Fondi TLTRO III: non è sempre il momento giusto per richiederli

Fondi TLTRO III: non è sempre il momento giusto per richiederli

7 novembre 2019

Sara Emiliani, Ugo Speculato

Le banche che parteciperanno alle prossime aste TLTRO III dovranno considerare un ulteriore elemento: il tasso di interesse sulla nuova liquidità sarà uguale al tasso medio applicato sulle operazioni di rifinanziamento principale (MRO) lungo tutta la durata e questo crea incertezza sul beneficio che potranno percepire complessivamente. Posticipare quindi la richiesta dei fondi significa anche scommettere sul timing di rialzo dei tassi

 

A settembre 2019 il Consiglio direttivo della Bce è intervenuto modificando le condizioni delle operazioni mirate di rifinanziamento a più lungo termine (TLTRO III). A differenza di quanto delineato a marzo, la durata delle operazioni è di 3 anni (anziché due) e a coloro che raggiungeranno il benchmark di crescita del credito eligibile a marzo 2021 sarà applicato solo il tasso di interesse sulla deposit facility, senza l'aggiunta dei 10 punti base. Queste variazioni hanno aumentato l’interesse per questo strumento.

Tuttavia, il fatto che i tassi di interesse da applicare ai fondi richiesti siano variabili lungo il periodo del finanziamento, e non fissi come nelle LTRO precedenti, crea incertezza sul beneficio effettivo che si può ottenere nell’arco di tempo dell’asta.

 
 

Facciamo un esempio. Simuliamo una richiesta di fondi di 50 miliardi di euro, prendendo le nostre previsioni sui tassi di interesse sulla deposit facility (Previsione dei Bilanci Bancari, ottobre 2019). Se questi fondi fossero presi nell’asta di dicembre 2019, il beneficio complessivo nei 3 anni sarebbero circa 700 milioni. Se invece la stessa richiesta di fondi fosse fatta a marzo 2021, all’ultima asta disponibile, il beneficio complessivo sarebbe quasi la metà, visto che nel nostro scenario prevediamo che dal 2022 i tassi torneranno a salire (Fig 1).

Lo scenario di tassi fermi fino alla metà del 2022 contiene l’ipotesi di una maggiore spesa per investimenti pubblici in alcuni Paesi, a sostegno della crescita economica. Questo ha effetto sull’inflazione, allontanando la necessità di un’ulteriore riduzione del tasso sulla remunerazione dei depositi. Il dissenso, interno ed esterno alla Bce, destato dall’ultimo pacchetto di misure di Mario Draghi – in particolare il riavvio del Quantitative Easing – potrebbe poi rendere più difficile un ulteriore intervento espansivo.

Eppure al momento la stessa Bce non esclude la possibilità di ridurre ancora i tassi: l’inflazione è ancora molto sotto l’obiettivo e diverse previsioni, tra cui quelle dello staff dell’Eurotower, indicano un aumento solo dal 2021, e comunque su livelli ancora distanti dal 2%. Anche dalla survey Reuters di fine settembre emergono attese di un altro taglio dei tassi sui depositi, mentre il tasso Euribor a 3 mesi implicito dai future nel breve periodo è in linea con le nostre previsioni, seppur ancora negativo per la scadenza di fine 2024. 

Alle attuali condizioni delle aste TLTRO III quindi, posticipare la richiesta dei fondi significa anche scommettere sul timing di rialzo dei tassi sulla deposit facility.

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