Export Italia, che fatica tenere il passo

21 ottobre 2016

monica.ferrari@prometeia.com

I profondi cambiamenti effettuati dalle imprese italiane non appaiono ancora sufficienti a supplire al divario con gli altri paesi, Spagna in primis.

Difficile dire se la netta ripresa delle esportazioni italiane in agosto preannunci una inversione di tendenza dopo i segnali di debolezza dei mesi precedenti. L’export è infatti una variabile molto erratica, e il dato di agosto è in genere poco rappresentativo perché risente in misura elevata della correzione per i fattori stagionali. Inoltre, le indagini presso le imprese non danno indicazioni univoche sulla evoluzione nel breve periodo di questa componente della domanda aggregata.

Al di là degli andamenti congiunturali, il passo delle esportazioni italiane nella fase di recupero dai minimi della Grande Recessione è lento, se rapportato a quello degli altri grandi paesi UEM, Germania e Spagna su tutti (Fig. 1). Mentre le esportazioni italiane hanno raggiunto i livelli pre-crisi solo nel 2015 (li superano del 4% adesso), quelle francesi, [1] tedesche e spagnole li hanno già abbondantemente superati, rispettivamente del 9.8%, 19.4% e 30.8%. Divario solo in parte riconducibile alla peggiore performance delle esportazioni italiane durante la crisi.

Già prima della Grande Recessione era emersa la debolezza delle esportazioni italiane, che le imprese hanno cercato di contrastare apportando profondi cambiamenti strutturali. Questi si sono riflessi in una maggiore diversificazione dei mercati di sbocco, permettendo di accedere a mercati sempre più lontani, i più dinamici. [2] Il processo negli ultimi anni ha dato i suoi frutti, con una crescita delle esportazioni superiore a quella della domanda estera potenziale, grazie anche al contribuito favorevole del tasso di cambio.

Tuttavia, il passo delle esportazioni italiane è lento soprattutto nel confronto con quelle spagnole nei settori per noi importanti, dai tradizionali [3] (che comprendono tessile-abbigliamento e cuoio-calzature) a quelli a ”elevata specializzazione dell’offerta”, come la metalmeccanica (Fig. 2, dove i valori positivi segnalano che la nostra performance è stata peggiore). Le differenze non sono a nostro favore nemmeno nel confronto con la Germania, anche nel comparto a ”elevata specializzazione dell’offerta”, dove entrambi i paesi presentano elevati vantaggi comparati.

Nonostante le imprese italiane abbiano dato prova di profondi cambiamenti, questi, quindi, non paiono sufficienti a supplire al divario con gli altri paesi, Spagna soprattutto, che, senza essere particolarmente agevolata dalla evoluzione della competitività di prezzo, è stata in grado di “vendere caviale ai russi, scarpe ai cinesi e auto ai tedeschi”. [4] Un paese che condivide con l’Italia una struttura produttiva fatta di poche grandi imprese (che non hanno niente da invidiare ai loro concorrenti [5]), e tante piccole e medie realtà poco competitive. Un punto che distingue, invece, la Spagna dall’Italia è la minore diversificazione geografica delle esportazioni: condizione dagli effetti teoricamente negativi, indice di scarsa flessibilità nel cogliere le opportunità offerte dalla crescita dei mercati di sbocco.

A spiegare il maggior successo spagnolo hanno certamente contribuito la capacità di controllo dei settori distributivi nel comparto della moda [6] e l’elevato afflusso di investimenti diretti dall’estero. L’Italia non solo non ha la stessa attrattività della Spagna, ma tra i grandi paesi dell’UEM presenta valori molto bassi. Inoltre, vista la capacità delle imprese spagnole di conseguire buoni risultati su più fronti, le ragioni di questa performance sembrano ancora più profonde e, forse, hanno a vedere con una capacità organizzativa che va oltre le imprese. Una “efficienza sistemica” che probabilmente l’Italia non ha.

 
Fig. 1: Esportazioni di beni  (prezzi concatenati 2010, indici Q1-2008=100, ultimo dato disponibile Q2-2016)
elaborazioni Prometeia su dati Eurostat di contabilità nazionale
Fig. 2: Esportazioni di manufatti: differenze tra tassi di crescita dei paesi indicati e l'Italia (prezzi correnti,  dati cumulati 2009-Q2 2016, punti percentuali)
elaborazioni Prometeia su dati Eurostat Comext
 
 

[1] Le differenze Italia e Francia si annullano quando le esportazioni di beni sono valutate a prezzi correnti.
[2] Rapporto di Previsione, Ottobre 2014, Cap. 9.
[3] I settori sono stati suddivisi in quattro categorie secondo la tassonomia di Pavitt, che classifica i prodotti sulla base del contenuto tecnologico e delle forme di mercato.
[4] Moffet, M., Export Prowess lifts Spain from Recession, The Wall Street Journal (30th October 2013).
[5] Xifré Oliva R., The competitiveness of the Spanish economy a bird’s-eye view of the four largest euro area economies, IESE, WP – 1088-E, January, 2014.
[6] Dossena A., Per l’export Made in Italy è emergenza emergenti. 2016. L’Atlante Prometeia.
 
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