e il terzo decile, ma se si utilizza l’ISEE come indicatore di benessere, allora il beneficio si estende più chiaramente anche ai decili più alti. Circa un quinto della spesa totale raggiunge infatti il 40% più ricco della popolazione (Figura 2). Guardando all’ISEE rispetto al reddito, tutta la distribuzione si sposta a destra perché gli anziani, in gran parte proprietari dell’abitazione, hanno spesso un ISEE superiore al reddito disponibile.

 
Figura 1: Aumento delle quattordicesime: ripartizione delle famiglie con almeno una integrazione da quattordicesima per decili di reddito equivalente o di ISEE (valori %)
Fonte: elaborazioni Prometeia-Capp
 
Figura 2: Aumento delle quattordicesime: ripartizione della maggiore spesa per decili di reddito equivalente o di ISEE (valori %)
Fonte: elaborazioni Prometeia-Capp
 

La Figura 3 si concentra sulle famiglie beneficiarie di almeno una delle due misure (aumento delle quattordicesime o della no-tax area) e mostra l’incidenza percentuale del beneficio sul reddito familiare e sull’ISE per decili di reddito o di ISEE. In entrambe le distribuzioni si osserva una maggiore incidenza per le famiglie dei primi tre decili.

L’impatto, come prevedibile, decresce al crescere del reddito o dell’ISEE, ed è leggermente superiore sul reddito visto che l’ISEE è maggiore del reddito, includendo anche una stima del patrimonio. L’eccezione del primo decile deriva dalle particolari deduzioni previste nel calcolo dell’ISEE, che incidono molto sui redditi bassi.

Figura 3: Incidenza media delle misure sul reddito disponibile familiare e sull’ISE per decili di ISEE (valori %)
Fonte: elaborazioni Prometeia-Capp
 

In sintesi

Gli aumenti della no-tax area e della quattordicesima hanno un effetto distributivo progressivo anche se non sono concentrati sul 10% più povero, ma soprattutto sul secondo e terzo decile della distribuzione del reddito o dell’ISEE. Si tratta di un esito coerente con le intenzioni? Mesi fa, quando si è iniziato a discutere di queste misure, l’accento era stato posto soprattutto sulla loro equità. Ora si sottolinea che la quattordicesima riguarda le pensioni previdenziali e non quelle assistenziali.

L’obiettivo principale non è quindi il contrasto delle forme più gravi di povertà, ma il sostegno dei redditi bassi
. In parte il giudizio dipende da quale indicatore di tenore di vita si preferisce, come abbiamo visto.

Comunque in entrambi i casi, reddito equivalente o ISEE, le famiglie più interessate hanno redditi bassi o medio bassi.Il fatto che una parte delle risorse vada a beneficio di chi non ne ha bisogno è il prezzo che si paga quando si ricorre a trasferimenti monetari basati sul reddito individuale e non sul complesso delle risorse familiari.

Questo articolo è pubblicato anche sulavoce.info.


[1] Con no-tax area si intende quella soglia di reddito al di sotto della quale l’ammontare della detrazione compensa per intero l’IRPEF: per il contribuente con reddito inferiore o pari alla no-tax area l’IRPEF si annulla.
[2] Pensionati con reddito complessivo inferiore a 1.5 volte il trattamento minimo.
[3] Di questi, sono circa 100 mila i pensionati che per la prima volta nel 2017 rientreranno per intero nella no-tax area.
[4] Non beneficiano della misura i pensionati under-75 con redditi superiori a 55mila euro, in quanto non hanno diritto a detrazioni.
[5] L’ISEE è definito come rapporto tra l’Indicatore della Situazione Economica (ISE) e un parametro, la scala di equivalenza, che tiene conto della composizione e della tipologia del nucleo familiare.
 
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