Famiglie, come cambia la rischiosità del credito

Famiglie, come cambia la rischiosità del credito

23 giugno 2017

paolo.barbieri@prometeia.comalessandra.bettocchi@prometeia.com

La ripresa del ciclo economico nel 2016 ha contribuito al miglioramento della rischiosità del credito, ma non per tutti

 

Negli anni di crisi la dinamica del rischio creditizio per le famiglie evidenzia due fasi. La contrazione dell’economia reale del 2008-2009 e il significativo aumento dei tassi d’interesse hanno in un primo momento aumentato la rischiosità del credito. L’inasprimento delle tensioni sul mercato del lavoro e la contrazione del reddito disponibile hanno contribuito al deterioramento delle condizioni economico-finanziarie delle famiglie in una fase in cui aumentavano gli oneri sul debito (soprattutto per i finanziamenti a tasso variabile), peggiorando così il tasso di decadimento. Dal 2010 invece, nonostante l’alternarsi di periodi di stagnazione economica a recessioni vere e proprie, la rischiosità è rimasta stabile grazie alla riduzione degli oneri sul debito e a politiche molto selettive di offerta di credito. Queste ultime, unite al fatto che le famiglie nel corso della crisi si sono fatte più consapevoli dei maggiori rischi insiti nel ricorso ai prestiti bancari, hanno generato flussi di nuovi finanziamenti con minore probabilità di finire in sofferenza. 

L'accordo Abi e il Fondo di solidarietà

Un contributo significativo al contenimento del rischio – dal 2010 in poi -  è arrivato da una serie di misure introdotte da banche e istituzioni per aiutare le famiglie a sostenere gli oneri sul debito. Nel 2009 è stato siglato un accordo fra ABI e associazione dei consumatori (moratoria) per la sospensione, a partire dal 2010, del pagamento della quota capitale della rata per 12 mesi in caso di difficoltà economica della famiglia; l’accordo, prorogato fino al 2013, ha portato alla sospensione di quasi 68.000 mutui. A fine moratoria è stato attivato il Fondo di solidarietà per l’acquisto della prima casa – tuttora attivo – che a gennaio 2016 aveva sospeso poco meno di 27.000 mutui. L’ultima iniziativa, attiva dal 2015 fino al 2017, prevede la sospensione del pagamento della quota capitale della rata anche per i crediti al consumo. Queste iniziative, in particolare la prima per l’ampiezza dei mutui interessati, hanno contribuito a ridurre la rischiosità del credito, “sterilizzando” momentaneamente gli effetti delle principali variabili macroeconomiche sugli indici di rischio e consentendo alle famiglie di prendere tempo per tentare di risolvere le proprie difficoltà.  

 
Fig.1 Gli interventi a sostegno delle famiglie in difficoltà
Fonte: ABI e MEF
 

Il tasso di decadimento del credito alle famiglie consumatrici reagisce poco alla ripresa

L’intensità della ripresa dal 2014 in poi non è però stata abbastanza robusta da risolvere completamente alcune situazioni di difficoltà, che potrebbero essere rimaste irrisolte: il potenziale latente di nuove sofferenze avrebbe così favorito il permanere della rischiosità del credito su livelli elevati e in sostanziale crescita. Inoltre, il graduale esaurirsi delle misure introdotte ha creato un elemento di discontinuità rispetto agli ultimi anni, determinando livelli di rischiosità più elevati. 

Come conseguenza di questi elementi, il tasso di decadimento del credito alle famiglie consumatrici sembra aver tenuto meglio rispetto ai principali indicatori macroeconomici nel periodo 2010-2013, ma aver reagito poco ai benefici della ripresa dal 2014 in poi, come invece si evidenzia per le imprese. A fine 2016, il tasso di decadimento ha infatti continuato ad aumentare nonostante il miglioramento -  seppur lento -  del contesto macroeconomico, attestandosi all’1.6% rispetto all’1.5% dell’anno precedente (Fig.2). Il tasso di decadimento del credito alle imprese al contrario, dopo avere raggiunto il valore di 4.8% nel 2013 (anche per effetto di fattori straordinari legati al processo di revisione della regolamentazione bancaria), inizia a contrarsi dal 2014 in poi.

 
Fig. 2 Tasso di decadimento del credito a famiglie, imprese e tassi di disoccupazione 
valori %, tassi annualizzati calcolati sui volumi

Fonte: ns. elaborazioni su dati Banca d’Italia
 

Per le famiglie produttrici [1] invece - contenuti gli effetti della fase recessiva nella prima parte della crisi - le tensioni sono rimaste elevate per tutto il periodo in esame.Nei prossimi anni con le attese di consolidamento della crescita economica i tassi di decadimento del credito dovrebbero migliorare [2]. Tuttavia, queste considerazioni confermano la rilevanza di fattori esterni ai driver macroeconomici nell’evoluzione degli indici di rischio per le famiglie, con effetti che potrebbero essere ancora importanti. 

 
[1] Banca d’Italia individua le famiglie produttrici come “imprese individuali, società semplici e di fatto, produttrici di beni e servizi non finanziari destinabili alla vendita, che impiegano fino a 5 addetti; unità produttrici di servizi ausiliari dell’intermediazione finanziaria senza addetti dipendenti”
[2] Si veda Prometeia, “Previsione dei Bilanci Bancari”, maggio 2017. Per una disamina più approfondita dei tassi di decadimento per SAE e per macroarea si veda “Rischiosità del credito: evidenze recenti “all’interno dello stesso rapporto. 

 
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