Quell'Italia che non studia né lavora

Quell'Italia che non studia né lavora

28 giugno 2018

Sonia Neri

Eurostat certifica che nel nostro Paese un quarto dei giovani tra i 15 e i 29 anni è NEET, uno dei dati peggiori tra gli Stati Ue

 

La pubblicazione da parte di Istat di un set di indicatori del Benessere equo e sostenibile nelle 110 province e città metropolitane italiane [1] ci mostra una situazione ormai nota. Nel 2016 i NEET (Not in Education, Employment or Training), ovvero i giovani di 15-29 anni non impegnati nello studio, né nel lavoro né nella formazione, erano il 24,3%. Esiste comunque una differenza tra le singole realtà territoriali, soprattutto tra Centro-Nord e Mezzogiorno.

 
Fig.1: I NEET in Italia nel 2016 (quote % su popolazione tra 15 e 29 anni)
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Fonte: Istat, Gli indicatori del Benessere Equo e Sostenibile dei territori
 

Ciò non toglie però che anche in alcune province settentrionali (Rovigo, Alessandria, Asti, ma anche Vercelli, Torino e Varese) la presenza di NEET sia elevata. Questo esercito di persone che non frequenta un corso scolastico o universitario, non è impegnato in percorsi di formazione e non lavora, è particolarmente robusto nelle regioni meridionali, soprattutto in Calabria (38,2%) e Sicilia (38,1%).

Non è un caso che nella graduatoria provinciale le 10 province italiane con la minore presenza di NEET siano tutte settentrionali (con l’unica eccezione di Pisa), mentre i dati sono allarmanti quando si guardano le 10 province con il più elevato numero di giovani che non hanno trovato un percorso da seguire per la propria vita: Palermo, Catania e Cosenza superano il 40%, mentre a Medio-Campidano quasi la metà dei giovani di età compresa tra 15 e 29 anni rientra in questa preoccupante categoria, con importanti ricadute economiche sul contesto locale.

 
Fig.2: Graduatoria dei NEET in Italia nel 2016 (quote % su popolazione tra 15 e 29 anni)
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Fonte: Istat, Gli indicatori del Benessere Equo e Sostenibile dei territori
 

Allo stesso tempo è importante sottolineare che negli ultimi anni il tasso di occupazione giovanile (15-29 anni) è aumentato in tutte le ripartizioni, ma in particolare modo nel Mezzogiorno, salendo dal 18,9% nel 2014 al 20,7% nel 2016. Rispetto al periodo pre-crisi il tasso di occupazione giovanile meridionale è quello che è calato meno rispetto alle altre ripartizioni e all’Italia in complesso, mentre ha avuto una maggiore accelerazione rispetto al 2014.

 
Fig.3: Il tasso di occupazione giovanile (15-29 anni) (differenze in pp)
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Fonte: Istat, Gli indicatori del Benessere Equo e Sostenibile dei territori
 

Altro fattore da tenere in considerazione è che anche al Sud sta aumentando la quota di laureati e possessori di altri titoli terziari nella fascia di età 25-39 anni: al 2016 aveva raggiunto quasi il 20% rispetto al 24,4% a livello nazionale. Alcune realtà provinciali meridionali (L’Aquila, Isernia, Cosenza, Potenza, Pescara e altre) detengono una quota di laureati decisamente superiore alla media nazionale ed in linea con i valori delle province settentrionali.

Se dall’Italia passiamo al confronto con l’Unione Europea la nostra situazione relativa peggiora ancora. Nel 2017 l’Italia è preceduta solo dalla Turchia e dalla Ex Repubblica Jugoslava di Macedonia in termini di presenza di NEET (in questo caso si tratta della popolazione tra 15 e 34 anni). La quota dei NEET è nettamente superiore alla media europea (14,7%), ma soprattutto a quella della Germania (10%) del Regno Unito (12,2%), della Francia (15%) e della Spagna (17,9%).

 
Fig.4: NEET nel 2017 (quote % su popolazione tra 15 e 34 anni)
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Fonte: Eurostat
 
 
[1] https://www.istat.it/it/archivio/217099, 14 giugno 2018