L’export italiano di autoveicoli alla prova dei dazi

L’export italiano di autoveicoli alla prova dei dazi

28 maggio 2018

Claudia Sensi

La riduzione delle imposte cinesi migliora le prospettive delle nostre esportazioni, sempre che dagli Usa non arrivino sorprese negative

 

Negli ultimi otto anni le esportazioni italiane di autoveicoli (si considerano le autovetture e i veicoli pesanti) sono aumentate del 140% circa a valore (12% in media annua). Tale recupero è frutto della crescita della domanda mondiale superata la crisi del 2008-2009, cui si sono associati la ripresa del ciclo dei consumi di beni durevoli e quella dei livelli di produzione nazionale, stimolati dagli investimenti del Gruppo FCA negli stabilimenti italiani, con la riconversione verso le vetture di fascia medio-alta, che hanno fatto da volano anche per il settore della componentistica.

Dall’osservazione delle dinamiche storiche e delle quote di export a valore (fig. 1) appare evidente il ruolo di traino del mercato cinese, che è passato da una rappresentatività dell’1.1% sul totale dei flussi nazionali nel 2010 a quasi il 7% nel 2017. In termini di incremento percentuale si tratta di quasi un 50% medio annuo nel periodo considerato, con il mercato di sbocco tradizionale, l’Europa Occidentale, che è cresciuto all’8% m.a., perdendo rappresentatività sui flussi complessivi. A guadagnare quota in maniera rilevante è stato poi il mercato USA, che ha beneficiato del processo di integrazione, partito nel 2009, tra Fiat e Chrysler. Dal 2014 l’America è diventata il primo paese di destinazione delle esportazioni nazionali, superando Germania e Francia che si situavano stabilmente ai vertici.

 
Fig.1: Esportazioni italiane di autoveicoli a valore – indici 2009=100 (sx) e quote % (dx)
L’export italiano di autoveicoli alla prova dei dazi
Fonte: elaborazioni Prometeia su dati Istat
 

Il panorama è un po' diverso per la componentistica (fig. 2), dove i mercati europei conservano la loro centralità, Germania principalmente (con il 22% dei flussi a valore). Anche per questo settore il mercato cinese ha acquistato progressivamente importanza (+15% la crescita media annua delle esportazioni in Cina, a fronte del +6% totale), con una rappresentatività però ancora decisamente contenuta. La rilevanza di presidiare la filiera automotive in Cina, per i produttori nazionali di componenti, è anche rappresentata dal fatto che sul mercato cinese si giocherà il futuro dell’auto elettrica. 

 
Fig.2: Esportazioni italiane di componenti per autoveicoli a valore – indici 2009=100 (sx) e quote % (dx)
L’export italiano di autoveicoli alla prova dei dazi
Fonte: elaborazioni Prometeia su dati Istat
 

Ecco quindi che i recenti segnali di distensione provenienti da Pechino, oltre alla riduzione dei dazi annunciata per il 1 luglio sia su veicoli sia su componenti anche l’impegno a cancellare il limite del 50% per le società straniere nelle joint-venture (già da quest’anno per le autovetture elettriche), sono ottime notizie per i produttori italiani.

Novità positive che rischiano di essere controbilanciate dai segnali opposti che potrebbero provenire dal mercato Usa. Se i segnali distensivi provenienti dalla Cina depongono nella direzione di voler scongiurare una possibile escalation protezionistica, l'amministrazione Trump ha avviato in questi giorni un'indagine di sicurezza nazionale sulle importazioni di autoveicoli che potrebbe portare all’introduzione di nuove tariffe simili a quelle imposte su acciaio e alluminio importati a marzo. Sapremo a breve come finirà la partita dei dazi, il cui risultato potrà avere conseguenze rilevanti sui flussi di commercio nazionale.