Emergenza Coronavirus, la caduta dei mercati anticipa una flessione della raccolta netta

13 marzo 2020

Vincenza Di Lorenzo, Alessio Iacopino, Lorenzo Prosperi

I modelli Prometeia di nowcasting dei fondi comuni anticipano una caduta in linea con quella subita nel 2011. Ma questa volta potrebbe essere diverso

 

Ancora prima dei massicci sell-off di questi giorni, già l’inizio del 2020, in base alle stime Prometeia, aveva visto un netto peggioramento dei fondi comuni. La raccolta netta a gennaio era stata negativa per quasi 1 miliardo di euro, con un’inversione di tendenza rispetto all’ultimo trimestre 2019, quando invece la raccolta aveva raggiunto il massimo annuale. 

 
Fig. 1 Raccolta netta trimestrale in fondi comuni miliardi di euro e valori percentuali

Fonte: stime e previsioni Prometeia su dati Assogestioni (Mappa trimestrale e mensile del risparmio gestito).
 

Sui flussi di gennaio aveva pesato l’andamento altalenante dei mercati finanziari che, dopo il recupero di inizio mese dovuto alla distensione dei rapporti USA-Cina e alla tregua con l’Iran, avevano virato verso il basso per i primi timori sugli effetti economici del Coronavirus, a partire dalla Cina. Già allora l’aumento dell’avversione al rischio aveva determinato uscite soprattutto dai prodotti multiasset, maggiormente collocati dal canale bancario, nello specifico dai soli fondi comuni flessibili (-2 miliardi di euro). Prodotti azionari (-100 milioni) e, soprattutto, obbligazionari (+600 milioni) avevano invece tenuto di più.

I modelli di nowcasting Prometeia vengono in soccorso anche alla luce dello scenario odierno. Tra febbraio e marzo l’espansione del Covid-19 anche in Europa e le eccezionali misure di contenimento dei contagi varate in Italia hanno colpito pesantemente i listini azionari globali, che il mese scorso hanno chiuso con variazioni negative comprese tra il -5.3% e il -9.6% e a marzo stanno continuando a registrare cali ancora più massicci: da inizio anno le perdite sono superiori al 20% per Italia, che il 12 marzo ha registrato la peggior seduta di sempre (-17% in un giorno), a due cifre per mercati europei e Wall Street.

Il dato di gennaio e il nowcasting per febbraio e marzo (basato sui dati disponibili al 10/3/2020) anticipano un primo trimestre 2020 che potrebbe chiudersi con deflussi netti vicini a 6 miliardi di euro a causa del contributo negativo dei mercati finanziari. La ritirata potrebbe peggiorare ulteriormente se gli indici si mantenessero sui livelli attuali. 

La caduta potrebbe comunque essere meno intensa di quella del 2008-2009, su cui pesarono anche altre condizioni di carattere straordinario: il trend negativo era già in atto dal 2006 e il carattere finanziario della crisi mise in difficoltà il mercato interbancario, incentivando le banche a spingere sulla raccolta diretta. 

Il confronto invece con la crisi del debito sovrano, la cui entità sembrerebbe in linea con la flessione attuale, rischia purtroppo di essere solo indicativa. Nel 2011 a essere penalizzato era ancora il canale bancario, alle prese con problemi di funding, tensioni sui mercati obbligazionari causate dal rialzo dei rendimenti sovrani e lo spiazzamento dei fondi monetari o obbligazionari a breve termine da parte di forme di investimento alternativo. 

Allora gli effetti furono rapidamente riassorbiti grazie alla ripresa dei mercati finanziari. Nel contesto attuale gli interventi per contrastare il contagio e gli effetti del Covid-19 sull’economia reale costituiscono un rischio al ribasso per il nostro scenario base, maggiormente esposto al manifestarsi degli eventi di coda.

 
Fig.2 Andamento della raccolta mensile nelle diverse fasi di crisi indice = mese inizio crisi
Fonte: stime e previsioni Prometeia su dati Assogestioni (Mappa trimestrale e mensile del risparmio gestito).
 
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