Il Mezzogiorno è ancora il fanalino di coda?

3 marzo 2017

sonia.neri@prometeia.com

Nel 2015, a fronte di un rallentamento dell’economia mondiale e un ridimensionamento delle attese di ripresa dell’Italia, il Sud ha chiuso l’anno con una crescita del PIL superiore all’1%. Ma la fragilità strutturale derivante da problemi di competitività, connessi a loro volta alla composizione settoriale e alla dimensione delle imprese, impedisce una crescita sostenuta dell’economia meridionale

La revisione dello scenario nazionale, la nuova contabilità regionale diffusa da Istat lo scorso dicembre e le recenti informazioni congiunturali disponibili hanno portato a rivedere le stime di ottobre per l’anno appena trascorso. Il ritocco verso l’alto dell’economia italiana nel 2016 ha coinvolto tutte le ripartizioni territoriali, tranne l’area centrale. Il 2016 dovrebbe essersi chiuso con un andamento del PIL più vivace al Nord, più debole al Mezzogiorno.

La migliore performance del Nord Est nel 2016 si deve allo stimolo proveniente da tutte le principali voci di domanda. Le esportazioni sono aumentate dell’1,9% (1% in Italia) con particolare vivacità nella parte centrale dell’anno; i consumi delle famiglie, favoriti dall’aumento occupazionale, da un clima di fiducia più disteso e dal buon andamento del reddito disponibile, segnano uno sviluppo dell’1,7%, il più forte tra le ripartizioni. Gli investimenti, risentendo positivamente delle migliori condizioni di accesso al credito, del traino offerto dalle altre componenti di domanda, in particolare dall’export, e degli incentivi, sono cresciuti oltre mezzo punto percentuale in più dell’Italia.

Il Nord Ovest, pur presentando una crescita più intensa di quella di Centro e Mezzogiorno, ha risentito della flessione delle esportazioni, caratterizzate da una dinamica deludente soprattutto nella prima metà dell’anno. Ciò non ha comunque impedito agli investimenti di crescere più che a livello nazionale, mentre i consumi delle famiglie hanno confermato il recupero in atto dal 2014.

Per il Centro si conferma nel 2016 la stima di crescita allo 0,7%. I consumi delle famiglie mostrano uno sviluppo non dissimile da quello del Nord ed è relativamente buona la performance dell’export. Più modesto invece l’andamento degli investimenti, soprattutto a seguito della difficile ripartenza del comparto delle costruzioni. Il clima di fiducia delle imprese manifatturiere, inoltre, è stato caratterizzato da un peggioramento nella parte finale dell’anno e ciò potrebbe aver contribuito a ridimensionare le decisioni di investimento.

Per il Mezzogiorno, un effetto di trascinamento sul 2016 dei buoni risultati 2015 contribuisce a ritoccare leggermente verso l’alto le stime rispetto a quanto prospettato a ottobre scorso. Lo scorso anno il PIL meridionale è cresciuto dello 0,6%, con una dinamica più rallentata, soprattutto nella domanda interna, rispetto al Nord. I consumi delle famiglie, pur recuperando dagli anni di crisi, crescono meno che a livello nazionale. Oltre all’atteggiamento prudente dei consumatori meridionali, su tale andamento incide una crescita più contenuta del reddito disponibile. Prudenza anche nelle scelte di investimento delle imprese, che insieme a un mercato delle costruzioni ancora in difficoltà portano a stimare una crescita degli investimenti in linea con l’andamento dell’area centrale del paese.

Il rallentamento previsto per la crescita italiana nel 2017 coinvolgerà tutte le ripartizioni. Nel Nord il PIL dovrebbe crescere intorno all’1%, rispetto allo 0,6% del Centro e allo 0,3% del Mezzogiorno. Le principali componenti della domanda interna rallenteranno, mentre l’accelerazione dell’export favorirà di più i territori con una maggiore apertura internazionale. Anche quest’anno solo le regioni del Nord cresceranno più della media nazionale.

Il 2017 vedrà un calo fisiologico della crescita dell’occupazione; a farne le spese sarà soprattutto il Mezzogiorno, che nell’ultimo biennio ha beneficiato maggiormente dell’aumento dei posti di lavoro. Il tasso di disoccupazione, dopo aver raggiunto un picco nel 2014, ha iniziato a ridursi lentamente ma progressivamente in tutte le ripartizioni. Tale andamento proseguirà nei prossimi anni, ma alla fine del decennio i valori, valutati in prospettiva storica, saranno comunque ancora elevati: 18,7% nel Mezzogiorno (12% nel 2008), rispetto al 5,8% nel Nord Est (3,4% nel 2008).

Non accennano così a ridursi nel medio periodo i divari territoriali, restando elevata la distanza tra Mezzogiorno e Centro-Nord. Entro la fine del decennio, tuttavia, il PIL pro-capite non avrà recuperato i livelli pre-crisi in nessuna ripartizione geografica, anche se sarà il Centro a registrare la distanza maggiore.

Fig. 1 - Andamento del PIL (variazione percentuale, dati a valori concatenati)
Fonte: Prometeia, Scenari per le economie locali, gennaio 2017

Per approfondimenti si veda Prometeia, Scenari per le economie locali, gennaio 2017, che potete richiederequi.

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