Italia e Canada: chi guadagna dal CETA, oltre i luoghi comuni?

Italia e Canada: chi guadagna dal CETA, oltre i luoghi comuni?

25 settembre 2017

federico.ferrari@prometeia.com

Se si guarda all’interscambio tra i due Stati, i benefici sembrano superare ampiamente i possibili rischi per il nostro paese

 

A pochi giorni dall'entrata in vigore in via provvisoria del “Comprehensive Economic and Trade Agreement” (CETA), il 21 settembre, l’opinione pubblica è ancora divisa sulle conseguenze del trattato di libero scambio tra Europa e Canada. Ciò che appare chiaro guardando al commercio bilaterale tra i due paesi è che i prodotti italiani trovano più spazio nel mercato del Canada più di quanto non accada per quelli canadesi in Italia. Nel complesso, il nostro paese registra infatti un ampio avanzo nella bilancia dei pagamenti con il paese degli aceri: a fronte di 3.7 miliardi di dollari statunitensi di esportazioni, le importazioni ammontano infatti a meno di 1.5 miliardi di dollari. Ciò parrebbe rappresentare, già di per sé, un punto a favore dell’abbattimento degli ostacoli al libero commercio tra i due paesi.

 
 
Importazioni italiane dal Canada
Dati in valore, 2016. Elaborazioni Prometeia su fonte GTI
 
 

Commodity dal Canada, prodotti ad elevato valore aggiunto dall'Italia

Altrettanto incoraggiante è la composizione del commercio con l’estero Italia-Canada. I flussi di prodotti provenienti dal Canada e diretti all’Italia sono composti in larga parte da commodity: cereali (grano in larghissima parte), semi oleosi (soia) e idrocarburi (petrolio) pesano infatti per quasi il 40% del totale delle importazioni in valore originate dal Canada. Questi prodotti di solito non sono sottoposti a dazi, non rappresentando pertanto una concreta minaccia per la competitività, a maggior ragione per un paese come l’Italia, povero di materie prime e quindi largamente dipendente dall’estero per gli approvvigionamenti. Opposto lo scenario dell’export italiano diretto in Canada, rappresentato in larga parte da prodotti a elevato valore aggiunto, o espressione delle caratteristiche culturali tipiche del nostro paese: macchinari e autoveicoli quindi (che rappresentano il 30% delle esportazioni complessive in valore) ma anche bevande (in larghissima percentuale vino, che pesa per quasi il 10% del totale dell’export complessivo in valore), che nei prossimi anni potranno ritagliarsi ampi spazi di sviluppo su questo mercato.

 
 
Esportazioni italiane in Canada
Dati in valore, 2016. Elaborazioni Prometeia su fonte GTI
 

È difficile ipotizzare che un accordo di libero scambio tra un paese esportatore di materie prime e uno che invece esporta in prevalenza manifattura, possa finire per danneggiare il secondo a vantaggio del primo: almeno a un primo sguardo, i potenziali vantaggi economici del CETA sembrano superare di gran lunga le eventuali criticità.