La delicata partita per le banche italiane dei prestiti in moratoria

16 novembre 2020

Sofia Maria Lauriola

L'analisi Prometeia, tra probabile allungamento delle proroghe e il pressing degli organi di vigilanza a non rinviare l'emersione di perdite probabili

 

In seguito all'emergenza Covid-19, il governo italiano ha introdotto una serie di misure a sostegno del reddito e della liquidità di famiglie e imprese, anche attraverso incentivi diretti all’erogazione di credito bancario, con l’obiettivo di mitigare gli effetti negativi della crisi anche sulla solidità delle banche. 

In particolare è stata data la possibilità di usufruire di una moratoria ex lege sui finanziamenti in essere che consente, tra le altre cose, di sospendere il pagamento delle rate fino al 31 gennaio 2021. Solo per il credito alle imprese è possibile anche beneficiare di meccanismi di garanzia pubblica tramite il Fondo Centrale di Garanzia (FCG) e SACE. 

In Europa le misure di sostegno al credito hanno assunto dimensioni e connotati differenti: i gruppi italiani e spagnoli hanno concesso moratorie per un ammontare pari a circa il 10% dei finanziamenti in bonis lordi, ma si differenziano per chi ne ha fatto più richiesta: le imprese in Italia, le famiglie in Spagna, dove però le prime hanno maggiormente utilizzato lo strumento della garanzia pubblica. All’opposto le banche tedesche si contraddistinguono per un uso limitato sia delle moratorie che delle garanzie, che potrebbe riflettere minori esigenze di finanziamento delle imprese rispetto ad altri paesi e l’utilizzo di altre misure di supporto (tra cui la sovvenzione diretta e differimenti di imposta) (Fig.1). 

Sono evidenze tratte dalle informazioni disponibili negli schemi di Pillar 3 al 30 giugno 2020, compilati secondo gli orientamenti EBA in materia di segnalazione e informativa delle esposizioni soggette alle misure che i vari governi hanno messo in campo in risposta alla crisi Covid-19. Dai nuovi dati emerge che le banche italiane si distinguono per una quota più elevata di prestiti già classificati in stage 2 (21% del totale dei crediti in moratoria), mentre per gli altri istituti europei questa percentuale oscilla tra il 12% e il 15% (Fig.2). 

I prestiti in moratoria classificati in questo stadio sono ancora crediti in bonis, ma presentano già segnali di allarme sulle possibili future difficoltà del debitore [1], con conseguente deterioramento del portafoglio quando scadrà il termine della sospensione dei pagamenti, fissato al momento a fine gennaio 2021 ma che potrebbe slittare a giugno 2021 [2].  

 
 

In uno scenario ancora caratterizzato dall’incertezza sulla fine dell’emergenza sanitaria, si possono fare diverse ipotesi di “scivolamento” nel corso del 2021 dei crediti in moratoria, già classificati in stage 2, agli stadi peggiori, con conseguente diverso aggravio sui conti economici delle banche. 

Lo scenario base di previsione Prometeia incorpora la stima che circa la metà di questi crediti possa trasformarsi in Npl nel 2021. A seconda delle ipotesi, più conservative o più estreme, il costo del rischio potrà salire tra i 40 e i 150 punti base in più rispetto ai livelli attuali.

Il deterioramento dei prestiti in moratoria può rappresentare un’ulteriore battuta d’arresto nel percorso di miglioramento della qualità del portafoglio crediti che le banche italiane hanno avviato ormai da diversi anni e proseguito anche nel primo semestre del 2020. 

Se quest’anno la portata degli interventi di sostegno di famiglie e imprese potrà contenere l’emersione della rischiosità, i ritardi con cui si manifestano i crediti deteriorati, l’esaurirsi delle misure di sostegno e le evidenze emerse dai prestiti in moratoria fanno però presagire una nuova ondata di Npl, che verranno contabilizzati con importanti rettifiche su crediti nei bilanci del 2021

Ecco perché le autorità di vigilanza stanno spingendo affinché tutte le banche si dotino di strumenti idonei a identificare per tempo l’aumento della vulnerabilità dei debitori e non rinviare l’emersione di perdite probabili.

 
[1] Data la flessibilità inizialmente introdotta dall’EBA, le moratorie concesse non sono state riclassificate in automatico come forborne exposures (con conseguente inclusione nello stage 2). Il 21 settembre 2020 l’EBA ha invece interrotto questa flessibilità, chiarendo però che questo trattamento sarà comunque applicato ai crediti concessi prima del 30 settembre 2020.
[2] La legislazione italiana deve ancora allinearsi a questa scadenza collegata al recente aggiornamento del Temporary Framework sugli aiuti di Stato da parte della Commissione Europea. 

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