Sarà davvero “hard” Brexit?

Sarà davvero “hard” Brexit?

23 aprile 2018

Maria Valentina Bresciani

Buona parte del parlamento inglese vorrebbe lasciare la porta aperta all’appartenenza all’Unione doganale. Ma è possibile tornare indietro?

 

Brexit: si tornerà indietro? Dopo il completamento della prima fase dei negoziati l’attenzione è ora tutta rivolta al progetto di accordo di recesso che traduce in termini giuridici le principali questioni relative all’uscita dalla UE. Il documento è ancora in via di approvazione finale ma ha aperto le porte alla seconda fase dei negoziati per definire la forma che dovrà prendere la nuova relazione commerciale, e ha stabilito un periodo di transizione, dal 2019 sino alla fine del 2020, durante il quale il Regno Unito dovrà rispettare i diritti e gli obblighi derivanti dalla UE, senza partecipare alle sue istituzioni e ai suoi processi decisionali.

Risulta difficile, allora, dato l’attuale stato dell’arte, azzardare l’ipotesi che si possa facilmente tornare indietro. Certo, non si possono escludere eventi di coda: ad esempio defezioni politiche nel partito conservatore contro l’attuale premier e quindi nuove elezioni. Ad ogni modo, anche le schermaglie e le lungaggini nei negoziati rappresentano un rischio. Secondo una recente indagine della BoE [1] l’incertezza sulla forma che prenderanno le future relazioni commerciali ha causato una minore crescita degli investimenti a prezzi correnti compresa tra il 3 e il 4% nella prima parte del 2017; se di converso, però, la situazione si sbloccasse, non è da escludere una accelerazione di questa voce di spesa.

 
Fig. 1 Rappresentazione dei possibili ambiti di accesso al Mercato unico europeo. I vertici del triangolo più esterno corrispondono all'attuale situazione di un paese UE
 
Sarà davvero “hard” Brexit?
Fonte: National Institute of Economic and Social reserch (NIESR).
 
 

E se non si tornerà indietro quali sono i possibili esiti della trattativa di divorzio? Un vecchio proverbio inglese recita: “you can’t have your cake and eat it “too”” e una sua trasposizione visiva potrebbe essere quella nella Figura 1, in cui si rappresentano schematicamente i trade-off insiti nelle diverse tipologie di relazione tra UE e paesi non UE a seconda della cornice istituzionale che li regola [3]. L’attuale situazione di Regno Unito come Stato membro della UE coincide con i vertici del triangolo più esterno. Mettere fine al libero movimento dei cittadini e alla giurisdizione della Corte di giustizia europea renderebbe verosimile un posizionamento vicino a quello del Canada e un’uscita dal Mercato Unico. Per mantenere un accesso al mercato unico maggiore di quello della Svizzera , che si confronta con importanti restrizioni bilaterali sugli scambi di servizi, e in particolare di quelli finanziari, il Regno Unito dovrebbe continuare a contribuire almeno in parte al Bilancio UE  e accettare un certo grado di libertà di movimento delle persone (in modo simile alla Norvegia, che però è fuori dall’Unione doganale, come la Svizzera). 

Alla luce di queste considerazioni è difficile ipotizzare un hard Brexit, e mentre il Regno Unito deve decidere quali concessioni sarà disposto a fare, lo scenario centrale che abbiamo deciso di sposare nel recente Rapporto di Previsione [4] è quello di una via di mezzo tra il modello della Norvegia e della Svizzera (Fig.1). Si tratterebbe di un accordo che vede il Regno Unito e la UE mantenere relazioni stabili seppure non complete, e con questo si intende che una parte dei servizi  finanziari potranno continuare a essere esportati senza dazi, così come le merci, senza contraccolpi di rilievo sui flussi commerciali verso il mercato europeo (circa 250 miliardi di sterline, il 43% delle esportazioni totali) [5]. Ovviamente questo avrebbe un costo in termini di contributi al Bilancio UE e in termini di concessioni sul grado di mobilità dei cittadini. 

 
[1] Inflation report. Bank of England, February 2018.
[2] National Institute Economic Review, February 2018 N°243.
[3] Attualmente il Regno Unito contribuisce al Bilancio UE per un importo netto che nel 2016 è stato pari allo 0.5% del suo reddito disponibile complessivo. 
[4] “Brexit nello scenario di previsione” Marzo 2018. 
[5] “A un anno da Brexit cosa è cambiato negli scambi commerciali tra Regno Unito e UE” Rapporto di Previsione luglio 2017.

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