Export manifatturiero: è finito il protagonismo dei mercati extra-Ue?

Export manifatturiero: è finito il protagonismo dei mercati extra-Ue?

12 luglio 2018

Cristina Rossi

In un contesto di scambi internazionali sempre più minacciato dall’escalation del protezionismo, le esportazioni italiane continuano a soffrire di mali “antichi”: euro forte e difficoltà di alcuni importanti mercati hanno gravato sulle performance nei primi mesi del 2018

 

Le cronache economiche delle ultime settimane sono state in larga parte dominate dalle schermaglie tra Stati Uniti, Cina ed Europa in merito all’adozione di misure protezionistiche, con un crescendo di annunci che, giorno dopo giorno, ha fatto aumentare i rischi di innesco di una guerra commerciale. Al di là degli innegabili effetti su fiducia e aspettative, è tuttavia al momento prematuro cogliere nei dati a disposizione le concrete ricadute di queste misure sugli scambi globali e sull’export italiano in particolare.

Concentrando lo sguardo sull’Italia, attualmente solo sfiorata dai provvedimenti protezionistici finora adottati [1], preoccupa il marcato rallentamento registrato nel primo trimestre 2018 dalle esportazioni, dopo la buona performance dello scorso anno. In particolare, le esportazioni di manufatti sono aumentate del 3.5% (a valori correnti, sul primo trimestre 2017), un tasso pari a poco più della metà di quello medio dell’anno precedente (+6.7%). Pur superiore al dato di export complessivo nazionale (+2.3% nello stesso periodo), si tratta di un risultato deludente che segna un punto di rottura non solo per intensità della crescita, ma anche per la sua composizione.

A cedere il passo è stato, infatti, principalmente il contributo dei mercati extra-Ue (la cui crescita si è limitata a uno 0.5%, dal +7.3% del 2017), a fronte di vendite Ue che hanno continuato a espandersi a un ritmo non dissimile da quello medio dello scorso anno (+5.7%). Un risultato la cui origine può essere individuata nel consistente apprezzamento dell’euro sul dollaro (+15.4% nel primo trimestre 2018, rispetto al corrispondente 2017) più che nell’evoluzione della domanda potenziale in questo arco temporale (nel complesso ancora in crescita a buon ritmo, sebbene con qualche segnale di rallentamento congiunturale, secondo le stime Cpb), ma che apre a qualche elemento di preoccupazione, se lo si analizza più in dettaglio.

 
Export manifatturiero: è finito il protagonismo dei mercati extra-Ue?
 
 

Innanzitutto, si tratta di una netta inversione di tendenza rispetto a quanto osservato nei trimestri immediatamente precedenti quando, nonostante l’avvio di una fase di apprezzamento dell’euro i mercati extra-Ue erano tornati protagonisti, alimentando circa la metà della crescita dell’export manifatturiero nazionale. In quel contesto, la crescente fiducia degli operatori dettata da un ambiente competitivo in costante miglioramento aveva prevalso sulle pressioni del cambio, contribuendo a smorzarne gli effetti negativi sulla competitività delle produzioni italiane [2]. Nei dati più recenti, invece, l’aumentata incertezza sulla tenuta del ciclo internazionale ha probabilmente spezzato questo meccanismo virtuoso.

Una nota di attenzione viene dalla composizione settoriale. I risultati più negativi sono stati conseguiti da Meccanica (-2.4% la variazione tendenziale dell’export extra-Ue nel primo trimestre del 2018) e, soprattutto, Autoveicoli e moto (-5.3%), due tra i comparti che più pesano sulle vendite complessive di manufatti italiani al di fuori dei confini dell’Unione Europea (rispettivamente, 24% e 8% nel 2017). Le flessioni dei flussi diretti in Cina, Polonia e nell’area Nord Africa-Medio Oriente sono alla base del risultato negativo per il settore Auto; per la Meccanica, invece, i principali responsabili si individuano in Stati Uniti, Russia, Turchia, oltre che Nord Africa-Medio Oriente. Le rilevazioni più recenti sui mesi di aprile e maggio, al momento disponibili a un maggiore livello di aggregazione, contribuiscono ad alimentare qualche timore sulla possibile futura evoluzione della componente extra-Ue delle esportazioni manifatturiere, confermandone una maggiore debolezza relativa, nonostante un moderato rientro delle pressioni sul cambio.

Per guardare al bicchiere mezzo pieno, va considerato che l’evoluzione osservata per l’export extra-Ue nei primi mesi di quest’anno potrebbe aver scontato anche un ribilanciamento delle vendite verso mercati che in questa fase si presentano più profittevoli, oltre a prezzi di vendita rimodulati in ragione del mutato rapporto di cambio. Fattori che sottendono una visione più positiva per i mesi a venire. 

In termini prospettici, inoltre, fanno ben sperare i buoni risultati conseguiti nei paesi Ue, diffusi a tutti i settori del manifatturiero, nonostante alcuni segnali di rallentamento della domanda nell’area. Il tradizionale radicamento su questi mercati - secondo stime Prometeia [3], tra quelli a pagare il prezzo meno gravoso in termini di minor crescita in caso di guerra commerciale - potrà rappresentare un punto a favore per la nostra industria.

 
 
[1] L’impatto sull’Italia delle misure protezionistiche finora adottate (i 71 “codici prodotto” convolti dalle tariffe di Trump) è stimato essere limitato: circa 500 milioni di euro, l’1,2% dell’export italiano verso gli Stati Uniti; un dato che potrebbe ulteriormente ridimensionarsi se si considera che il nostro paese esporta nel Nuovo Continente anche nicchie di prodotto difficilmente sostituibili.
[2] Per approfondimenti si veda Analisi dei settori industriali, febbraio 2018.
[3] Rapporto di Previsione, Prometeia, luglio 2018.
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