Cosa accade ai portafogli degli italiani se…

Il mercato dei fondi comuni: riflessioni sul recente rallentamento

1 agosto 2018

vincenza.dilorenzo@prometeia.comalessio.iacopino@prometeia.com

 

I primi mesi del 2018 hanno visto un ridimensionamento della raccolta netta in prodotti di risparmio gestito. La raccolta netta in fondi comuni, in particolare, nel primo trimestre dell’anno si è dimezzata rispetto alla media trimestrale del 2017; nel secondo, invece, è stata appena positiva a causa dei deflussi di maggio e giugno che hanno interrotto una fase positiva che durava da 70 mesi. [1] 

Come accaduto in passato, l’industria dei fondi comuni è stata condizionata dal clima di fiducia del paese con una crescita nelle fasi risk-on e un rallentamento nei periodi di tensione. Se nel 2015 l’annuncio del piano di acquisti di titoli pubblici della Bce aveva avuto un ruolo propulsore per la raccolta netta (che ha raggiunto il massimo del periodo), determinando un forte calo dello spread e una crescita dell’indice FTSE Mib (e di quello bancario in particolare), nel mese di maggio lo stallo politico, l’aumento del differenziale tra decennale italiano e tedesco e la correzione sui mercati azionari hanno innescato deflussi netti con un impatto più intenso rispetto ad altre fasi di tensione, quali il referendum su Brexit e o il referendum costituzionale in Italia (Fig. 1). [2]

Nel complesso il mercato ha mostrato una buona tenuta, se si tiene conto delle tensioni che hanno contraddistinto il mese di maggio e che hanno coinvolto il nostro paese, con il differenziale tra il decennale italiano e quello tedesco che ha toccato i 300pb intraday e una caduta dell’indice azionario italiano del 12% (-19% per quello bancario), alla luce delle quali ci si sarebbe potuti aspettare comunque un dato ben più negativo. Già in giugno, inoltre, i deflussi si sono molto ridimensionati anche se l’incertezza si è solo in parte dissipata e, in generale, l’appetito al rischio è calato come effetto dei timori sugli effetti delle misure protezionistiche dell’amministrazione Trump.

 
Fig. 1 Raccolta netta in fondi comuni (miliardi di euro), spread Btp-Bund (punti base) e indice azionario bancario italiano* (numeri indice giu’12=100) 
 
(*) Indice DS-Italy Banks. Fonte: elaborazioni e stime Prometeia su dati Assogestioni e Thomson Reuters.
 

Informazioni interessanti per le prospettive del segmento si traggono dall’andamento della raccolta netta per asset class, che indica un ridimensionamento soprattutto della domanda della clientela istituzionale. Ad essere negativi sono stati infatti soprattutto i fondi comuni obbligazionari: effetto, da un lato, di un aggiustamento alle aspettative di normalizzazione delle politiche monetarie che si erano generate sui mercati a inizio anno in risposta a un’inflazione più alta delle attese; dall’altro, della scelta di ridurre l’esposizione verso asset class per le quali è peggiorato il profilo rischio–rendimento. Da maggio in poi, inoltre, l’aumento dei rendimenti sui titoli pubblici italiani, una volta superati i timori sulla stabilità del paese, potrebbe aver riportato in territorio positivo la domanda di titoli di Stato, soprattutto presso i segmenti del mercato istituzionale che non valorizzano le attività mark-to-market, pesando ulteriormente sulla domanda di fondi comuni obbligazionari. La domanda istituzionale ha invece tenuto sulle componenti azionarie, con deflussi molto bassi nei mesi di maggiore tensione, a riflesso di una sempre maggiore diversificazione dei portafogli istituzionali per asset class. 

Grazie sia alle reti bancarie che alle reti di consulenti, invece, la domanda retail ha complessivamente mostrato una buona tenuta. I fondi multiasset, collocati prevalentemente alle famiglie, sono infatti rimasti positivi anche nei mesi recenti, pur con volumi più bassi, così come i PIR, che nel primo trimestre dell’anno hanno raccolto 2 miliardi di euro. Anche sulla clientela retail, comunque, alcune componenti di domanda si sono fortemente ridimensionate. In particolare la raccolta netta in fondi a cedola è stata solo leggermente positiva: le nuove sottoscrizioni sono andate giusto a sostituire i prodotti in scadenza (Tab. 1). 

 
Tab. 1 Raccolta netta dei fondi comuni in Italia per asset class^- miliardi di euro
(^) al netto di duplicazoni (*) dati provvisori (°) dati al primo trimestre 2018. Fonte: stime Prometeia su dati Assogestioni e Thomson Reuters, dati al netto di duplicazioni comprensivi di una stima dei fondi esteri di esteri
 

Tenendo conto degli andamenti recenti, e nell’ipotesi di normalizzazione delle condizioni sui mercati finanziari nella seconda parte dell’anno, riteniamo che la raccolta netta del 2018 possa restare positiva, anche se con forti rischi qualora il deterioramento del clima di fiducia dovesse alimentare una maggiore domanda di safe asset.

 
[1] Per maggiori dettagli, vedi Analisi Mercato del Risparmio - luglio 2018.
[2] I dati di raccolta netta dei fondi comuni differiscono da quelli Assogestioni in quanto sono una stima relativa agli investimenti di clientela italiana e sono al netto di duplicazioni. 
 
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